ARTO live con “Fantasma”, il disco del senso del confine

Multiplo, molteplice, molteplicità. Concetti sparsi, differenti, confinanti. Questo è, essenzialmente, quello che ho da dire sul disco d’esordio degli Arto, che ho avuto la fortuna di ascoltare dal Vivo lo scorso 10 Marzo al circolo Nadir a Padova. Bisogna sempre contestualizzare le cose, vorrei ricordarlo. Quindi, durante uno dei classici momenti di depressione in cui intercorro, il mio nuovo spacciatore di concerti, detto amichevolmente Marko perché parla serbo-croato, anzi serbo e croato, mi propone questa pietanza dai gusti di certo non consueti rispetto a ciò che mangio: Fantasma il disco, gli Arto gli artefici/artisti. Dopo il leggero sorriso derivante dall’associazione cognitiva del nome del gruppo con il disco, non transigo e approvo, andiamo. La necessità di assaggiare però non poteva essere soddisfatta a pieno, poiché il disco sarebbe uscito la settimana successiva, eccetto la canzone “In Limine”, poi curiosamente lasciata fuori.

Gli Arto sono nuovi e navigati, perché questo ensemble suona e sa suonare da anni. Luca Cavina, che partecipa alle esperienze nazionali e internazionali dei Calibro 35, oltre agli Zeus!, accompagnato dal fratello Simone e le sue bacchette (IOSONOUNCANEJunkfoodComaneci, ex Ottone Pesante), e dalle sapienti dita di Cristian Naldi (RoninFulkanelli) e Bruno Germano (Settlefish).
Come un ragazzino davanti il primo appuntamento di cinema d’essai, giungo spaesato (altrettanto spaesato ne uscirò).
L’esecuzione è tutta d’un fiato, il disco completo. Tutti i pezzi più il singolo “In Limine”. Mentre gustavo una aspra e decisa I.P.A, ho potuto godere della manifestazione della molteplicità e del multiplo. Il loro valore era espresso secondo due linee guida.

La prima, complessiva, determinata dalla somma di tutti gli elementi: guardandoli da questa prospettiva si potevano ammirare nella loro complessità e unicità, esemplificata dall’esplosione costruita di Trauma, o dal perdersi nelle profondità dei distorti cunicoli di A Ghost Limbo e Aibohphobia, che mi ricordano, a giudicare dalla reazione del mio corpo, i ritmi dei Russian Circle. Dall’altro punto di vista, andavano compresi individualmente: da apprezzare nelle loro singolarità, studiando ogni mossa. La triade LarvaHauntology e Ship of Theseus, dal timbro post-core (Neurosis fra tutti), esprime il valore pieno dei musicisti. Non è solo questione di composizione, è proprio l’atto che dà valore alle cose. Hauntology è l’energia che esprimerei quando rimango in silenzio invece di dire la mia. Poi, Ship of Theseus, dove la traccia, dall’imprevedibile incedere, si evolve circolarmente: inizia da un accordo, si trasforma, per poi tornare all’origine. Ma la domanda rimane, è la stessa nave dopo tale percorso!? Alfa e Omega coincidono o no? Orecchie fumanti, le gambe andanti. Questo variopinto panorama che mi sono trovato davanti si sviluppa dalla storia di ognuno dei musicisti verticalmente, verso un unico centro, la loro dimensione creativa, che è il sottilissimo limite tra reale e non reale. E Larva sintetizza proprio questo luogo, in sospeso, tra un vuoto e un pieno, dove ognuno di noi incontrerà i propri fantasmi.
Sono soddisfatto, con la pancia piena. Perché ho ascoltato senza attese qualcosa di puro, originale, distinguibile. Perché hanno tutti i capelli disordinati come me. Perché Fantasma è un disco di confine, punto d’incontro tra varie esperienze di vita onestamente mostrate, senza la paura di risultare troppo difficile, di non riuscire a comunicare la propria complessità. È un disco che sta su quella sottilissima linea che distingue il reale dal non-reale, in quel luogo in cui vanno a finire le più profonde oscurità dell’animo umano, dove noi le releghiamo poiché impauriti.


Dannazione, non ho i soldi. Marko, peggio di me. E dire che abbiamo uno stipendio, seppur da fame, lo abbiamo.  Niente vinile per ora. Camminiamo tra le nebbie padovane. Oche non starnazzano sulle rive del Piovego. Molteplice, multiplo, individuo, somma, unione. Ricordi passati, timori futuri.
Buonanotte terre venete, grazie per raffreddarmi i piedi e le mani, e, ogni tanto, per scuotermi lo spirito.

p.s.
Questo pezzo è stato legato ad un esperimento non precisamente classificabile. Ho provato a vedere se, posticipando all’infinito la stesura finale di questo articolo, cercando cose inutili da fare, riuscissi ad finire dopo la formazione di un governo. Non ci sono riuscito. Forse ci riproverò.

 

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