Feline Interview: Non Voglio Che Clara


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Non Voglio Che Clara sono un gruppo che ha attraversato più di quindici anni di evoluzioni stilistiche mantenendo intatto il fuoco sacro artistico che li ha sempre spinti ad esprimersi. Fin dagli esordi, nel 2004, la band veneta si è distinta per la capacità di coniugare un alternative rock di stampo britannico alla Pulp con suggestioni cantautorali tipicamente italiane, sia nei testi che nelle melodie, per un risultato sincero e sferzante. 

A sei anni di distanza dal loro ultimo disco, pochi mesi fa sono tornati sulle scene con Superspleen Vol. 1, un disco pensato e prodotto in due anni di registrazioni, ponendo grande attenzione ai dettagli e adattandosi senza fatica al presente, con la volontà di conservare sempre la propria irrinunciabile identità. Le storie raccontate sono figlie di uno sguardo attento verso la realtà, le sue contraddizioni, i suoi problemi, fino ad arrivare a sensazioni intime e personali, affrontate in modo catartico, senza aver paura di mostrare anche le proprie fragilità. 

Per comprendere meglio come sia avvenuta la loro crescita artistica e come abbiano lavorato a questo nuovo progetto abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il cantante Fabio De Min: ecco cosa ci ha raccontato. 

Futura1993: Ciao, innanzitutto partirei con una curiosità: negli ultimi anni il termine “spleen” è divenuto sempre più di uso comune e utilizzato molto anche dai giovanissimi per descrivere determinate sensazioni. Cosa vi ha ispirato il brano “Superspleen” e la successiva scelta del titolo del disco?
Fabio: In realtà è un termine che appartiene alla mia adolescenza, non immaginavo che potesse essere ancora in voga fra i giovanissimi. Spleen è stato il nome della mia prima band (ma so che ne esistono almeno un altro paio con lo stesso nome) e rievoca una serie di letture (non solo Baudelaire ma anche i beatnik). Come spesso accade il titolo del disco è uscito in maniera abbastanza casuale, in una delle nostre discussioni. Forse per la prima volta ci siamo trovati ad avere un titolo per il disco prima ancora di avere le canzoni. Il brano omonimo è arrivato dopo e anche questa è una soluzione inedita per me, è la prima volta che mi faccio ispirare dal titolo per scrivere il testo.

F1993: Dal vostro ultimo lavoro sono passati un po’ di anni, come avete lavorato, in questo periodo, alla scrittura dei brani?
F: Inizialmente ci siamo confrontati su una rosa estesa di brani che avevo abbozzato, ne abbiamo scelti una ventina e poi li abbiamo sviluppati sommariamente in sala prove. Quindi ci siamo portati a casa il lavoro, ognuno di noi nel proprio home studio, ci abbiamo lavorato separatamente per poi ritrovarci dopo qualche mese a unire il tutto. Per il mix abbiamo coinvolto Fabio Trentini, un producer di esperienza internazionale, sentivamo la necessità di uno sguardo più distaccato sul lavoro, senza il coinvolgimento emotivo su del materiale che avevamo maneggiato per molti mesi.

F1993: I testi trattano tematiche estremamente varie, tanto personali quanto universali. Quanto c’è di autobiografico e quanto di romanzato?
F: Ci sono entrambe le componenti. In un certo senso quanto di autobiografico viene poi passato attraverso il filtro del racconto e viceversa, e quanto della narrazione viene sempre affrontato con una soggettiva personale. Il narratore de “Il miracolo” ad esempio è chiaramente un personaggio dì finzione, un personaggio alla Herzog di Saul Bellow, ma a ben guardare, per quanto lì sia esasperata, quel tipo di causticità a volte mi appartiene. 

F1993: Ci sono degli ascolti che vi hanno particolarmente influenzato nella composizione dell’album?
F: Non esattamente, piuttosto ci siamo spesso confrontati musicalmente prendendo ad esempio dei dischi. “Skylarking” degli XTC, “All Shook Up” dei Cheap Trick, vi si trova traccia più nei nostri discorsi che nelle tracce del disco probabilmente, ma sono indice di come per tutto il tempo delle lavorazioni abbiamo avuto un solo pensiero costante: quello di creare delle canzoni chef funzionassero anche al di fuori del contesto del disco.

