Feline Interview: SUPERFLUUUO

 

superfluuuo s. n. [da origami di fumo e comò luminescenti]: sostantivo con valore neutro, superfluuuo è la voce di una radio che risveglia atomi di synth in continua oscillazione tra l’onirico e il crepuscolare, contribuendo ad una dialettica, del tutto non necessaria all’immaginario collettivo musicale, tra l’elettronica lo-fi e il synth-pop.

SUPERFLUUUO è un progetto audiovisivo DIY, che nasce per caso e per caso continua. Dietro a questo viaggio esuberante, incoerente e festoso ci sono sono Edoardo, Giovanni e Teodoro che ci portano, attraverso il loro primo ep Super-ep, uscito il 29 maggio per HARD SALOMONE e distribuito da Believe Digital, in un mondo fuori dal convenzionale, animato da maiali e rane fluo che s’intrecciano ad un mood di synth-pop e lo-fi, evocando una continua e ipnotica festa per occhi e orecchie.

Se cercate delle risposte su questo nuovo progetto in questa intervista, vi scoraggiamo subito, perchè probabilmente neanche loro sanno bene dove andare, come e perchè (o forse lo sanno, ma lo nascondono bene), intanto noi iniziamo a metterveli nel radar perchè siamo sicuri che sentiremo ancora parlare di loro.

Feline Wood: In un mondo in cui tutti raccontano quanto la musica sia fondamentale per loro e catartica per la loro vita, voi scegliete di darvi come nome “superflu(uu)o”: un mood personale o un messaggio critico verso un ambiente musicale attuale particolarmente saturo?
Superfluuuo: Non è una vera e propria critica all’ambiente musicale attuale, quanto piuttosto la presa di coscienza di non star creando niente di indispensabile alla realtà circostante, in quanto essa stessa è superflua, vissuta e interpretata da individui superflui all’interno di un’esistenza superflua. 

FW: Il 29 maggio è uscito il vostro EP Super-ep, anticipato dal singolo “Formiche”, singolo inserito nella playlist Scuola Indie di Spotify, mentre nei vostri brani si respira un mood che tocca sia l’elettro che il lo-fi. Come definireste il vostro genere musicale, e, soprattutto, pensate abbia ancora senso etichettare un artista in un unico genere al giorno d’oggi?
S: E’ piacevole nuotare all’interno di elementi apparentemente discordanti ma che alla fine riescono a trovare una loro simmetria, senza per forza chiudersi nel facile paradigma di un genere musicale specifico, che quindi non abbiamo. Nella visione utopica di un mondo senza etichette ogni novità si pone come veramente nuova e unica nel suo genere, ci piacerebbe pensare di averlo fatto, anche se non lo sapremo mai; probabilmente in un’altra dimensione spazio-temporale c’è già un progetto che suona come il nostro a cui è già stata appiccicata una definizione musicale precisa che ancora non conosciamo. 

FW: Dato che lo abbiamo appena citato e dato che è sulla bocca di tutti negli ultimi mesi (ho letto qualche giorno fa un meme che diceva che ormai non si scopa più con l’indie, ma con le “vignette della tipa che studia alla finestra con le cuffie)”, che definizione dareste al “lo fi” e cosa ne pensate della declinazione che sta avendo in Italia?
S: Sinceramente non riusciamo a capire quando sia avvenuto il passaggio da Lo-fi inteso come un tipo di produzione povera nata per necessità da strumenti e da spazi non professionali, alla creazione di un genere musicale a cui adesso si cerca di aspirare indistintamente dalle circostanze in cui uno produce.

Superfluuuo sia a livello musicale che visivo ha la fortuna di poter nascere con i mezzi che abbiamo a disposizione in casa, senza bisogno di studi professionali, produttori o grafici. 

FW: Raccontatemi il vostro ep in tre parole:
S: Astratto, inutile, vistoso.

FW: Avete lanciato il vostro primo singolo giusto un attimo prima dell’inizio del lockdown, come vi state vivendo questo blocco e quanto sta incidendo la mancanza di “fisicità” nel vostro percorso?
S: Abbiamo approfittato di questa chiusura totale per implementare un tipo di isolamento che già conoscevamo bene, fatto di statiche passeggiate dalle poltrone di casa, nuovi amici incontrati per caso attraverso trasmissioni sinaptiche e colori fluorescenti di pantoni finiti. 

FW: Il vostro progetto è una festa per le orecchie in primis ma anche per gli occhi, con dei giochi grafici quasi ipnotizzanti, direi: come nasce l’idea di dare una concretezza visiva alla vostra musica?
S: Non è stata un’idea ma una naturale conversione concreta delle immagini che già esistevano nei nostri pezzi.

FW: Cosa dobbiamo aspettarci da voi nel futuro?
S: Aspettare di avere aspettative mentre anche noi aspettiamo che l’aspettativa di manifesti. 

FW: Domanda bonus di routine per le mie interviste: chi sono i SUPERFLUUUO in tre canzoni?

  1. Gong – The Pot Head Pixies
  2. Le Mele Verdi – La Banda Dei Ranocchi
  3. Stevie Moore – I Like To Stay Home
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