Feline Interviews: Valentina Polinori

Il 21 febbraio, proprio un attimo prima che rimanessimo congelati nelle nostre case, è uscito “Trasparenti”, l’ultimo disco di Valentina Polinori. Un momento storico molto delicato per parlare di musica e showbusiness ma che diventa giusto per dedicare il tempo dovuto all’ascolto di un disco così delicato, dove l’intimità e l’aria casalinga fanno da padrone. La dolcezza della voce di Valentina è lo zucchero che addolcisce la medicina, la sua leggerezza dolceamara le permette di parlare anche dei temi più complessi con la più spontanea schiettezza, senza appesantire i brani lasciandoli comunque in una dimensione del tutto godibile. 

Intorno ai testi di Valentina Polinori nascono atmosfere sognanti, è sufficiente lasciarsi trasportare dal sound a tratti elettronico e a tratti rock che perfettamente incornicia le sue parole, è un viaggio in cui si rende alla superficie semplice affrontare la difficoltà del rapportarsi con gli altri e quella di mostrarsi senza filtri. “Trasparenti” è un grande passo per l’artista che, ad eccezione di “Camilla”, riesce finalmente a liberarsi dei suoi personaggi di fantasia dietro ai quali si raccontava più facilmente. La trasparenza è il filo conduttore del disco, la sincerità che sta alla base di tutto ma che spesso diventa argomento di timori e angosce, con questo disco la cantautrice è stata capace di lasciare lo spazio per leggerle dentro e a raccontarsi al massimo con le sue canzoni. 

La limpidezza dei suoi pezzi è propria di chi, come lei, si scrive interamente i pezzi ed in questo i suoi studi al conservatorio di Santa Cecilia non passano certo inosservati, ovviamente il suo disco non ha niente a che vedere con la musica da camera ma ad un ascolto più attento si capisce come gli arrangiamenti siano perfettamente equilibrati, facendo giocosi movimenti tra l’elettronica e il pop rock e dove niente è lasciato al caso. Valentina si inserisce nella varietà e diversità della scena romana, sono passati ad oggi 3 anni dall’uscita del suo primo disco “Mobili” che le ha spianato la strada per andare a portare la sua musica per i palchi di molte città italiane come per esempio quello del Radical Sheep Music per Lo Stato Sociale, e quello del Teatro Regio di Parma dove ha aperto gli spettacoli di Julie’s Haircut & Persian Pelican

Aspettando che tutto si rimetta in sesto e di poterla di nuovo vedere su un palco, noi di Futura 1993 abbiamo deciso di farle qualche domanda per sapere di più sul nuovo disco e andare ancora più a fondo nella sua trasparenza.

Futura1993: In questo momento storico quando sento un cantautore romano, tra le buche e il vaticano penso alle sonorità di quella che viene chiamata scena romana, mi riferisco ad artisti come Carl Brave, Franco126 e tutta la Lovegang. Quanto ti senti vicina questo tipo di movimento e quanto pensi che possano rispecchiare la realtà musicale della tua città?
Valentina: Non seguo molto i movimenti, preferisco ascoltare le canzoni. Ci sono tanti brani di questi artisti che hai nominato che mi piacciono, altre meno. Credo che l’eterogeneità di Roma sia una dei suoi più grandi pregi e probabilmente questo si rispecchia anche nella musica. Mi piace ascoltare tanta musica differente quindi devo dire che questo aspetto della città mi piace molto.

F1993: Già da giovanissima, inizi la formazione al Conservatorio di Santa Cecilia studiando pianoforte e successivamente ti approcci alla chitarra. Come riesci a coniugare gli studi classici della musica da camera al pop? Con quale dei due strumenti ti senti più libera di esprimerti e ti viene più naturale dare vita ai brani?
V: Sicuramente la chitarra, proprio perché ho iniziato da autodidatta quindi alla fine mi sento un po’ più libera, anche se adesso ho iniziato a studiare anche quella perché comunque vorrei coniugare l’aspetto più spontaneo a uno studio po’ più accurato. Il pianoforte è uno strumento a cui sono molto legata proprio perché mi ci sono avvicinata da piccola ma
probabilmente il fatto che ho studiato solo musica classica forse ne ha un po’ precluso l’aspetto della sperimentazione creativa quindi in effetti ho scritto solo un brano con il piano.

