Feline Interviews: Meli

Partiamo subito dai saluti finali: Bye Bye èil nuovo singolo di Meli in uscita per Futura Dischi. Dopo l’uscita di Cerchi che ci ha fatto compagnia quest’estate, insieme all’autunno arriva Bye Bye, che, pur mantenendo un fil rouge comune sia stilistico che nel mood, racchiude e mostra delle sfumature che ancora non erano emerse, come se Meli avesse bisogno di raccontare un qualcosa di parzialmente inespresso. Non ci sono però bastati gli accenni autobiografici nei suoi pezzi e siamo andati a chiedere ad Alessio qualcosa di più sul suo approccio alla musica.

Feline Wood: In “Bye Bye”, ti lasci andare in uno sfogo su tutte le cose che non vanno, tua madre che ti becca a rollare di notte, la tipa che ti piace che va a ballare ogni sabato sera, un’altra solita sbornia in cui preghi di non sboccare: tutto questo no, non fa per te. Ma allora, mi viene da chiederti, cos’è che invece funziona bene per te?

Meli: Sarebbe molto più facile dirti tutto ciò che non fa per me, anche perché, se sapessi cosa fa per me, non andrei a ricadere sempre nelle stesse cose (che non fanno per me). Di sicuro la musica fa per me, il calcio fa per me, la determinazione, l’ambizione, la voglia di crescere fanno per me.

FW: In “Niente da aggiustare” ti sentivi soffocare da una relazione in cui non c’era spazio per te, mentre in “Bye bye” a soffocarti è una quotidianità in cui ti senti incastrato. Cos’è cambiato e cos’è rimasto oggi di quel Meli appena diciottenne, nella vita e nella tua musica?

M: In due anni credo di aver fatto un percorso di crescita notevole, nella vita e non (positivo o negativo che sia). Purtroppo, al contrario di ciò che potrebbe sembrare, questi ultimi due anni sono stati i peggiori della mia breve vita, purtroppo o per fortuna perché non sarei chi sono adesso (lo so frase super mainstream, ma cazzo se è vero!). Meli appena 18enne forse era meno incazzato con il mondo, ma era anche meno determinato. Piango con un occhio solo.

FW: Come nascono i tuoi brani?

M: Totalmente a caso. Spesso mi ritrovo al pianoforte a cazzeggiare ed escono fuori una serie di accordi e penso “che belli qui devo per forza scriverci sopra”. Ovviamente tante volte restano solo bozze, ma nei momenti d’ispirazione mi faccio prendere la mano e scrivo tantissimo, fino a quando non trovo la formula giusta e diventa una canzone.

FW: Sicuramente c’è un filo rosso che lega tutti i tuoi singoli, diciamo un mood comune: l’incazzatura con il mondo. Leggo spesso di musicisti, poeti e scrittori che riescono a scrivere solo con la tristezza di sottofondo, è il tuo caso o nel futuro possiamo aspettarci anche una “ballata” d’amore un po’ più romantica?

M: “Perché scrivi solo cose tristi?” “Perché quando sono felice, esco” rispondeva Tenco. La penso di gran lunga così però c’è da dire che sono un grandissimo fan della dance francese, del funky e tutti i suoi sottogeneri quindi è sbagliato dire che nella musica mi piace solo quella sfumatura di tristezza, anche se mentirei nel caso in cui dicessi di non preferirla. Morale della favola: si, ci saranno brani più up.

FW: Hai pubblicato in questi anni una serie di singoli “sfusi”, senza affidarti al collante di un disco. Sempre più spesso questa scelta viene fatta dagli artisti emergenti, soprattutto grazie alle piattaforme come Spotify e i social che supportano una promozione un po’ meno tradizionale. Cosa ne pensi del concetto di “perdita di centralità” del formato album e, soprattutto, come ti poni tu sulla questione?

M: Penso che la nascita di un disco sia un percorso molto lungo, di conseguenza spesso è più facile e meno “rischioso” buttare dei brani online e vedere che succede. Ci sta che un disco abbia in un qualche modo un’identità e che sia frutto di un progetto serio, creare un disco pieno di brani acerbi sarebbe assolutamente controproducente. Nel mio caso, i miei tre singoli “Cosa Ne Sarà”, “Cerchi” e “Bye Bye” faranno parte di un disco.

FW: Chi è Alessio in tre canzoni?

M: Iknowhowifeel by Parcels, Altrove by Venerus, A Day In The Life by Beatles.

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