Maniac: l’ossessione verso l’impero della mente

La settimana scorsa è uscita su Netflix una nuova serie che va ha ad ampliare il suo crescente catalogo originale. Si tratta di “Maniac, un misto di dramma, thriller, commedia e fantascienza con protagonisti Emma Stone Jonah Hill e diretta da Cary Fukunaga, regista della monumentale serie “True Detective”.

Le due star di Hollywood interpretano Annie e Owen, due personaggi mentalmente disturbati che per motivi diversi decidono di sottoporsi a una terapia sperimentale che dovrebbe aiutarli a superare i propri traumi e quindi ad essere “aggiustati” come afferma il personaggio del dottor Mantleray interpretato da Justin Theroux. 

La terapia prevede l’assunzione di tre diverse pillole che, con l’aiuto di un’avanzata intelligenza artificiale di nome GRTA permetteranno ai paziente di immergersi in rappresentazioni della propria mente affrontando di persona i propri traumi e le proprie paure. Tuttavia qualcosa va storto: le menti di Annie e Owen continuano a incontrarsi senza un apparente motivo in situazioni sempre più assurde che li porteranno a una comprensione maggiore di sé stessi.

Maniac” è ad oggi una delle serie più complicate e originali tra quelle presenti nel catalogo di produzioni Netflix.  L’opera di Fukunaga ha inoltre il vanto di capovolgere la tipica narrazione psicanalitica: dove numerosi film usano un racconto fantasioso per narrare un disturbo mentale la serie parte dal disturbo per ipotizzare di volta in volta narrazioni diverse e sempre più bizzarre rendendolo senza dubbio uno dei meccanismi narrativi più elaborati di una produzione originale Netflix. Un simile meccanismo è presente in alcune opere di Charlie Kaufman, in particolare nel film “Eternal Sunshine of The Spotless Minds” anche se”Maniac porta alla nostra attenzione nuove tematiche come il ricatto emotivo da parte dei famigliari, la dipendenza da psicofarmaci, la pressione sociale e anche temi estremamente contemporanei come le problematiche legate all’intelligenza artificiale.

Quello che la miniserie vuole insegnare allo spettatore è che nessuno è immune alle debolezze e che la mente è un oggetto tanto misterioso e affascinante quanto fragile e fallibile. Non manca tuttavia una critica alla modernità soffocante, realizzata esasperando in maniera comica alcune caratteristiche della società attuale, come i servizi resi gratuiti dall’esposizione alla pubblicità, ma anche ponendo l’attenzione sulla stigmatizzazione della malattia mentale che emargina persone come Annie e Owen destinandole a una vita di solitudine e di infelicità. L’unica nota negativa può essere rivolta a una gestione non del tutto esaustiva della tanta carne messa al fuoco dalla sceneggiatura che da un leggero senso di incompiutezza del dramma verso il finale.

This is some multi-reality brain magic

Con una narrazione estremamente schizofrenica che alterna momenti drammatici a scene comiche passando per una buona dose di dark humor”Maniac è una serie coraggiosa, dura ma perfettamente godibile che avrà il merito, forse, di introdurre un nuovo modo di pensare e vedere la malattia mentale in un’epoca dove il numero di depressi è destinato ad aumentare e dove i malati si sento sempre più soli.

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