LIBERATO e il volto di una Napoli amata dall’Italia

Ore 00.15 del 10 maggio.

Sono appena tornato a casa e mi appresto a mettermi sotto le coperte di un mese atipico, freddo e con la consapevolezza che il 9 maggio non è arrivato nulla dalle coordinate di LIBERATO. Apro il cellulare per un’ultima controllatina su Facebook: mi sbagliavo.

Nell’imprevedibilità del prevedibile, il misterioso artista – anzi, è quasi certo che sia un progetto di più persone – napoletano ci ha regalato il nuovo album, cinque nuovi singoli e i relativi video, che vanno a formare un cortometraggio chiamato “Capri Rendez-Vous”, dalla regia di Francesco Lettieri.

Non c’è persona o media che non ne stia parlando: la febbre LIBERATO è riuscita in soli due anni a conquistarsi un grande seguito, fatto non solo di Napoli ma anche del resto d’Italia, anche da coloro che la città partenopea non l’hanno mai vista o estranei alla lingua napoletana – tanto da arrivare pure a Studio Aperto, che senza troppi problemi ha affermato con tutta sicurezza che dietro c’erano Calcutta, Izi, Priestess e DJ Shablo.

Come ha fatto LIBERATO a conquistare l’Italia? Non è solo una questione di marketing, ma è soprattutto quello che ci vuole raccontare. Una Napoli vista con gli occhi di chi la conosce e la ama veramente, con le sue sfaccettature e i suoi problemi ma con una bellezza nascosta. Il tutto condito da quella salsa romantica che ben si mescola alle storie dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere – Demetra e Adam, più di tutti –, magari anche impersonandoci come sa fare una buona pellicola.

È proprio questo il punto: la genuinità dei racconti e il teatro di una Napoli umana non potevano passare inosservati, e l’anonimato ci ha portato di più a concentrarci non solo sul personaggio, ma sul clima “liberatiano”; un amore fatto di sentimenti sinceri, ostacolato purtroppo da una realtà difficile e ricca di problemi. Proprio com’è Napoli agli occhi degli italiani.

“Capri Rendez-Vous” riassume tutti questi concetti: un’attrice francese in erba che s’innamora di un bravo ragazzo di Capri, in un incrocio di fotografie e spezzoni che percorrono cinquant’anni. Come dire: gli italiani amano Napoli, ma è un tira e molla che continua (e continuerà) nel tempo. LIBERATO ce l’ha fatta scoprire, facendoci innamorare ancor di più.

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