Venerus @ Magazzini Generali

Metamorfosi Tour è in giro per l’Italia da un po’ e Venerus ha pensato proprio a tutto: dallo styling, alla band, agli amici da portare sul palco, alle parole da dire per introdurre le canzoni, le luci, la scenografia, tutto. Sono stata qualche giorno fa alla data dei Magazzini Generali: il primo sold out in uno dei luoghi culto di Milano, la città d’origine di Andrea Venerus (“Venerus non è un nome, è il mio cognome d’arte”), in cui il cantante ha portato il suo spettacolo accompagnato dalla sua orchestra. 

In un’intervista, gli viene chiesto di dire qualcosa al pubblico che tanta un primo approccio alla sua musica e lui risponde semplicemente «gli direi di ascoltarla», ed effettivamente è la stessa cosa che direi io se qualcuno mi chiedesse com’è un suo live. 

Sono arrivata ai Magazzini un’oretta prima del live, in apertura c’era DARRN, che ho adocchiato da un po’ e non volevo perdermelo. Speravo di poter sentire il duetto con Venerus “ABRA” live, ma le mie aspettative sono state deluse. Poco male, perchè il ragazzo è davvero bravo e anche senza feat importanti è riuscito a tenere egregiamente il palco. Chapeu.

 

Venerus sale sul palco poco dopo e la sua emozione si sente concretamente nell’aria, davanti a lui il parterre è pieno di fan urlanti ma non solo: dalla folla spuntano i capelli rosa di Roshelle, un Ghali avvolto da una pelliccia arancione, un Salmo parecchio gasato e tantissimi altri rappresentanti del panorama musicali, segno che, con il suo EP, è riuscito a conquistare davvero tutti.

Il live parte a bomba, tra Dreamliner e Love Anthem No.1, passando per Altrove e Forse ancora dorme. La sua musica non ha etichette, definire un genere è praticamente impossibile, i suoni assomigliano ora al jazz, ora all’elettronica, passando per beat super soul e testi tanto spinosi da risultare inspiegabilmente chiarissimi. Dopo la prima ora di live, in cui suona praticamente tutto il suo EP A che punto è la notte, salgono sul palco due ospiti speciali: Gemitaiz e Franco 126, per fare insieme quella che forse è la canzone che ha dato il via alla popolarità (passatemi il termine) di Venerus, Senza di me. Mentre Franchino e la sua birra vanno via salutando il pubblico, a raggiungere gli altri due che restano su, c’è Madman: il trio, per la prima volta live, presenta il loro brano “Che ore sono”, probabilmente la traccia più bella dell’album Scatola Nera.

In alcune parti dello show, sembra quasi di essere a teatro per quanto sia perfettamente strutturato e pensato nei dettagli. E’ un attimo che le luci del palco si spengono e sale l’ultimo ospite della serata, probabilmente quello a cui tutti noi fan di Venerus dobbiamo dire “grazie”: è il turno di MACE, il suo produttore e beat maker. I due, per venti minuti buoni, condivido una console, uno di fronte l’altro, e si lasciano andare così, creando armonie e storie senza parole.

Quello che ha voluto fare Venerus è creare uno spazio tutto suo, un palco personalissimo dove essere a casa e dove poter giocare con le sue regole, con le sue ambiguità e con le sue musiche: non esistono punti di riferimento e non esistono preconcetti, una volta che ti rapporti con un artista di tale portata, con probabilmente quello che è personaggio più stravagante e complesso del panorama italiano, puoi solamente accettare l’idea di avere davanti un ragazzo del 92, che, tutto truccato e vestito in maniera estrosa, apparentemente finto, in realtà si sta mettendo a nudo come nessun altro oggi, svelandosi e raccontandoti la sua totale verità.

E quello che ti permette di vedere, è qualcosa di magico.

Il live si chiude nella maniera più romantica che ci possa essere, ioXte è la promessa d’amore che Andrea fa al suo pubblico, ma anche a se stesso; è il raggiungimento di quello che aveva sognato mentre componeva quella melodia e metteva una dopo l’altra le parole che compongono quella canzone: dopo anni alla ricerca, è riuscito a trovare il suo posto nel mondo e quel posto è proprio in mezzo ad una folla, a creare qualcosa di completamente nuovo in cui riconoscersi.

E finalmente, quindi, riuscire a vedere insieme qualcosa che nessuno ha visto mai.

Fotografie di Silvia Violante Rouge
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