All You Need Is Live – Tre Allegri Ragazzi Morti @ Carroponte

Credits photo @MIRAvideomaking

Sono davvero poche le cose che odio di Milano e prendere la metro all’uscita da lavoro è in cima alla lista: non c’è mai spazio neanche per respirare e le cuffie si sentono sempre troppo basse rispetto al tizio accanto che urla al telefono i suoi pseudo piani per i weekend. Per fortuna a Duomo scendono tutti ed io posso proseguire lunga fino a Sesto San Giovanni (ehilà Calcutta, mi senti?), ascoltando in loop “Come mi guardi tu”.

A Carroponte non ci sono mai stata, ma da fuori mi ricorda subito un gigantesco centro sociale come quelli in cui andavo spessissimo quando ero a Bologna e capisco che il livello di nostalgia della serata sarà altissima. Perché i Tre allegri sono quelli che mi hanno avvicinata per la prima volta alla musica indie, quelli che ho messo nel bagaglio a mano quando ho lasciato tutto e tutti a 18 anni e sono andata via di casa, quelli che ho più urlato, e stropicciato, e sussurrato, e accarezzato durante i miei anni universitari, quando Calcutta non aveva ancora fatto di Frosinone la capitale d’Italia e Contessa si vedeva ancora in giro e non solo nelle stories di Coez.

Sono dentro nel giro di due minuti, il tempo di prendere una birra e sgomito verso le prime file, ci sono già i Bud Spencer Blues Explosion a scaldare il pubblico. Puntualissimi, i Tre Allegri Ragazzi Morti arrivano insieme a “Mai come voi” ed io mi sento come quando torno giù a casa e sono finalmente di nuovo in famiglia.  Mi guardo intorno, ci sono diverse coppiette vicino a me, c’è un gruppo di affezionati in seconda fila che ad un certo punto del concerto Toffolo riconosce e saluta, c’è un signore che avrà l’età di mio padre e poco più avanti, un bambino con una tuta con uno scheletro disegnato sopra che guarda entusiasta verso il palco. Quest’anno i TARM festeggiano 25 anni insieme e dire che si sentono, si vedono tutti. I loro live accontentano davvero ogni generazione, mischiano canzoni vecchie (Puoi dirlo a tutti, Principe al telefono, La faccia della luna) e canzoni nuove (Caramella, Difendere i mostri dalle persone, Bengala), passando per quei pezzi che conoscono un po’ tutti ma che ogni volta ti emozionano come se fosse la prima volta (si, sto parlando esattamente di Alle anime perse, e La mia vita senza te, e ancora Il mondo prima). Quella a cui stiamo partecipando è una vera è propria festa, che esplode quando ai TARM si aggiungono anche i Cacao Mental e Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) per cantare (ma soprattutto per ballare) In questa grande città. L’ultimo album pubblicato dai Tre Allegri s’intitola “Sindacato dei sogni” e passando dalla cumbia fino al rock più essenziale, dai sapori psichedelici fino al reggae, pogando in mezzo a gattini di ceramica nelle più sconfinate province degli anni 80, il loro live ti trascina in un mondo mitico ed utopico dove puoi ancora permetterti il lusso del diritto di sognare.

Il tempo stringe e il pubblico inizia ad intonare “La tatuata bella”, non servono più gli strumenti, non servono le luci, non serve niente se non le voci dei Tre (+1) Allegri e della famiglia di maschere bianche che si apre davanti al loro palco.

Dopo i saluti e gli applausi, torno verso casa: menomale che è mezzanotte e Milano va a dormire presto, la metro è incredibilmente vuota e io posso perdermi dentro al telefono a riguardarmi per cento volte le stesse stories pubblicate qualche minuto prima. La fine dei concerti dei Tre Allegri Ragazzi Morti è come uno di quei viaggi in macchina che fai una domenica di fine Agosto, quando torni dal mare, ed hai ancora la sabbia addosso, tuo padre guida silenzioso e tu puoi perderti a guardare l’autostrada che corre veloce affianco a te: in bocca ho esattamente quel sapore nostalgico lì, quel sapore di qualcosa che so che è appena finito, ma che già non vedo l’ora che ricominci.

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