Feline Interviews: Sid

Il fenomeno trap è ormai sfociato in tutta la nostra penisola, soprattutto artisti giovani. Ma c’è ancora qualcuno che ha preso un’altra strada, quella classica dell’hip hop educata, profonda e gentile? è una domanda che continua a rimanere nella nostra testa e, nel frattempo, abbiamo chiesto a Sid – nome d’arte di Francesco Zamparelli, nato a Ravenna nel 1998 – un po’ sul suo progetto, sul suo ultimo singolo “Fumo e Stress” e su quella che è per lui musica.


Feline Wood: Partiamo dall’inizio: quando e come nasce Sid? Come si mette in gioco nella musica per la prima volta.
Sid:
Sid è un musicista da ormai 14 anni, suona la batteria da quando ne ha 7 ed è sempre stato in fissa con il punk prima di diventare un artista hip hop. Ho iniziato a scrivere le prime rime intorno al 2013, a scatenare questo nuovo amore per il rap fu il disco “Collision Course” dei Linkin Park & Jay Z, mi mandò giù di testa. In quel periodo mi iscrivevo a un sacco di battle e contest in giro per l’Italia, ero spesso affiancato da altri rapper con i quali condividevo questa passione.

FW: Nel 2016 hai pubblicato “Distopia”, il tuo primo album, che ti ha permesso di aprire a gente come Mondo Marcio, Coez e Bassi Maestro. Come hai vissuto quel periodo?
S:
“Distopia” è uscito nel pieno della mia adolescenza, ho davvero tanti ricordi legati a quell’album, specialmente i live e le crew che frequentavo a quell’età. Credo di aver vissuto un periodo abbastanza movimentato, sono successe un’infinità di cose troppo velocemente, pensavo sempre a fare festa, forse perché non stavo troppo bene; rimasi deluso da una relazione e da alcuni scazzi tra amici… Nonostante ciò, il 2016 rimane l’anno più figo della mia vita.

FW: Quest’anno hai lanciato il tuo secondo album “Nancy”: chi è questa ragazza e cosa vuoi raccontare attraverso l’album?
S:
La figura di Nancy rappresenta non solo una ragazza ma anche una dannazione. Proprio come nella vicenda di Sid Vicious e Nancy Spungen, filo conduttore dell’intero lavoro con il quale metto in costante parallelo la mia vita privata. Nancy inoltre non è solo una, ma nessuna e centomila al tempo stesso: la concezione delle maschere pirandelliane è infatti alla base della mia scrittura, cito spesso l’autore considerandolo un punto di riferimento ancora più radicale rispetto ad altri rapper e musicisti che sono stati per me di ispirazione.

FW: Quel che mi ha colpito è che ogni pezzo – forse ad esclusione di “Film” – è che sono molto strumentali, movimentati e ballabili; sembra quasi di ritrovarsi in un lounge bar. Quanto conta ciò per il tuo stile? Hai qualcuno a cui ti ispiri?
S:
Questo progetto è frutto di studio e ricerca musicale, credo che alla mia età (20 anni) sia una scelta matura quella che ho fatto. In un genere urban come il rap abbiamo fuso rock, soul e jazz… Ognuno di noi ha messo un pezzo di sé, io e i miei musicisti abbiamo cinque teste diverse, la nostra diversità è servita a costruire un’identità musicale. Mi ispiro a tutta la scuola Neo Soul americana, ad esempio Anderson .Paak e Mac Miller sono tra i miei preferiti.

FW: Nella componente live hai pure una band, un po’ come grandi maestri della vecchia scuola italiana come Ghemon. Com’è fare hip hop così rispetto ai generi rap che vanno più di moda oggi?
S:
Per me è fondamentale, ho sentito davvero il bisogno di attuare questo cambiamento nella mia musica. Credo che indipendentemente dal genere, ci debba essere una coerenza con il personaggio. Io se mi presentassi sul palco con il DJ e l’autotune sarei ridicolo, è un linguaggio che non mi appartiene; senza nulla togliere alla scena trap italiana, anzi, ci sono un sacco di artisti che stimo molto. Però è un’estetica completamente lontana da Sid, la mia musica deve rispecchiare chi sono.

FW: Hai avuto modo di esibirti a un Sofar a Udine con “Novembre Nostalgia”: com’è nato questo pezzo?
S:
“Novembre Nostalgia” è il brano a cui sono più affezionato, è molto intimo: ci sono elementi del mio carattere che vengono fuori al primo ascolto. È nato in una sera, io e Riccardo Segurini (bassista e chitarrista) stavamo cazzeggiando in studio, quando lui dal nulla improvvisò gli accordi del brano e io lo seguii scrivendo di getto il pezzo più autentico della mia carriera discografica attuale.

FW: Noto con piacere che i testi sono molto carichi di emozioni e ricchi di parole: come riesci a imprimere su carta ciò che ti passa per la testa?
S:
Non c’è una regola, quello che ho bisogno di comunicare lo scrivo nella maniera più sincera e personale possibile. Mi piace pensare che una mia esperienza di vita possa essere interpretata differentemente nella testa di chi mi ascolta, gioco molto con le immagini e i luoghi.

FW: Ora è uscito “Fumo e Stress”, il tuo nuovo singolo: cosa ci può raccontare in merito?
S:
Ho scritto il testo di getto sul blocco note dell’iPhone appena sono andato a vivere da solo a Bologna l’anno scorso, da quel momento non l’ho più riguardato, è rimasto così e grazie alla mia band sono riuscito a dargli vita. Io e miei musicisti ci vedevamo spesso in sala prove a improvvisare ed è nato proprio così, da un riff di chitarra siamo poi andati a costruire l’arrangiamento del brano insieme al supporto tecnico di Ivano Giovedì al Duna Studio. Ho notato che ha ricevuto un sacco di apprezzamenti da parte del pubblico e le radio, pure da artisti italiani come Davide Shorty e Federico Baroni che rispetto tantissimo.

FW: Avremo modo di vedere un tuo tour invernale, o perlomeno qualcosa dal vivo?
S:
Assolutamente sì, vi terrò aggiornati sui miei profili social.



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