Kamasi Washington al Club To Club 2017: la capacità della musica di riunire pianeti solo apparentemente lontani


Le OGR sono davvero un gran bel posto dove assistere ad un concerto, l’impianto è stato inaugurato da poco (Elisa & spray al peperoncino potrebbero suggerirvi qualcosa) e raramente in Italia mi è capitato di avere un impatto così positivo con una saladaconcerto.

pic via web

Il programma C2C del giovedì copre una vasta gamma di generi, ed è sempre curioso, in questi casi, osservare come variano gli spettatori in transenna: under30 + outfit total black ingolositi da Artetetra e Powell, trasversale in età genere ed estrazione sociale per Kamasi Washington, segno che evidenzia, quanto il sassofonista riesca a conciliare anime provenienti da ambienti diversi tra loro.

I componenti di Artetetra funzionano sul palco, i live A/V, devo ammetterlo, suscitano in me un certo fascino. La prima parte della loro esibizione è carica di glitch, nervosa, isterica, salvo poi ammorbidirsi, diventare esotica (non a caso), coinvolgente. Davvero una realtà interessante, quella dei giovani marchigiani trapiantati a Bologna, non esattamente convenzionale per gli standard tricolore.

Artetetra live @ C2C 2017

E poi, Kamasi Washington entra in scena. Tunica nera (peccato, mi sarei aspettato tessuti technicolor spaziali, evidentemente i Moderat fanno proseliti) e l’espressione sicura in volto. La band presenta (una parte de) gli stessi musicisti che hanno contribuito alla registrazione dei lavori in studio. E come nel più classico degli affari di famiglia è presente sul palco anche il padre di Kamasi, Rickey Washington. Il concerto segue la stessa dinamica di “Harmony of Difference”, lo spettacolo che lascia a bocca aperta gli spettatori non è che un percorso che attraversa una dopo l’altra tutte le parti in gioco per confluire in un secondo tempo esplosivo. Si passa, quindi, da un assolo all’altro, Kamasi non prende per sé le luci della ribalta, anzi, spesso si assenta lasciando un vuoto ingombrante sulla scena, riempito di volta in volta, egregiamente, dai suoi compagni (pazzesca la parte dedicata agli assoli di batteria). Unica piccola nota stonata l’apporto dello strumento voce: Patrice Quinn è istrionica, sì, ma in qualche occasione sembra uscire dall’amalgama creatasi (e un paio di imprecisioni con tanto di sorrisi à la “ops” non aiutano).

Kamasi Washington live @ C2C 2017

La musica di Washington, e le sue parole, che prima del travolgente finale invitano ad accettare le differenze come parte essenziale della società in cui viviamo. Kamasi (anche) per il sociale, che può sembrare retorica ma in fondo non è che il suo manifesto (e un po’ anche il manifesto del C2C17), capace com’è di riunire pianeti, solo apparentemente, lontani.

Post Kamasi c’è bisogno di riordinare le idee e prendersi un secondo dopo aver volato davvero molto in alto, e finisco per ascoltare distrattamente il live di Richard Russell (che dispensa un momento trap su cui impazzisco colpevolmente).

Chiude Powell, che desta nuovamente tutti i presenti a suon di techno industriale a tratti sporchissima (e qui nuovamente in plauso all’impianto audio targato OGR) e visual ispiratissimi.

Harmony of difference, fino in fondo: Applausi.

Mirko Stefanucci.

Sicuro di volerne sapere di più?

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