Jon Hopkins e Indian Wells: insieme ad illuminare lo Spazio di Roma

Jon Hopkins arriva a Roma per presentare il nuovo album Singularity uscito per Domino/SpinGo a maggio 2018.

Il mago britannico dell’elettronica, in questo suo quinto viaggio, abbraccia la psichedelia e sarà lui stesso, l’unico e il solo capitano della nave dall’inizio fino alla fine. 62 minuti di “Singolarità”, è questa infatti la durata dell’LP che, a mente fredda, potrebbe sembrare anche estremamente pesante.


Ma Hopkins fin da subito ricama affettuosamente il suo gigantesco centrotavola, partendo da “Everything Connected” (da lui stesso descritto come un “enorme bastardo techno”), dimostrando ancora una volta una partenza perfetta, prologo di un viaggio altrettanto perfetto. Lo status di Hopkins si riconferma così per la quinta volta elemento di quell’insieme di talenti cosiddetti brillanti. Come “Immunity”, questo album parla tanto del contrasto quanto di qualsiasi altra cosa.

I love the idea of tracks starting off in one place and leaving us somewhere completely different

E i dettagli tornano ad essere la parte più gratificante della fatica: ogni momento è profondamente preso in considerazione. Hopkins intendeva far sì che Singularity venisse ascoltato in una volta sola, in un’unica seduta, e ci sono tutte le ragioni per cui gli ascoltatori dedichino un’ora intera del loro tempo per lasciarsi trasportare lontano, in un altro affascinante mondo, godendone a pieno il viaggio.

“Feel First Life” si avvicina ad un’esperienza religiosa sfruttandone il potere trascendente della musica sacra corale (Hopkins adolescente ha studiato presso il Royal College of Music). Poi c’è il caloroso abbandono di brani di pianoforte come “Echo Dissolve” e “Recovery”, i quali ha registrato su due pianoforti differenti – un grande e un montante – e il risultato poi ritagliato insieme per combinare i loro timbri. Il primo, che ricorda qualcosa come “Felt” di Nils Frahm, è così intimo da far quasi sentire i tasti sfiorarsi l’un l’altro mentre vengono premuti.

Forse l’esempio più chiaro della scrupolosa padronanza ipnotica di Hopkins è “Luminous Beings”, un campo di curvatura glaciale di 12 minuti che prima avvolge l’ascoltatore in un sibilo smorzato e aritmico, poi, come un certo Willy Wonka, lascia alla deriva una nuvola di synth gorgoglianti, e li attira momentaneamente sopra il livello della nube su di un cuscino di archi strazianti prima di lasciarli di nuovo liberi. Insomma, come il resto: è magia; e quando termina il “Recupero” più vicino – sulla stessa nota in cui l’album è iniziato – vorremmo già ricominciare tutto da capo.

Indian Wells è tornato con un nuovo EP Phase Transition, il 26 Ottobre 2018 su Friend of Friends, etichetta di Los Angeles

Sarà proprio Indian Wells (in arte l’amico Pietro Iannuzzi) a curare l’opening show di Jon Hopkins, presentandoci per la prima volta live la sua ultima fatica: “Phase Transition” fuori per FoF, la stessa label americana per la quale aveva pubblicato il suo ultimo disco “Where the Word Ends” nel 2017 (Mixmag top 50 Albums of the Year).

Sull’album lo stesso Pietro dichiara :

Nella mia mente questo EP è una transizione da uno stato all’altro

Con tracce più da club come “Closer” che entra dritta dalla cassa e senza bussare, collaborazione con Aroly Tariq del duo australiano Audego, fino a brani come “Math / Creation” e “Untitled” i quali mescolano l’esperienza ambient con ingredienti upbeat:

Questi sono momenti di evoluzione e cambiamento che in, questo caso, indicano come il mio processo creativo e produttivo stia cambiando, con l’utilizzo di sintetizzatori modulari. Nel momento in cui le nostre vite cambiano, si trasformano e si evolvono.

Avremo il piacere di immergerci in cotanta bellezza venerdì 23 novembre a Roma, Spazio 900 (Piazza Guglielmo Marconi, 26). Le porte degli shows apriranno alle 22.00, il ticket è possibile acquistarlo in prevendita qui.

Un ringraziamento speciale a DNA Concerti; DNA Dance Department; Spazio Novecento e Spring Attitude.

Buona visione e buon ascolto, felines!

 

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