Feline Interview: Collasso, Hyst & Livia Ferri

La musica salva, sempre. Stiamo vivendo un periodo sicuramente non semplice, ma, per fortuna, ci sono artisti che si impegnano per farcela vivere nel migliore dei modi, facendoci riflettere allo stesso tempo. Stiamo parlando del nuovo progetto musicale milanese nato dall’incontro del chitarrista, cantautore e produttore Giuliano Vozella e il trombettista Stefano Costantini: Collasso.

E’ un’unione particolare, nata dall’esigenza di esprimersi su determinati argomenti di attualità, basandosi su diversi generi e diverse sonorità. E non a caso entrambe gli artisti vantano di un passato musicale ricco di esperienze diverse tra loro: Giuliano ha lavorato a diversi progetti che variano dal pop all’hip-hop, mentre Stefano è stato parte integrante degli Stag con i quali ha pubblicato due dischi e composto varie colonne sonore per cinema e teatro. Questa unione ha portato all’uscita di un primo singolo lo scorso 22 novembre: “Scenario Cyberpunk”, brano anch’esso improntato su temi di attualità, i confini.

Poche settimane fa, il 17 marzo, è uscito il secondo singolo “Se ci vedessero gli alieni”, dall’atmosfera estremamente azzeccata per questo momento storico. Il brano vede la collaborazione di due nomi capaci di suscitare immediatamente curiosità: Hyst e Livia Ferri, perfetti per rendere l’insieme variegato e per nulla banale. Dal testo si evince una profonda riflessione su quanto l’uomo stia maltrattando l’ambiente che lo circonda e su quanto poco se ne renda conto, a maggior ragione in una fase dove dovremmo riflettere tutti un po’ di più sulle nostre responsabilità individuali. Grazie a un sound raffinato e dalle molte sfaccettature, il pezzo va contro ogni regola e banalità.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con gli artisti per approfondire meglio il concept alla base del progetto. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Futura1993: Ciao Ragazzi, la mia curiosità mi porta subito a chiedervi il significato del nome d’arte: Collasso. Da cosa è nato questo nome? Altra curiosità: come è nato il vostro progetto? Cosa vi ha spinto a dire “si dobbiamo farlo!”?
Collasso: Collasso arriva dalla situazione in cui ci siamo trovati quando abbiamo deciso di iniziare questo percorso.Un momento in cui, saturi di tutto ciò che stava (e che tutt’ora sta) succedendo attorno a noi volevamo “solamente” fare musica senza pensare a molto altro.

Ed è stato anche il motivo che poi ci ha spinto a lavorarci su senza pensare troppo altro, al genere o alla forma. Basando tutto sul contenuto e sui messaggi che vogliamo mandare tramite il nostro mezzo che è, per l’appunto, la musica. Basando tutto sul contenuto e sui messaggi che vogliamo mandare tramite il nostro mezzo che è, per l’appunto, la musica, che fa da “collante” a tutte le nostre idee e relazioni, sia artistiche che umane. Anche per questo abbiamo scelto questo nome per il nostro progetto.

F1993: Il 17 marzo è uscito il vostro secondo singolo “Se ci vedessero gli alieni”, un genere non troppo definito. Una base con diverse sfumature di diversi generi. Come mai una scelta così particolare? Non avete timore di arrivare ad un pubblico limitato?
C: Il motivo ritorna sulla nostra esigenza di dire tirar fuori quello che pensiamo e quello che viviamo musicalmente. Non è il progetto fatto per pensare a “come impacchettare” il nuovo singolo. Nasce tutto da una suonata in studio che poi produciamo e finalizziamo.

F1993:Due citazioni in particolare mi hanno fatto pensare: pensi che il “delirio della società” si possa associare alla parola “capitalismo”? Non mi fa paura il futuro, ma l’aereo su cui ci sto andando va troppo veloce”: penso sia una frase che rispecchi molto la vita di noi giovani, siamo ancora in tempo a migliorare il mondo da questo punto di vista?
C: La magia della scrittura delle strofe è opera del grande Taiyo che ha preso in pieno il messaggio che volevamo mandare rispetto alla distruzione del mondo che viviamo e al menefreghismo da parte nostra che lo rendiamo tale. Detto ciò pensiamo che il “delirio della società” possa riferirsi anche a questo e che noi possiamo ancora essere capaci di cambiare le nostre abitudini, basta impegnarsi (visto anche il periodo in cui siamo).

 F1993: Ad oggi però il mondo per cause di forza maggiore, si è dovuto fermare. Personalmente credo che possiamo trovare tutti una motivazione per andare avanti e cercare di trarre qualcosa di utile per il futuro, cosa ne pensate? Avete trovato la vostra motivazione in questa lotta che va contro le nostre abitudini?
C: Si ognuno a suo modo possiamo trovare il nostro modo di esprimerci anche stando a casa. Stefano continua con la conduzione del suo programma su Radio In Blu, Giuliano ha realizzato e prodotto un disco con 30 guest. Ognuno può fare tanto concentrandosi in modo positivo.

F1993: Come state vivendo – artisticamente – parlando questo periodo “buio” per l’arte e lo spettacolo? Cosa ne pensate dei “concerti” virtuali che stanno prendendo piede sui social?
C: Come dicevamo poco prima si, anche i concerti virtuali possono essere un ottimo modo per esprimersi e dall’altra parte un ottimo modo per intrattenersi. Senza parlare delle mille attività online che, se seguite, ti portano anche a migliorarti in alcune discipline (fisiche o artistiche che siano)

 F1993: Il singolo è stato scritto e composto in collaborazione con due grandi e opposti artisti: Hyst e Livia Ferri. Come mai la scelta è ricaduta su loro due? Siete soddisfatti di questa collaborazione?
C: Soddisfazione totale. Sono due artisti che stimiamo tanto e che hanno da sempre un occhio attento su come va avanti il mondo assieme alla nostra società. Non hanno mai paura di dire la loro opinione attraverso la loro musica e quindi erano assolutamente perfetti per parlare di un argomento come quello trattato nel singolo.

