Feline Interviews: Sandro Outwo

Sandro Torres, in arte Sandro Outwo, è un rapper di origini pugliesi che lo scorso 19 giugno ha rilasciato il suo secondo album “Consapevolessere”, composto da 9 tracce con titoli volutamente composti da una sola parola ciascuno per far sì che possano rimanere impressi nella testa dell’ascoltatore.  L’album parla del suo percorso che lo ha portato ad una ritrovata serenità e le influenze dal mondo del rap e dell’R&B americano non mancano di certo. Abbiamo avuto una piacevole chiacchierata con Sandro per andare più a fondo sull’album e su ciò che lo ha ispirato maggiormente nella stesura dello stesso.


Feline Wood: Prima di tutto, volevo chiederti come è stato per te quest’ultimo periodo e se in qualche modo ti abbia dato qualche idea per dei progetti futuro?
Sandro Outwo:
Questo periodo di lockdown è stato pesante e produttivo allo stesso tempo. Pesante perché le giornate sembravano essere di 72 ore, produttivo perché, oltre ad aver scritto un brano nuovo, ho avuto del tempo per pensare a me stesso e di concentrarmi ancora di più sulla mia persona e sulla strada che stavo prendendo, sia musicalmente che nella vita. Sicuramente è maturata l’idea di un disco nuovo, ma avendone chiuso uno a Gennaio, mi veniva difficile pensare o scrivere nuove cose: avevo necessità di vivere al di fuori delle 4 mura di casa mia.

FW: So che hai un debole per il rapper Common, tanto da fargli un tributo nell’EP “Common Sense”. Cosa ti lega così tanto a questo artista?
SO:
Ho scoperto Common con “Be”, il suo album del 2005 (avevo 16 anni e non era così facile reperire della musica di un certo genere e tipo, all’epoca), che, tra l’altro, era il primo disco ufficialmente uscito per la GOOD Music di Kanye West, e me ne innamorai perdutamente. C’erano pezzi come la title track del disco che mi hanno fatto cambiare radicalmente il modo di vedere la musica. Il brano terminava con la barra “The present is a gift and I just wanna be!”, frase che ha indirettamente e involontariamente ispirato il concept di “Consapevolessere”. Common mi ha fatto scoprire e capire che il rap non deve per forza parlare di strada, vedendola con gli occhi di un pusher. Il rap può raccontare una storia, che è quello che faccio anche io oggi, può essere una denuncia sociale, può parlare di sentimenti e può rappresentare la rivincita di chi lo fa. Ma, soprattutto, può essere il megafono per qualcosa che ha poco spazio per emergere: Common ha quasi sempre parlato delle difficoltà della sua città natale Chicago, che è una delle città più violente e difficili degli Stati Uniti. Andando indietro, poi, ho ascoltato “Like Water For Chocolate”, quasi interamente prodotto dal compianto J Dilla, e, da lì, è stato amore incondizionato.

FW: Quali sono invece gli artisti che ti hanno ispirato o in qualche modo influenzato nella scrittura di “Consapevolessere”?
SO: Ascolto musica in ogni minuto libero della mia vita e, ti posso assicurare, che ne ascolto davvero moltissima. Mi lascio trasportare e catturare da qualsiasi cosa mi provochi emozioni. Ci sono tanti artisti che scopro per caso con la playlist Discover Weekly di Spotify o tramite citazioni su Genius perché non voglio rimanere attaccati ai “soliti” nomi. Però, durante la stesura di “Consapevolessere”, ho ascoltato, piu di altri, Ghemon, Drake, 6lack, Jay Z, SiR, Anderson.Paak, Masego, Snoh Aalegra e Amber Mark perché li ho ritenuti più vicini a tutto quello che stavo facendo e che stavo provando durante la scrittura e la scelta delle strumentali. E poi perché sono uno schifoso sentimentale.

