Feline Interviews: Holograph

Asahi è una parola giapponese e significa sole del mattino, che in questo periodo difficile vuole essere visto come tale, ovvero uno spiraglio di luce e speranza che va pian piano ad illuminare tutto ciò che lo circonda. Stiamo parlando del nuovo singolo di Holograph, poliedrico producer, scritto pochi giorni prima del lockdown e pubblicato da pochi i giorni su tutte le piattaforme. Il brano è un’incalzante cavalcata di synth dal sapore anni ’80, tra momenti glitch e percussioni riverberate, per un insieme onirico che, insieme al video presentato qui in anteprima, permette all’ascoltatore un ideale viaggio sopra l’asteroide 8747 Asahi, il quale fa parte della fascia principale del nostro sistema solare.

Holograph, all’anagrafe Dario Marturano, prosegue così il suo progetto dal respiro internazionale, nato dall’esigenza di coniugare in unico progetto due passioni: la musica, dall’elettronica alle sonorità più acustiche, e la tecnologia, legata al mondo dei maker, per una storta di artigianato 2.0. Il suo non vuole essere solo un progetto musicale ma un esperimento in cui il suono incontra il design, l’elettronica e l’informatica e in cui la musica non debba essere vista come una forma d’arte a sé stante ma uno strumento di coesione tra scienze e arti diverse per permettere un’espressione della propria interiorità a tutto tondo. Sia nei videoclip che nei live è di Holograph è sempre presente l’elemento luminoso, composto da cubi a led e neon, sincronizzati con la musica tramite Arduino, un microcontrollore nato in Italia. 

In occasione dell’uscita del brano abbiamo avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con lui, ecco cosa ci ha raccontato. 

Futura1993: Com’è nata l’idea della rappresentazione di 8747 Asahi? Come mai te lo sei immaginato proprio in questo modo e perché hai pensato di lanciare te stesso e i tuoi ascoltatori così lontano?
Holograph: 
Il video l’ho realizzato ad aprile, mentre scorreva quella notizia che un asteroide grande come l’Everest avrebbe sfiorato il nostro pianeta. Poi tra le varie ricerche sul titolo mi usciva spesso che “Asahi” era anche il nome di un asteroide della fascia principale e ho pensato di portare gli ascoltatori in viaggio proprio li.

F1993: Quanto è importante la scelta dei colori nei tuoi video e nei tuoi live e credi ci sia una differenza nel rapporto fra musica e colori all’interno di essi?
H:I colori tra i miei video e i miei live sono molto diversi, durante i concerti utilizzo esclusivamente luci bianche, tutto basato sulla disposizione e animazioni dei led perfettamente sincronizzati sui brani, uno spettacolo in bianco e nero. Mentre, ad esempio in questo video, i colori sono molto saturi in contrapposizione alla situazione dal vivo. Ovviamente lo stile grafico è studiato per fare in modo che l’ascoltatore, ancora prima di sentire il brano, possa percepire quello che andrà ad ascoltare.

F1993: L’unione sinestetica perfetta quindi, secondo te, è fra udito e vista?
H: Forse è quella più facile da realizzare, ma più sensi vengono messi in campo, più l’esperienza sarà intensa. Ad esempio durante i concerti le basse frequenze vengono molto percepite dal corpo, quindi in quel caso abbiamo pure una sensazione che potremo considerare “tattile”. 

F1993: Credi che in alcune circostanze prendere in prestito dei suoni di una lingua diversa dalla propria aiuti ad esprimere meglio l’idea che ha preso forma nella tua testa?
H: Penso che ogni tanto uscire dalla propria “comfort zone”, che sia linguistica o stilistica, possa aprire nuovi orizzonti. In questo periodo invece di fossilizzarmi su quello che conoscevo bene, ho sperimentato un sacco, sia a livello musicale che grafico, quindi il fatto di prendere in prestito una piccola parola di una realtà che di solito non mi appartiene poteva esprimere bene questo concetto.