F1993: Ho notato una grande attenzione all’uso di determinate sonorità in fase di produzione, ancora più consapevoli e a fuoco. Ci raccontereste qualche aneddoto legato alle fasi di registrazione?
F: Abbiamo registrato molto materiale, una ventina di pezzi circa. Poi è arrivato il momento di scegliere cosa inserire nel primo volume e lì sono nate delle discussioni, nemmeno troppo animate per la verità, ma Igor è convinto che abbiamo tenuto tutte le hit per il secondo volume. Abbiamo riaperto le sessioni in questo periodo di isolamento e spesso ho pensato “Cristosanto come abbiamo fatto a lasciar fuori sto pezzo?!” (In realtà non uso mai l’espressione “Cristosanto”, è una specie di scherzo interno alla band).

F1993: Dopo una carriera ormai ventennale potreste tracciare un personale bilancio della vostra esperienza all’interno della scena musicale italiana?
F: Credo si possa riassumere col fatto che tutti i responsabili di etichette che abbiamo contattato nei mesi successivi alla realizzazione del disco per la sua pubblicazione si sono detti grandi fan della nostra musica e ci hanno fatto i complimenti per il disco ma ciò nonostante pochissimi si sono realmente offerti di pubblicarlo. 

F1993: Dall’ultimo disco ad oggi sono cambiate numerose cose nel panorama artistico: nuove forme di cantautorato pop, band emergenti in grande crescita e la totale affermazione di rap e trap. Che opinione avete della scena attuale? Nella realizzazione di “Superspleen, vol.1” avete osservato il panorama circostante per collocarvi al suo interno o siete andati avanti dritti per la vostra strada artistica?
F: Personalmente sono davvero poco attratto dal cantautorato, in cui vedo una continua riproposizione di modelli triti e ritriti. Un Battisti basta e avanza per quel che mi riguarda, e trovo che realizzare i dischi in una sorta di “safe-zone” sia davvero poco stimolante. Le cose più interessanti nel panorama italiano trovo arrivino proprio dagli ambienti trap e rap. 

F1993: Mi ha colpito molto il progetto grafico: minimal, efficace e decisamente elegante. Ce ne parlereste un po’?
F: Nasce da un’idea di Pietro Berselli che abbiamo assecondato direi alla lettera. Ci ha proposto una copertina, dopo aver sentito alcuni brani e ci è piaciuta subito. Ci ha convinto l’idea di introdurre del colore nella nostra musica e il contrasto che si crea con il titolo del disco. 

F1993: Come state vivendo questo non facile periodo di quarantena forzata? Come credete possa impattare sulla dimensione musicale in futuro?
F: Stiamo lavorando ai brani do secondo volume, abbiamo curato il remaster del nostro disco omonimo, ripubblicandolo in formato digitale, dal momento che non era presente sulle piattaforme web e in attesa di pubblicare il formato fisico. Stessa sorte toccherà nelle prossime settimane a Dei Cani, anch’esso fuori catalogo. Abbiamo anche pubblicato un video live per il brano “Superspleen” curato dal nostro Marcello sia per quanto riguarda l’audio che il montaggio video. Insomma abbiamo cercato di lavorare e utilizzare il tempo durante questo stop forzato per cercare di farci trovare pronti quanto le nostre vite torneranno alla normalità, o a qualcosa che ci assomiglia. Non ho idea di quanto possa impattare sulla musica in futuro, quello che mi preoccupa è l’impatto che ha ora, soprattutto sul piano economico.

F1993: Per chiudere: ci dobbiamo aspettare un Vol.2 per il futuro?
F: Ci stiamo lavorando e se le condizioni lo permetteranno potrebbe uscire già in autunno. L’avere un progetto che ci tiene vicini come band e concentrati sul lavoro in questo momento segnato dalla distanza e dall’incertezza generale credo sia già una bella cosa.

Filippo Duò 

Futura 1993 è il network creativo creato da Giorgia e Francesca che attraversa l’Italia per

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