Feline Interviews: Tota

Ha iniziato ancora nel 2017 quando, dopo la fine di una relazione importante, ha deciso di iniziare a scrivere alcune canzoni, arrivate poi a venti e racchiuse in “Cielocasa”. Quest’anno è arrivato il primo album “Senzacera”, ma è già tempo di cambiamenti: Tommaso Tota – conosciuto solo come Tota – si è tuffato in un nuovo sound con il singolo “Gli anni che ho”. Ecco qui cosa ci ha detto in merito.


Feline Wood: Partiamo da dove hai lasciato tutti: “Senzacera” è il tuo album di debutto che hai lanciato a gennaio. Con quasi un anno ormai passato, come vedi questo tuo lavoro?
Tota:
Lo percepisco come un lavoro importante da una parte, ma dall’altra lo sento come un lavoro che mi ha dato solamente cose da migliorare, spunti che ho utilizzato e sto utilizzando. Era la prima volta che entravo in uno studio di registrazione vero a spesso il mio entusiasmo di essere lì ha preso il sopravvento sulla ricerca di cose diverse. Col senno di poi avrei fatto alcune cose in modo diverso, ma per fortuna nel senno di poi ci sto vivendo ora e con nuove canzoni che portano dentro insegnamenti su tutto ciò che ho fatto bene ma soprattutto sbagliato. Sono molto autocritico con me stesso, si nota?

FW: In 11 mesi son successe tante cose: hai suonato live di alcuni appuntamenti e “Senzacera” lo hanno ascoltato in tanti. Ci puoi raccontare un aneddoto particolare e/o divertente di questo 2019?
T:
Si, è stato molto ascoltato, per fortuna. E con la mia band disastrata abbiamo girato anche un po’ l’Italia. La cosa più bella è stata all’Ostello bello, al primo concerto dopo l’uscita del disco. Quando è partita “Oggi non mi importa niente” mi stavo sentendo male perché, nel modo più inaspettato possibile, la mia voce all’improvviso è stata sovrastata da quella del pubblico. Ma non era il fatto che la sapessero ad avermi sorpreso, ma la forza con cui la cantavano. Assurdo, ogni volta che ci penso ho i brividi. Per quando riguarda l’aneddoto divertente, mi viene in mente la data al Nof di Firenze, avevamo libero accesso al bar e drink illimitati. Siamo stati a parlare con le persone quasi tutta la notte, forse adesso non sembra scritto così ma è stato bello.

FW: Ora concentriamoci su “Gli anni che ho”, il tuo nuovo singolo per Grifo Dischi. Innanzitutto, com’è nato il brano?
T:
La canzone è nata come sempre in un momento di sconforto, in cui mi sono messo a pensare a come passa veloce il tempo, a come passano in fretta gli anni. Ho pensato a tutte le volte che esprimiamo una nostra preoccupazione o un nostro problema, e l’interlocutore sembra come non crederci mai, o non darci abbastanza peso; e invece per noi in quel momento sembra la preoccupazione più grande del pianeta. Ma poi ho pensato che questa sensazione la prova anche a sua volta l’interlocutore che non mi credeva quando confida i suoi problemi ad altri interlocutori. Insomma, un bel casino, e ci ho scritto una canzone.

FW: “Gli anni che ho” si differenzia da tutte le tracce di “Senzacera”: meno indie-pop, ma comunque legato a quel sound sebbene acquisti una chitarra elettrica che da un tono completamente differente. Cosa ti ha spinto a cambiare?
T:
Mi ha spinto a cambiare il fatto che sono cambiato io. Che ho un disco alle spalle, altre esperienze alle spalle. Volevo fare qualcosa che sentissi realmente mio, completamente suonato in studio, e volevo anche osare un po’ con la mia voce alzando la tonalità. Volevo mettermi alla prova e tornare a casa dicendomi, “domani devo migliorare questa cosa, questo secondo è leggermente fuori tempo”. Voglio migliorarmi sempre, con questa canzone volevo anche un po’ esprimere la malinconica rassegnazione della mia generazione.

FW: Lanciando una personalissima interpretazione, “Gli anni che ho” è un’accettazione di quanto gli anni ormai stanno passando, ormai sempre più vicini a quella che si può definire “età adulta”. È così?
T:
Oh sì, almeno per me. Sono molto più vicino ai trenta che ai venti ormai. Come accennato prima, gli anni che passano non mi piacciono. Il giorno mi sembra sempre così vicino alla notte, e tutto si sussegue velocemente. Non mi piace, ma da una parte mi piace. Ecco. Non lo so se mi piace, è proprio questo il fatto.

FW: Quale artista, se c’è, ti ha ispirato per il sound e la stesura di “Gli anni che ho”?
T:
In primis mi hanno ispirato gli strumenti, ogni giorno il mood del brano cambiava da quello precedente. Non mi sono ispirato a nessun artista in particolare per questo brano. Ma se devo dirne uno, Fabrizio De André mi ispira per ogni brano, non solo per questo. Ho un’ammirazione profonda per lui e cerco nel mio piccolo di fare sempre meglio per non farlo vergognare da lassù.

FW: È possibile che già vedremo un album nel 2020? Stai lavorando a qualcosa?
T:
Qualcosa di nuovo ci sarà, nuove canzoni ci saranno. Ci sono già. Che dire, scopriamolo nel 2020 cosa esce fuori, forse non lo so neanche io!

FW: Hai in programma qualche nuova data invernale, dopo questa lunga pausa estiva/autunnale?
T:
A parte qualche piccola ospitata, per quest’anno non ci sarà nulla di grande. Stiamo cercando di organizzare concerti a partire dall’anno prossimo. Qualcosa si muove già.

More from Luca Basso

Feline Week 08/2019: Art

Ogni giovedì l’appuntamento con i 4 dischi più freschi (o quasi) in...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *