Gazzelle – Intervista

La scena musicale romana, negli ultimi anni, sta sfornando molti artisti che spopolano in tutta Italia; tra questi c’è Gazzelle, che ha rilasciato il suo album di debutto “Superbattito” per Maciste Dischi e che ha iniziato a girare per l’Italia nell’intento di condividere le proprie emozioni con più persone possibili. Noi abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con lui prima del suo concerto – assieme ai Canova – al Vinile di Bassano del Grappa; vogliamo condividere con voi ciò che ha voluto dirci, tra sexy-pop, Roma e il suo lungo tour.


FW: Chi si nasconde dietro il personaggio Gazzelle? Come mai hai voluto mascherare il tuo volto?

G: Dietro a Gazzelle si nasconde Flavio. Ho scelto di non farmi vedere troppo perché, in generale, non mi piace apparire molto e deve essere la musica l’unica cosa di cui si deve parlare.

FW: Provieni dal panorama musicale romano e ci sono tanti artisti come Thegiornalisti o Calcutta che sono noti a livello nazionale. Tu come hai vissuto questo contesto?

G: Sono contento che stia uscendo un sacco di roba da Roma; per quanto mi riguarda personalmente, non provengo da un contesto particolare, sono di Roma e basta.

FW: Quando hai pensato d’iniziare a far musica e da che gruppi o generi trai ispirazione?

G: Da quando avevo sei anni, è sempre stata l’unica cosa che volevo fare e che poi ho sempre fatto, anche quando ero da solo nella mia cameretta, e negli ultimi anni ho formato una band perché volevo qualcosa di completo. Per quanto riguarda da chi prendo ispirazione dipende molto dal periodo, da cosa ascolto in quel momento o dai film che vedo.

FW: Permettici una domanda scomoda: molti ti paragonano a Calcutta, ma te ti accosti di più a lui o ne prendi le distanze?

G: Nessuna delle due (e ride ndr). Edoardo lo conosco, ma non credo che sia un paragone fattibile; a me non interessa.

FW: Definisci la tua musica “sexy pop”: possiamo dire che prendi ispirazione da quella corrente definita “vaporwave”?

G: Questo per quanto riguarda la parte estetica del progetto: oltre a scrivere e cantare una canzone, mi interesso anche della parte estetica come, ad esempio, i videoclip e non lascio nulla al caso. Molto dipende dalla regista dei video (Paula Ling Yi Sun, ndr) che viene da quel mondo, molto legata all’estetica; parlando con lei e tirando giù idee mi ha fatto scoprire questo mondo e mi è piaciuto, ma in realtà non so cosa sia questo “vaporwave”.

FW: Collegandoci con la parte grafica/visual, com’è nato il rapporto con Paula?

G: Con Paula siamo amici da una vita perché ci siamo conosciuti ai tempi del liceo. Non avevo mai pensato di fare video con lei ma, un giorno, avevo un’idea in testa per “Quella te” e la volevo come attrice principale perché è una ragazza cinese molto particolare. Sono andato a casa sua ma mi ha detto di no perché non voleva apparire, però proponendosi di girare il video; da qui poi è nato tutto e mi son trovato bene.

FW: Comunque possiamo dire che tutti i tuoi video provengono da una tua idea?

G: In realtà solo in “Quella te” ho lasciato libertà totale a Paula, gli ho dato solo l’input iniziale.

FW: Parlando del tuo album “Superbattito”, puoi raccontarci com’è nato?

G: È nato più di anno fa, quando sono andato a vivere da solo assieme ad un amico. Mi sono comprato una tastiera e ho iniziato a scrivere canzoni una dietro l’altra, tutto in modo spontaneo e così ho sempre fatto nella mia vita; alla fine ne ho individuate otto che, comunque, avevano un senso assieme e che tenevo che ci fossero. Non volevo che il mio album diventasse una compilation di umori diversi. Alla fine mi son detto che dovevo terminare questo disco e, per fortuna, ho incontrato Antonio della Maciste Dischi che ci ha creduto.

FW: Quanto è stato importante l’appoggio di Maciste Dischi per realizzare “Superbattito” e per il tuo tour italiano?

G: Ovviamente è stato fondamentale perché ha cambiato tutto. Prima era solo un’idea e, successivamente, è diventato tutto molto più realistico e questo mi ha stimolato.

FW: Qual è il tema principale di “Superbattito”?

G: È un disco che parla di distacco e di cambiamenti avvenuti nella mia vita, come la fine di una storia e di tutto quegli eventi di cui ero stanco che volevo raccontare; è un disco negativo dall’inizio alla fine. La gente pensa che parli solo di amore ma non è completamente vero.

FW: Una canzone che ci ha colpito molto è “Nmrpm”; è una canzone malinconica che parla di coloro che conosciamo appena e che pongono sempre le stesse domande su di noi. Leggendo il testo sembra che tu l’abbia vissuto in prima persona…

G: È una critica a questi soliti convenevoli. Non è detto che io abbia vissuto quei momenti, però era un modo per raccontare ciò che sentivo e volevo dirlo in quel modo.

FW: Il 3 marzo hai cominciato il tour al Monk di Roma; com’è stato a primo impatto vedere tante persone solamente lì per te?

G: È stato incredibile, non c’ho capito niente! Penso che non lo scorderò tanto facilmente.

FW: Cosa ti aspetti da qui fino alla fine del tour?

G: Mi aspetto di far quello che mi va di fare: cantare le mie canzoni sperando che la gente venga, stia bene e che faccia macello; voglio vedere la gente incazzata urlare insieme a me.

FW: Parlando del panorama italiano, in questi ultimi anni abbiamo visto una crescita sostanziale della musica indipendente; vivendoci al suo interno, come hai visto questo sviluppo?

G: Come detto prima è solamente un fatto positivo. All’estero ci stanno mille cose da ascoltare e, finalmente, in Italia non c’è solo in mainstream commerciale; ognuno può ascoltare ciò che vuole, se si chiama ‘indie’ o meno. Sono felice sia da ascoltatore che da cantante che la gente abbia la possibilità di ascoltare non solo ciò che il mercato impone.

FW: Quale musica ascolti e chi sono i tuoi artisti preferiti?

G: Da piccolo ascoltavo la musica in modo passivo, quello che mettevano i miei; per fare un esempio, la prima cassetta che ho ascoltato era degli 883, poi sono andato in fissa con i Lunapop e poi ho scoperto i mostri sacri della musica italiana. Vado molto a periodi, sono una persona che cambia look e idee. Mi piacciono il primo Vasco Rossi – per me era un gigante –, Rino Gaetano, Franco Battiato o coloro che hanno cambiato le regole e che sono ambiziosi.

FW: A chi ti senti di dire “grazie” per ciò che sei adesso?

Sicuramente ai miei genitori, che mi hanno sempre sostenuto nonostante la mia condotta disastrata: hanno sempre capito che per me scrivere musica era davvero importante e mi hanno dato man forte; anche mio fratello – che mi ha aiutato a registrare il disco –, la band – che ho conosciuto tre anni fa –, i miei amici e soprattutto quelle stronze che mi hanno dato modo di scrivere qualche canzone.

Perdente, ma non è che gli altri vincano.

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