Feline Interviews: Seck

Siamo chiusi in casa, costretti da un virus che ha messo paura a tutto il mondo. Cosa può fare la musica in questo momento? Abbiamo parlato con Seck, nome d’arte di Cristiano Maffa, che racconta le sue paure nel nuovo singolo “OKI e DRINK” arrivato dopo aver rilasciato l’EP “Il paese delle stelle” lo scorso novembre.


Feline Wood: Si riparte con un nuovo anno, ma andiamo con ordine: com’è andata con l’EP “Il paese delle stelle” uscito lo scorso anno? Come hai vissuto questo ultimo periodo?

Seck: “Il paese delle stelle” è stato un passo importante per me, sono riuscito in quel disco a rappresentare un lato di me che non amo mostrare, tenendo insieme il passato e il presente e guardando al futuro. Dico così perché sono riuscito a tenere la mia squadra e non solo, sono anche riuscito ad ampliarla avendo la possibilità di lavorare con persone nuove fortissime che sono diventate parte della mia vita. È stato il primo vero progetto curato nei dettagli e con dietro un’idea forte, da capire e non solo da guardare. Ho cercato di ricreare sul mio viso quello che i miei occhi vedevano nel mio “Paese delle stelle”. È stato bello perché il concetto è arrivato a molte persone che lo hanno trasformato in qualcosa di loro. Ognuno di noi ha un “Paese delle stelle” che non per forza deve essere un posto.

Quest’ultimo periodo lo sto vivendo un po’ come tutti, sto riaprendo quei cassetti che sembrano rotti solo perché non vengono toccati per un sacco di tempo. Cerco ogni giorno di cambiare le cose, sono più focalizzato su questa roba che sulla realtà, serve anche a distrarmi da quello che mi circonda. Siamo esseri umani e viviamo di contatti, di relazioni e troviamo sempre un modo per sopravvivere, ci riusciremo anche questa volta. Io sono un ipocondriaco quindi cerco di espormi il meno possibile, lo consiglio anche a voi.

FW: Ancor prima dell’EP, in estate erano usciti i singoli “Venice Beach”, “Good Vibes” e “Pianeti”: come mai alla fine non hai deciso di inserirli nel disco?

S: I singoli sono usciti come anticipazione di quello che sarebbe stato il contrasto musicale che avrei proposto, avevo altri brani che chiedevano spazio e che volevo tanto far sentire, così ho deciso di non scartarli.

FW: Passiamo ora alle novità: “OKI e DRINK” è il tuo ultimo singolo uscito il 13 marzo. Quanto hai pensato di rimettersi a scrivere una canzone dopo l’EP?

S: Non so bene quanto tempo sia passato dall’EP onestamente… Sai scrivo molto perché penso molto. Da quando ho iniziato a fare le cose sul serio, con uno spazio mio, con persone interessate al mio progetto, ho come avuto una sorta di energia trasmessa dalla situazione che mi ha fatto tirar fuori cose che erano incastrate, nascoste dentro di me.

FW: In “OKI e DRINK” parli dei cambiamenti che affrontiamo nella nostra vita che ci portano a nuove incertezze. Molte volte vogliamo rimanere in una comfort zone, in uno spazio che noi conosciamo appieno, senza voler andare oltre per la paura di perdere tutto. Preferisci rischiare oppure rimanere entro i tuoi limiti? Qual è la storia dietro questo pezzo?

S: Ho deciso di rischiare. Immaginati una famiglia con tre figli di cui due saranno un medico e uno avvocato, ti arriva il terzo che vuole fare l’artista. Diresti: «Ma che cazzo?! Tranquillo non sono tuo figlio!».

No dai, sdrammatizzo una situazione che mi pesa, come mi pesano i loro occhi la maggior parte delle volte. Questo è per dirti che ho deciso di rischiare tutto, nel pezzo dico «Non ho un piano B», perché ho deciso di andare contro tutto quello che poteva tenermi lontano dalla musica. Ho deciso di farlo con coscienza, non ho deciso senza pensare a cosa andassi incontro. Sono partito da un garage, passando per Le Case Aler, a uno studio. Oggi ho paura, ma la paura serve, ci fa correre più veloce.

È la storia di una promessa che faccio a Venice, un nome inventato da me, in cui immagino come vorrei che fossero alcune cose e come ne stanno cambiando altre. È una storia d’amore senza tempo per l’amore, fatta di drink che ci aiutano a non pensare, ma che non ci frenano, fregano il cuore e incasinano la testa.

FW: Questa incertezza è legata comunque all’amore: cosa fa più paura in una relazione? Come riesci a trasmettere ciò nella tua musica e in “OKI e DRINK”?

S: Credo che in una relazione la cosa che faccia più paura, ovviamente per me, sia il lasciarsi andare, cioè il rimanere a scoprire di più provando a vestirsi della vita dell’altra persona. Credo sia una grande prova perché ci si mette in gioco al 100%. A volte la vita ci lascia un segno, a volte la vita ci lascia il segno, e io faccio parte del secondo gruppo. Nei miei pezzi trasmetto a volte paura di amare e a volte la mia paura di fare del male perché non so amare, ma questo non significa che non vorrei farlo. In ogni pezzo cerco di lasciare un messaggio e in “OKI e DRINK” in una parola volevo dire: «Buttati, in qualsiasi cosa che possa darti un cambiamento nella tua vita, non fare come Venice che finisce piangendo in aereo».

FW: I beat di “OKI e DRINK” non sono mai esagerati e, anzi, il brano riesce a essere leggero. Com’è nata la produzione di questo brano?

S: La produzione nasce da Freenky G. G è molto introverso e io tutto il contrario. Gli sono stato addosso finché non l’ho convinto a fare una sessione in studio. L’abbiamo chiusa subito mentre Lui produceva io scrivevo, il pezzo si è fatto da solo. È una questione di vibes, hanno un potere incredibile.

FW: In questo momento di crisi e paura a causa del virus COVID-19, che ruolo può avere “OKI e DRINK” e tutta la tua musica?

S: Penso che “OKI e DRINK” in questo periodo possa aiutarci a distrarci un po’, le storie che ci raccontavano prima di dormire ci servivano per non farci fare brutti sogni quindi invito a prendere questo pezzo come le storie che ci raccontavano e di ascoltarlo prima di dormire. Che serva a distrarci senza dimenticare cosa stiamo vivendo. La paura quanto meno ci fa sentire vivi.

FW: Ci dobbiamo aspettare ulteriori singoli in futuro? Stai già lavorando a qualcosa?

S: Dovete aspettarveli, ma non ci saranno solo singoli, voglio che vi aspettiate una carriera e un lieto fine.
Sì, sto lavorando ogni giorno, è aria la musica per me quindi respiro. Faro di tutto affinché la mia musica prenda vita e non muoia mai.

FW: Per chiudere, salutaci con la canzone che ti ha ispirato maggiormente per “OKI e DRINK”.

S: Vi lascio con “San Marcos” dei BROCKHAMPTON. La ascoltavo prima, è così tanto bella e varia come lo sarà la mia musica: ve lo prometto.

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