F1993: “Trasparenti” è un disco molto onesto e limpido, trasuda di atmosfere private e pensieri cantati con dolcezza, quasi sottovoce. Quali sono stati i tuoi ascolti e i tuoi per la stesura di questo disco? Sia a livello di sonorità che a livello di testi.
V: Sicuramente i Daughter, mi piace anche molto il progetto da solista di Elena Tonra (Ex: Re). Mi piace la musica sussurrata quindi anche cantautrici come Julia Jacklin, haleyheynderickx. In generale ascolto molta musica, mi piacciono molto Tyler the Creator, King Krule gli Alt – J e James Blake quindi nel disco probabilmente ci sono anche atmosfere differenti per questo motivo.

F1993: In “Trasparenti” si sente una Valentina più sicura di sé che non ha vergogna di nascondersi dietro dei personaggi e parla direttamente all’ascoltatore in prima persona. Come hai vissuto questa maturazione nei tre anni passati tra “Mobili” e l’ultimo disco? Quali sono le differenze tra le due “Valentine”?
V: Non saprei dire se sono più sicura di me, semplicemente nell’ultimo periodo è venuto spontaneo parlare in prima persona piuttosto che far parlare delle figure immaginarie, ma non escludo che questa tipologia di canzoni possa tornare mi piace tenerle tutte insieme le “Valentine”.

F1993: “Trasparenti” è uscito a ridosso del momento del lockdown che sta mandando completamente in crisi lo show business. Sei riuscita ad approfittare del tempo libero investendolo nell’arte o le preoccupazioni e l’ansia per il futuro hanno avuto il sopravvento? Ti ci vedi ad un concerto Drive-in?
V: Ho avuto una quarantena solitaria quindi sicuramente molto tempo da dedicare alle attività più varie. Non ho suonato tantissimo ma ho scritto qualcosa di nuovo. Per i live spero di poter tornare presto ad una dimensione di normalità dal momento che altri settori sono stati rapidamente riattivati, la musica se lo merita.

F1993: In “Sembra un fiore” si sente chiaramente rivolgerti a qualcuno in studio, a chi ti sei affidata per la produzione del disco?
V: L’intero disco è stato curato dal produttore artistico Alessandro di Sciullo con cui abbiamo lavorato per creare le varie sonorità presenti nei brani.

F1993: Dentro il disco si possono distinguere pezzi con sonorità più elettroniche come “Camilla” seminati furbamente tra pezzi di anima più acustica. Quale dimensione credi si sposi meglio con la tua musica e in quale ti senti più a tuo agio?
V: Mi piacciono entrambe, non saprei scegliere, sicuramente la dimensione acustica è quella da cui sono partita, ma non escludo di poter realizzare dei brani interamente elettronici.

F1993: In “Camilla” sembri decisamente più sciolta e disinvolta nel raccontare senza filtri quello che succede dentro di te, probabilmente protetta dalla maschera del personaggio. Un’artista come te, che già nel primo disco aveva usato alcuni veli (come “Lolita” e “Gelsomino”), perché ha deciso di non usare nessun nome d’arte e di esordire con il proprio nome e cognome?
V: Bella domanda. Non ho mai avuto molta dimestichezza con i nomi d’arte, non ne ho trovato uno che mi piacesse davvero e alla fine quando ho fatto uscire i primi brani ho pensato che in fondo mi sentivo più a mio agio con il mio nome.

F1993: Sicuramente è molto curioso come riesci a coniugare la professione di insegnante con quella di musicista. I tuoi alunni sono alunni davvero fortunati, se sei in grado di comunicarla per bene, si porteranno dentro la tua sensibilità verso tutte le forme d’arte per sempre. Hai mai avuto qualche difficoltà a fare combaciare le tue due realtà?
V: A volte una difficoltà relativa alla stanchezza, perché sicuramente sono due lavori con orari molto differenti, raramente si sovrappongono ma spesso le mie giornate sono molto lunghe. Relativamente alla sensibilità per l’arte lo spero, in fondo credo sia quello che ci resta maggiormente quando lasciamo la scuola, più che i contenuti che ci hanno trasmesso.

Sophia Lippi

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