FW: In ogni titolo ho visto che sono in evidenza i nomi dei molti produttori che hanno composto le tracce del tuo “Consapevolessere”. Quanto definiresti importante il loro lavoro nel processo di creazione dell’album?
SO:
A differenza del periodo di gestazione de “L’Ultimo Io”, il mio primo album, durato 4 lunghissimi anni, “Consapevolessere” è stato scritto e concepito in 10 mesi. Nonostante ciò, sono stato molto più attento nella scelta delle strumentali: ne ho scartate tantissime prima di tirar fuori le 9 che ho poi utilizzato all’interno del lavoro. Avevo la necessità che l’album non fosse una compilation di brani, ma che avesse un filo conduttore per tutti i brani. Avevo capito quale suono volevo avesse il progetto e non avrei accettato compromessi del tipo “ho questa strumentale, se ti piace è tua. Se invece non ti piace, mi dispiace: non ho tempo”. Sento di essere cresciuto moltissimo anche sotto questo punto di vista. A differenza del lavoro vecchio, inoltre, tutti i producer dell’album (Sup Nasa, Stefano De Vivo, mio cugino Whyusoicy, Mav, che ha mixato e masterizzato l’intero lavoro, Enzo Mele, Ake, che è anche il mio dj, e Mattia Chiavaroli e Paolo Lok aka MatLok) hanno ascoltato tutti i provini di tutti i 9 brani di “Consapevolessere”, dandomi dei consigli tecnici e meno tecnici secondo i loro gusti e le loro competenze: volevo coinvolgerli a pieno nel progetto e così è stato.

FW: La title track “Consapevolessere” che apre l’album è come un grido di liberazione per aver finalmente trovato la tua dimensione. Quando e come ti è successo di dire “sono consapevole di essere me”?
SO:
Il 5 luglio del 2018. Venivo fuori da una relazione importante, ma che aveva cominciato, da troppo tempo, ad essere fin troppo tossica. Quel giorno, chiacchierando con un amico a me molto caro, ho capito che non potevo ridurmi a rimuginare su errori e cose passate, ma che semplicemente era il giusto flusso che mi avrebbe portato, per l’ennesima volta, a rialzarmi. “Perché cadiamo, signor Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi!” è una delle mie citazioni di Batman preferite (da super fan dell’uomo pipistrello). Ci sono voluti mesi, però, affinché tutto potesse prendere una forma più definita. Stare da solo con i miei pensieri mi è servito tantissimo a capire la differenza tra loneliness e solitude: la prima è un problema e può sfociare nella depressione, la seconda ti fa focalizzare sui tuoi punti di forza e ti fa capire quali sono i tuoi difetti e gli errori commessi. A marzo del 2019, quando ho cominciato a scrivere ufficialmente “Consapevolessere” (anche se la prima strofa di “Guatemala” l’ho scritta a Dicembre 2018), sentivo di essere una persona diversa e di essere la migliore versione di me stesso.

FW: Spesso nell’album menzioni il fatto di esserti trasferito in un appartamento in centro città. Come vedi cambiata la tua vita da quel momento?
SO:
In realtà, non ho mai cambiato casa: era l’ennesima metafora per esprimere al meglio il cambiamento interiore attraverso cui stavo passando. “Vuoto”, il pezzo in cui dico “Ho traslocato da casa mia a chissà dove, in nome di una crescita e di sensazioni nuove” parla di una bella amicizia finita nel peggiore dei modi, purtroppo. Chi mi conosce bene e conosce la mia storia e quello che ho fatto durante gli ultimi 10 anni sa esattamente di cosa (e di chi) sto parlando.

FW: Come descriveresti in poche parole ad un neofita della tua musica questo ultimo progetto e soprattutto a chi lo consiglieresti?
SO:
Parafrasando Nino Frassica, uno dei miei comici preferiti, “Consapevolessere” è un disco di 9 brani che hanno tutti titoli diversi. A parte gli scherzi, è un lavoro rap/soul in cui racconto la mia storia, che non è diversa dalla storia di tanti altri ragazzi della mia età e non. E non è difficile che qualcun’altro si riveda nelle parole che ho scritto e cantato.

FW: Per concludere, tre canzoni con cui senti di avere una stretta connessione?
SO:
Bellissimo spunto. Ti direi tutte, perché ci sono io ogni parola, ma se devo sceglierne tre dico: “Guatemala”, perché è il paradiso della mia mente, “Adesso” perché è la puntata finale di una serie TV proiettata nella mia testa e “Consapevolessere” perché afferma esattamente quello che sono adesso.

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