Feline Interviews: Pattoni

Oceano, ora” è un invito a star male per poter stare bene davvero.
Se in queste lunghe giornate di marzo vi siete chiesti come far passare le ore più velocemente, ho una proposta per voi: tra un libro e una serie tv, armatevi di cuffiette e approfittate di questi momenti per scoprire un artista che ancora non conoscete.

Capisco che aprendo Spotify o Apple Music la lista di artisti sia davvero lunga ed è qui che cerco di aiutarvi nella scelta consigliandovi un nome che forse qualcuno di voi ancora non conosce.

Si tratta di Pattoni, pseudonimo di un giovane ragazzo piemontese di nome Mattia, che dal 10 marzo è comparso timidamente sulle principali piattaforme streaming con il suo album d’esordio “Oceano, ora”. Pubblicato da Vina Records, l’album contiene 9 tracce di cui due strumentali, vantando un featuring anche con Vrcvs, batterista dei Fine Before You Came.

Quello che vi aspetta sono 28 minuti di pillole di vita raccontate in musica. Pattoni in questo progetto ci travolge con piccole bombe d’amore che parlano di feste di paese, di sole, di montagna, dei rapporti tra persone che un po’ si odiano e un po’ si amano. Alcuni di questi pezzi sono stati scritti di getto, in pochi minuti, con una chitarra e un cellulare pronto a catturarne l’autenticità e la spontaneità. Sono canzoni che raccontano la vita con una delicatezza quasi sussurrata. Alzando sempre di più il volume vi troverete travolti da una musica senza fronzoli, senza giri di parole: uno dei punti di forza di Pattoni è proprio la ricerca di semplicità e delicatezza.

Oceano, ora” è un invito a star male per poter stare bene davvero. E di questo e di molto altro abbiamo parlato proprio con Mattia che, con la sua travolgente simpatia, ci ha raccontato un po’ il suo album.

Futura1993: Ciao Mattia! Vorrei iniziare con una domanda per tutti quelli che non ti conoscono. Chi è Pattoni? Come lo descriveresti?

Pattoni: Ciao, ho letto velocemente le domande e vedo che ci sarà da divertirsi! Grazie in anticipo per la bella intervista. Pattoni è Mattia, non so bene cosa dire sul mio conto, ultimamente credo di essere molto simile ad un gatto.

F1993: A dirla tutta non sei proprio un estraneo al mondo della musica, infatti hai suonato come chitarrista della band Invers per un po. E proprio ascoltando le loro produzioni musicali, salta subito allocchio la differenza di sound: hai lasciato un territorio post-rock per addentrarti in acque dal sapore decisamente pop (con un retrogusto cantautorale). In quale misura secondo te lesperienza con gli Invers ha inciso sulla nascita di Pattoni?
P: Per rispondere a questa domanda dovresti pagarmi parecchie sedute di analisi! Ahah, no scherzo! Sicuramente ha inciso a livello umano, tieni conto che Invers era una banda che praticamente viveva insieme, e così è stato per otto anni circa. Questa cosa dello scrivere canzoni forse è sempre stata li, mai avrei pensato di arrivare ad un disco mio.

F1993: Lo scorso 10 marzo è stato lanciato su tutte le piattaforme streaming il tuo primo album Oceano, ora”, anticipato dalluscita dei tre singoli Oceano, Ho bisogno di parlare con qualcuno e Astronave. E sono proprio questi singoli ad aprire e chiudere lalbum. Questa scelta è frutto di una precisa intenzione narrativa?
P: Cavolo, hai sicuramente buon occhio e orecchio! Lo noto ora che me lo hai detto! La realtà è che sono state scelte totalmente a caso, senza nessuna intenzione narrativa. La tua però è sicuramente una bella intuizione, potrei usarla per il futuro se me lo concedi!?

