Velocy Raptus – Hover // MEOWING HYPE

Il rap italiano continua a proliferare nuovi artisti che stanno esplorando ogni angolo di questo genere, con le nuove sfumature della trap, con il classico sound “old school” o con quello ricco di bassi pesanti e martellanti. Facile dunque smarrirsi e perdere di vista qualche collettivo interessante che meriterebbe molta più visibilità di quella che ha attualmente ora, senza fermarsi alle apparenze.

Molti rapper di punta del panorama tricolore non sono in grado di metterci i propri sentimenti nella stesura dei brani, banalizzando ogni loro produzione e rubando spazio a chi ne avrebbe bisogno. Ecco perché consigliamo i Velocy Raptus, formazione attiva dal 2015 e composta da sei membri: le tre voci Skià, Nucky e Vuoto, il DJ Serltz, Rarde alle produzioni e Carlo Pelloni alle batterie, per una simbiosi più che armoniosa.

Dopo l’album d’esordio Saudade dello scorso anno è arrivato il nuovo lavoro “Hover”, che mescola sonorità del panorama elettronico con quelle più tipiche dell’hip hop. Pare una cosa banale e scontata, ma sono pochi che riescono a livellare due elementi così lontani ma così vicini senza rendere tutto confusionario e senza personalità. L’arma in più è proprio il sentimento che citavo poco fa, l’esperienza di vita che ognuno di noi vive ogni giorno. I Velocy Raptus non si tirano indietro e si aprono all’ascoltatore, raccontando la loro insicurezza con brani ricchi di immagini che noi tutti conosciamo. L’importante è liberarsi e volare senza nessun ostacolo davanti che possa bloccarci.

Hover vuol dire letteralmente librarsi, fluttuare. Fluttuare tra due punti, senza fine, fuori controllo, in un’incosciente caduta. Nessuno nasconde le aspettative ambiziose rispetto al progetto. Affrontarle nel modo più musicalmente istintivo, senza ansia o armature esterne, si è rivelata la migliore strategia per realizzare un prodotto che possa soddisfarci sotto ogni punto di vista e che dal vivo si riveli il viaggio più energico che ci si possa aspettare. Hover.

“Vampiro” e ci porta dentro a questo apparente disequilibrio, cantata da un bambino in apparente tranquilla, che passa a “Pelledoca”  ricca suoni disturbanti ma decisi, che martellano la nostra mente assieme alle parole che scandiscono ogni secondo del brano. “Apatia” ricorda quei suoni tipici della vaporwave che dona una certa impassibilità, in netta contrapposizione con la parte cantata. L’album prosegue con poi con tracce più sfuggenti come “Praga” o “Amnesia” (che vede la collaborazione di Roberto Piermatire), intervallate da “In Alto, determinata ma senza andare troppo oltre rispetto ai due brani citati prima. VRC 27” e “VRC 41” rappresentano il lato più oscuro del loro secondo lavoro, probabilmente il lato più intimo e nascosto del collettivo. “Dieci secondi e “VRC 32”, entrambe ancora con Piermatire, sono l’ottima conclusione che ci lascia una dolce amaro in bocca. Ogni passaggio è condito con sapiente armonia, senza troppo strafare ma con il solo obiettivo di essere più sinceri possibili.

Chiudetevi in camera, stendetevi sul letto e fluttuate per mezz’ora con la vostra mente sulle note dei Velocy Raptus.

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