Bonobo – Migration

Feline Rating

usa

Etichetta: Ninja Tune

Genere: elettronica

Anno di uscita: 2017

General Info: 12 brani, 01h 02m


Looking like soldiers waiting to drown / And I’m not around no more

Dopo un 2016 straripante di nuova musica, giriamo l’angolo e ci troviamo subito un 2017 che non vuole essere da meno, a darcene conferma è il nostro Simon Green, in arte Bonobo, che se ne esce con il suo ennesimo progetto.

Il nuovo album, il sesto, “Migration” è stato atteso con molta impazienza e nei mesi l’hype attorno ad esso si è fatto sempre più consistente, questo grazie anche ai tre singoli che lo hanno anticipato ( “Kerala”, “Break Apart” e “No Reason”), ponendo le solide basi per un disco degno successore di “The North Bonders”.

Bonobo, attraverso questo LP, riesce a catturare l’ascoltatore, proiettandolo in un lungo sogno nel quale si alternano i paesaggi e le situazioni più disparate. Una lenta navigazione della fase REM dell’artista.

Infatti il susseguirsi degli scenari suscitati dall’ascolto avviene in modo del tutto naturale, questo grazie soprattutto alla maestria di Simon Green nel riuscire a districarsi tra mondi musicali differenti, i quali però, riflettendoci bene, non sono poi così lontani.

Il pubblico si trova così catapultato all’interno di queste dimensioni, senza conoscere il motivo per il quale sia lì e nemmeno ponendosi domande a riguardo.

Il disco è composto da 12 tracce e, in apertura, abbiamo proprio la titletrack “Migration”, un’ ottima traccia, accompagnata dal pianoforte di Jon Hopkins, a seguire vi è “Break Apart”, imprezziosita dal duo californiano Rhye.

Senza nemmeno il tempo di prendere i fazzoletti per la precedente storia strappa lacrime, Bonobo ci proietta nell’universo della downtempo con “Outlier”, sette minuti in un intricato percorso sempre più frenetico.

Finita la corsa, fiatone, affanno, c’è bisogno di riposo, ed ecco che si è accolti da “Grains” e “Second Sun” che sembrano dirci -”Okay sei stanco, ma non preoccuparti, ora ci pensiamo noi a te”- e, ci distendono dolcemente su un comodo letto, gran bel tocco di ambient.

La situazione però cambia nuovamente, infatti Simon Green ci accompagna in Africa, ora siamo attorno ad un fuoco con una tribù tribale che danza e canta, questa signori è “Bambro Koyo Ganda”, interpretata dalle voci del collettivo africano Innov Gnawa.

A seguire, “Kerala”, nella quale vi è uno splendido sample della cantante r’n’b Brandy e, nelle fasi conclusive troviamo “No Reason”, incisa con la collaborazioni di Nick Murphy (aka Chet Faker), dalla quale forse ci si aspettava un qualcosa in più, poiché pur essendo ottima traccia, si ha come l’impressione che gli manchi qualcosa per essere una vera e propria hit.

In conclusione il lavoro che ci troviamo dinnanzi è frutto di una lunga e costante maturazione artistica da parte di Simon che, dopo aver assimilato, riesce con elevata destrezza a miscelare gli ingredienti e a dosarli nel giusto modo, svariando da un suono ad un altro, dimostrando così il vasto bagaglio musicale che si porta appresso.

Migration” è uno degli album migliori di Bonobo ed è proprio ciò che ci serve per iniziare questo 2017 ancora ricco di sorprese.

Feline Breakdown

Comments are closed.