F1993: Ti sei ispirato alla musica di altri artisti per la scrittura di questo brano? In generale, quale musica ascolti di più e quale influenza realmente la tua produzione?
H: Sì, questo brano è stato un mix di vari artisti, ma forse quello che mi ha ispirato di più è stato Bonobo. Io ascolto principalmente elettronica internazionale, soprattutto quel filone più “future bass”, e anche molta musica italiana. Ovviamente per la mia produzione mi baso soprattutto sul primo, ma ogni tanto ho sfiorato l’italiano con alcuni brani. So che possono sembrare due generi molto diversi tra loro, ma in fondo, per farti un paragone, se oggi mangio sushi non è detto che domani non possa gradire una cacio e pepe.

F1993: Qual è il processo creativo che segui? Succede mai che ti venga prima l’idea per un visual o per un live set e poi che nasca la musica?
H: No, non è mai successo che abbia pensato prima al visual che alla musica, ma durante la stesura del brano capita spesso che mi immagini già come debba venire dal vivo, il momento esatto in cui debbano accendersi le luci o il gioco che dovrebbero fare.

F1993: Che forma immagini possa prendere l’unione fra le arti nel futuro? Finora abbiamo visto molte forme di commistione, da Bjork che nel 2016 aveva tradotto il suo album in una serie di opere in VR al live di Travis Scott all’interno di Fortnite, solo per citare due esempi. Facendo uno sforzo di immaginazione, cosa prevedi possa succedere ancora?
H: Non saprei dirti cosa possa succedere, ma posso dirti quello che sto facendo io: in questi giorni sto realizzando un mio live in VR. Il pubblico acquistando un visore da meno di dieci euro, e inserendo al suo interno il proprio cellulare, potrà guardare un mio concerto in un mondo virtuale costruito ad hoc che risponde con gli stessi programmi luci che utilizzo dal vivo ma interagendo con degli oggetti 3D. L’ho fatto provare ad alcuni amici e ne sono rimasti piacevolmente sorpresi.

F1993: Qual è stato il momento in cui hai capito che stavi facendo quello che volevi fare?
H: Forse quando dopo aver suonato con diverse formazioni musicali ho deciso di fare tutto da solo, ero io a decidere tutto, nel bene e nel male. Ora forse la sfida maggiore è far percepire al pubblico il proprio punto di vista, ma è anche il bello del gioco.

F1993: Se dovessi reinventarti da zero e scegliere di fare un genere musicale completamente diverso da quello che fai, cosa ti piacerebbe fare?
H:In passato ho suonato pop, rock, punk, ora faccio elettronica… non so, forse farei rap, quello mi manca, è un ambiente che ho sempre frequentato ma mai attivamente.

F1993: Che futuro prevedi per gli eventi dal vivo dopo tutto quello successo? Quale credi sia stato il danno maggiore subito dal mercato musicale e dal settore degli eventi e quale, invece, l’insegnamento più prezioso?
H: I concerti sono quel tipo di evento che va contro ogni forma di distanziamento sociale, quindi purtroppo, per vivere un live come siamo abituati, saremo costretti ad aspettare che l’emergenza sanitaria cessi al 100%. Ogni tipo di surrogato o evento limitato sarà sicuramente meglio di niente, ma sono fiducioso che entro un anno riusciremo di nuovo a tornare a ballare. Per quando riguarda il danno maggiore è sicuramente quello economico, in quanto gli artisti vivono delle entrate dei live, degli incassi dei biglietti fino ai diritti d’autore. Ormai i dischi non si vendono più, ma sono un ottimo mezzo di promozione per portare poi gente ai concerti, senza di quelli quindi l’economia non sta in piedi. L’insegnamento più prezioso forse è proprio quello di farci percepire l’emozione della musica dal vivo grazie alla sua mancanza, spero che una volta tornati alla normalità apprezzeremo molto di più un live e supporteremo anche le realtà più piccole.

Di Eleonora Danese 

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