F1993: Vi va di spoilerare qualcosa in più del vostro progetto? Prossime uscite?
C: Diciamo che “lo spoiler” si può trovare anche solo guardandoci attorno. Abbiamo un occhio vigile su quello che ci succede mentre viviamo quindi ecco, sicuramente quello che stiamo vivendo ha cambiato un po’ le nostre carte in tavola, tutte da scoprire.

F1993: Ora una domanda per Livia: Trovo che la tua voce e l’interpretazione del testo si siano incastrate perfettamente con lo stile del progetto. Come è stato collaborare in un progetto nuovo, alternativo con artisti che compongono generi musicali opposti al tuo?
Livia Ferri: Sono contenta che il risultato sia qualcosa di omogeneo e di naturale, se così vogliamo dire. Il mio contributo è stato prettamente interpretativo, dato che, per quanto riguarda la mia parte di brano, testo e musica sono di Giuliano e Stefano. Ad ogni modo, ho trovato molto stimolante la collaborazione, sto cominciando a comporre in italiano dopo 8 anni di attività come cantautrice in lingua inglese e questa collaborazione, come altre che spero verranno, non possono che ispirarmi e aiutarmi in questo viaggio, oltre al fatto piuttosto ovvio che confrontarsi tra colleghi può essere solo una grande occasione di crescita e ricchezza, e questo è vero quanto più si riesce a farlo nella diversità e distanza di generi di provenienza.

 A Hyst invece chiedo: sei nel mondo della musica rap da molti anni. Ti è gia capitato di collaborare con artisti emergenti? Ti è stato utile a livello professionale scoprire come cambia nel tempo il metodo di lavoro a livello artistico?
Hyst: Mi è capitato spesso di collaborare con emergenti, soprattutto perchè per molto tempo ho fatto scouting in quanto sia a Roma che a Milano ho uno studio di registrazione e quindi spesso mi capita di trovare degli emergenti interessanti con cui mi fa piacere collaborare per poter anche dare loro un piccolo boost iniziale. É sempre utile capire come cambia il metodo di lavoro, non tanto a livello artistico perchè forse quello non cambia più di tanto aldilà di qualche piccolo tool tecnologico in più, quanto per la gestione della propria identità di professionista o di artista nell’ambito dell’intrattenimento, quello negli ultimi anni ha subito molte trasformazioni ed è stato necessario adattarsi.

F1993: Ora, per chiudere, una domanda rivolta a tutti: pensate che nel mondo della musica, trattando temi così importanti e allo stesso tempo impegnativi si possano avere ripercussioni negative da parte del pubblico?
C: Smuovere le coscienze tramite un singolo non è cosa facile ma dipende tutto dal modo in cui un messaggio viene divulgato. L’unica ripercussione negativa la vediamo nel menefreghismo perché tutto il resto può diventare motivo di scambio di opinioni e quindi di arricchimento personale.

L: Penso che nel mondo della musica, come in qualsiasi altro ambito, sia un dovere trattare temi importanti per la società. le ripercussioni negative di cui parli immagino siano intese come la possibilità di perdere una fetta di pubblico. Penso che, qualsiasi sia l’attività che una persona svolge, il presupposto e/o l’obiettivo non debba mai essere meramente la speranza o la volontà di piacere. Trovo che sia un presupposto o obiettivo davvero sminuente per tutti, per chi crea e per chi raccoglie. sminuente e infantile. Non si può pensare davvero di accontentare sempre tutti, di piacere sempre, e se si vive nella paura di perdere pubblico, così come anche relazioni, rapporti personali, non si vive davvero. Penso, infatti, che così facendo si faccia un torto a noi stessi e alle altre persone con cui condividiamo e viviamo ogni giornata. Non si dà l’occasione di farsi conoscere o di conoscere l’altro, di condividere davvero. Se parlo solo di “fuffa” o di argomenti superficiali non ci sarà mai nessuna crescita, nessuna rivoluzione, nessun cambiamento e, in un momento come questo, dove il cambiamento intimo e personale è l’unica vera speranza che abbiamo non solo di crescere ma di sopravvivere, credo che non dovremmo avere mai paura di parlare di argomenti scomodi. Anzi, credo sia un dovere, di ognuno.

H: Sicuramente nel mondo della musica mainstream gli argomenti importanti risentono della facilità di divulgazione, non perchè importanti ma in quanto complessi. Anche “l’amore” delle canzoni d’amore è un argomento importantissimo solo che si può scegliere di trattarlo in modo complesso o “meno complesso”. Basta guardare alla storia dell’industria musicale per capire che più un argomento viene trattato in modo complesso più risente della sua facilità di divulgazione. Io sono pero, molto contento del risultato che abbiamo raggiunto con questo brano in particolare perchè credo che abbiamo ottenuto un risultato a cui tutti puntiamo, io Collasso e Livia, cioè quello di fare una cosa che abbia una valenza musicale e letteraria intrinseca sufficiente ma che allo stesso tempo sia “digeribile”, abbastanza immediato e piacevole anche al primo ascolto in modo da non allontanare chi possa avere paura di un tema complesso.

Di Elvira Cerri

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