Perché La Casa di Carta è una delle peggiori serie degli ultimi anni

ATTENZIONE: il seguente articolo contiene degli SPOILER!

Come sempre, iniziamo con una premessa: una sera, con una mia amica abbiamo iniziato a parlare di serie televisive ancora di nicchia e che nessuno aveva ancora guardato. Di colpo, lei se ne esce con una proveniente dalla Spagna e assolutamente da guardare – ha la madre originaria di Cuba. Mi annoto il nome, in attesa di tempi liberi più ampi di quelli che avevo a disposizione attualmente. Questo successe a dicembre, con la nostra macchina del tempo saltiamo fino a giugno, quando ho deciso di recuperare la serie indicata, dopo che era entrata nella bocca di tutti. Stiamo parlando de La Casa di Carta.

La mia conoscenza dei prodotti provenienti dalla Spagna si ferma su telenovele indubbie quali Paso Adelante, Una vita e Il segreto, sebbene nutro ampia fiducia per gli iberici grazie a un regista di spessore come Pedro Almodóvar. Per non essere banale, decisi di guardare tutte le puntate in spagnolo, sfruttando il mio lungo Erasmus a Madrid di un anno. Purtroppo non ho iniziato nel migliore dei modi, scoprendo che la serie è stata trasmessa su Antena 3, quella che molti definirebbero una sorta di Italia 1 qui in Italia – trasmette I Simpson e Modern Family, terribilmente doppiati.

Iniziamo subito col dire che l’idea di infiltrarsi in una zecca di Stato per poter stampare fiumi di soldi fingendo una rapina è azzeccato ed incuriosisce, peccato che vestire gli ostaggi con gli stessi abiti non sia un’idea originale – qualcuno ha detto Inside Man? – e, soprattutto, perché mostrare le proprie facce quando, dopo la fuga, sono facilmente riconoscibili tramite identikit? Lasciando alle spalle queste prime domande, si nota presto che tutta la serie non s’incentra sulla rapina, quanto piuttosto sulle relazioni amorose, seguendo quel filone di soap opere latine che già citai prima. La cosa appare ripetitiva, snervante e soprattutto noiosa, in quanto allo spettatore non interessa tutto ciò, ma lo svolgimento e l’esito del colpo in sé.

Abbiamo da una parte un gruppo di sequestratori al cui interno ci sono Rio – un giovane hacker assolutamente senza personalità e carisma – e Tokyo – di lei ne parleremo dopo – che si scoprono innamorati, e qui ci può stare se non per il fatto che tutto ciò è assolutamente inutile ai fini della trama. Nel calderone si aggiungono Denver, arrogante ma totalmente buono, e Monica, personaggio che se non fosse esistito all’interno della serie non ce ne saremmo accorti. In ultima, il Professore – colui che guida il piano – s’infatua di Raquel, a comando delle operazioni della polizia; ci state forse dicendo che l’amore esiste anche tra due forze opposte? Mai visto tutto ciò nell’arco di cent’anni della storia del cinema e della televisione.

Il problema non è solamente legato alla costruzione dei legami sentimentali dei personaggi, ma alla caratterizzazione di quest’ultimi. Tutta la banda si dimostra essere slegata e, quasi sempre, composta da novellini in certe situazioni. Non erano stati per caso reclutati dal Professore perché i migliori sul loro campo? Solamente Berlino sembra essere all’altezza della situazione, peccato che, sul finale, venga elevato ad eroe quando, nella realtà dei fatti, è assolutamente il peggior uomo sulla faccia della terra a causa del suo maschilismo, le violenze su Ariadna e le citazioni su Mussolini. Oslo ed Helsinki fanno solamente da comparse, mentre Rio e Denver si rivelano essere solamente dei ragazzini buttati lì per caso. Mosca poteva essere un buon personaggio, se non per essere poco approfondito. Ecco, il problema risulta l’assenza dell’analisi dei background da cui provengono i protagonisti, solamente accennati e mai realmente messi in scena se non per qualche secondo, così come è successo con Nairobi che sappiamo essere madre ma nient’altro e lì solamente per mostrare che le donne son forti quando, osservando meglio, è totalmente incapace di tenere il comando. Infine c’è lei, Tokyo, che è dal primo minuto del primissimo episodio che mi chiedo: perché si trova lì? Ora, spiegatemi la sua utilità e le sue abilità, schiaffatemele in faccia e descrivetemele. Nessuna? Infatti la bella giovine sa essere solo bella, andando contro le logiche di quello che farebbe un rapinatore in un’operazione del genere e mandando sempre all’aria i piani originali, risultando odiosa e capricciosa.

Passando di fuori dal gruppo, il Professore sembra essere la mente del piano, però molte volte le sue azioni risultano assolutamente illogiche e si salva sempre per il rotto della cuffia. Raquel viene dipinta come una donna incapace di fare qualsiasi cosa in un mondo di soli uomini – che messaggio è per i giorni nostri?! –, in una vita disastrosa sia fuori che dentro il proprio lavoro. Non parliamo poi degli ostaggi, come Alisson che poteva essere usata per un percorso politico, ma lasciata lì a marcire su temi quali il bullismo – trattato banalmente –, e il direttore Arturo, che non ha preso la necessaria dose di dolore per le azioni totalmente a caso compiute durante la detenzione – azioni che hanno solo irritato il telespettatore.

Ultima nota dolente sono proprio gli eventi e le azioni che ne susseguono, alcune già citate. Le domande che mi son subito posto sono: quanti sono gli ostaggi, come son suddivisi, come arriva il cibo per tenerli in vita e come sono i turni dei sequestratori per far la guardia? Tralasciando questi dubbi, la polizia si rivela essere incompetente, tanto che non sanno colpire una Tokyo lanciatasi con la sua moto nella porta principale della zecca per poter rientrare – perché poi? – o incapaci di sfondare un’opposizione di poche persone armate quando viene aperto un varco nel muro da parte di alcuni ostaggi; a confronto gli Stormtropper si rivelano molto più efficaci.

Chiudendo il tutto, La Casa di Carta si rivela essere piena di stereotipi e troppo piatta, incapace di sviluppare i propri personaggi e concludendo con una finale che tutti si aspettavano e scontato fin dalla prima puntata. Il suo successo è dovuto solamente alla sua provenienza – quando mai qualcuno ha visto una serie spagnola prima di questa? – e all’incipit delle maschere e della rapina. La seconda stagione è assolutamente immotivata, anche perché non c’è più altro da raccontare e i personaggi ormai nei loro lidi da sogno e lontani dalla madrepatria. Se proprio dovete guardarvi qualcosa di spagnolo indirizzatevi su El Ministerio del Tiempo.

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