F1993: Sempre nellalbum troviamo tra i vari pezzi anche due interessanti tracce interamente strumentali ovvero Strumentale Uno e Strumentale Due. Sono forse un richiamo un ponostalgico alla tua esperienza come chitarrista e strumentista? Quale importanza assumono per te?
P: Strumentale Uno è un giro di chitarra con il quale ho tormentato i miei coinquilini per mesi! Poi ho provato a metterci su delle parole ma niente mi convinceva realmente, per cui alla fine l’abbiamo tenuto così. Immagina, ti danno una chitarra in mano da provare, a te sconosciuta, cosa fai? Ecco, io faccio quel giro, è proprio una roba naturale, più forte di me. Un sentimento nostalgico con il passato c’è ma per altre cose, più umane, la chitarra è uno strumento che vivo, certo le sonorità si trasformano, ma tutto fa parte di quel che sono oggi.

F1993: Rimanendo proprio su Strumentale Due non passa inosservato il featuring con Filippo Rieder, in arte Vrcvs, nonché batterista dei Fine Before You Came. Com’è stato lavorare con un musicista del suo calibro?
P: Filippo è un amico, è una di quelle persone che mi ha convinto ad arrivare in fondo a questa cosa! Ha lavorato su tutto il disco inserendo i suoi synth e creando delle arie bellissime che rendono i pezzi ancora più naturali, proprio come volevamo che fossero!

Strumentale Due è frutto di un hard disc pieno di riff, giri, loop di chitarra. Una sera ne parlo con lui, gli giro un paio di cose, ci mette su le sue armonie e mi sembra perfetta così.

F1993: Questo album è sicuramente un album che parla molto di amore, anzi come hai definito tu è un album tappezzato di bombe damore”. Ma dellamore si parla nella sua chiave forse più complicata e a volte malinconica. In Oceano per esempio, per citarti, dici che Tutte le canzoni sono dichiarazione damore, di guerra. Qual è quindi la tua concezione dellamore?
P: Devo risponderti seriamente a questa domanda? Ok, ci provo: Per me oggi l’amore è donarsi totalmente per rimanere nudo sulla strada molto più leggero. Non chiedermi altro perché non saprei spiegartelo!

F1993: I protagonisti dei tuoi testi sembrano essere un posfortunati in amore, piangono, soffrono scappano. In Voglio vederti star bene ad esempio ad un certo punto dici Scappo senza farmi vedere”. Secondo te in amore vince chi fugge?
P: Assolutamente no!

F1993: Esplorando più nel profondo questo album si fanno subito notare anche dei richiami al tuo contesto di provenienza, il Piemonte. Fai riferimento in più brani alle feste di paese, citando anche un certo amaro Baraggia” (che ho scoperto essere un tipico amaro piemontese). Il tuo contesto geografico che ruolo ricopre nella tua produzione musicale?
P: Come capita a chi nasce in provincia il posto da cui vieni o lo ami o lo odi! Personalmente mi sento molto legato al mio territorio, mi piace stare qui. Al contrario credo che odiare il posto da cui vieni sia più uno stato mentale che un vero sentimento, prima o poi ci farai i conti con il passato amico, e sarà una vera figata con spade e scudi!

F1993: Hai degli ascolti di riferimento che ti hanno particolarmente influenzato nel corso della tua carriera e che senti di consigliarci?
P: Ricordo il giorno in cui questa cosa della musica mi ha fulminato, credo alle medie, poteva essere il 2002/2003. Su Mtv passano Stop Crying your heart out degli Oasis, boom! Succede qualcosa, era tutto perfetto, volevo fare quella roba li! Da allora non ho mai smesso di ascoltare, un lungo percorso che mi ha portato alla musica italiana, ai cantautori, ad apprezzare la bellezza dei testi sinceri. 

F1993: Ora che abbiamo sbirciato tra le pagine di questo tuo primo album desordio, hai qualcosa da aggiungere per invitare chi non si fosse ancora convinto ad ascoltarti?
P: Queste canzoni sono nate da sole in pochissimo tempo, senza alcuna pretesa, ambizione o altro. Ci abbiamo messo un po’ di tempo per arrivare al lavoro finito perchè sentivo la necessità di trovare il modo giusto per raccontare questa storia e sento di averlo trovato! Ecco si, se devo convincerti ad ascoltarlo ti dico che l’unica volontà di questo disco è di farti stare bene per 28 minuti!

Vjesna Doda


Futura 1993 è il network creativo creato da Giorgia e Francesca che attraversa l’Italia per raccontarti la musica come nessun altro. Seguili su Instagram e Facebook.

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