È uscito “Stains”, il primo album dei Sad Clowns

Mykyta, Isacco, Alessandro e Giuseppe. O più semplicemente, i Sad Clowns. Sono questi i nomi dei componenti della giovanissima band calabrese che ha appena pubblicato il suo primo e autoprodotto album: Stains.

Il disco, composto da undici tracce ed anticipato nel 2017 da un EP introduttivo (Lotus Spring) di cinque pezzi che qui ritroviamo, è un pendolo estremamente interessante fra, superficialmente, i generi musicali coltivati dalla band e,nel dettaglio, il loro approccio alla musica, come mellifluo contenitore espressivo di significati.

Nello stesso posto troviamo confessioni, crude analisi di coscienza sulle paure, sulle malinconie e sul significato dell’essere nello spazio e nel tempo (The Sad Clown, Stains, Hymns of the Fugitives). Ed ecco di fianco ad esse l’amore, o meglio le diverse interpretazioni di esso, amor carnale – Lovesong, Karma– e intimamente doloroso – The Girl Who Belongs to Many Boys -, ma comunque quotidianamente necessario.

C’è tanto in Stains, un sapiente disordine ben orchestrato e incanalato in ritmiche che, seppur ammettendo il doveroso processo di maturazione della band,  riportano velocemente alla mente il più nebbioso e empatico Alt Rock italiano (Fast Animals and Slow Kids, Fine Before You Came). A voler guardare lontano i rimandi sono ad i combattimenti emotivi degli American Football, ma non mancano i graffi adolescenziali più vividi in stile The Rapture.

Un disco che sembra la migliore introduzione per una band che ha le carte in regola per prendersi una  posizione interessante nel panorama Alternative italiano, anche laddove in Stains si è scelta la strada del cantato in inglese. Sarà sicuramente interessante osservare il loro percorso di crescita, magari anche e se vorranno sperimentando l’italiano in una determinata fase di esso.

In bocca al lupo Mykyta, Isacco, Alessandro e Giuseppe!

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