Thing Mote: guarda in anteprima il video di “Her”

I Thing Mote vengono da Verona e sono nati nel 2006. Thing Mote significa “luogo di ritrovo”, nome non inteso in termini fisico-spaziali ma in senso più astratto ed ampio, fatto di condivisione artistico-musicale e di profondi rapporti umani.

Per quanto sia odiosa la categorizzazione in generi definiscono quello che fanno con il nome di Alternative, che è di fatto un non-genere, proprio per questo tentano di dargli una definizione attraverso l’unione delle loro differenti esperienze musicali, la sovversione delle strutture classiche del Rock e la loro visione espressiva.

Thing Mote suonano rock, quel rock che forse avevamo dimenticato e di cui ultimamente torniamo asentire la mancanza, quella voglia di sudore e suono, strumenti e vitalità, meno plastica e più anima. Ma rock significa tutto e niente per questo la band contamina, costantemente, la sua miscela sonora ,spostando il punto d’osservazione che resta, però, sempre fedele alla sua visione originaria. Grunge e post-rock sono due colonne portanti su cui costruire il resto della struttura, chitarre distorte, noise, riff accattivanti e un groove pieno e rotondo. Giuliano e Tommaso (ai microfoni) cesellano melodie e armonie vocali, cercando di ritagliare e dare spazio alle loro voci spesso consapevolmente sacrificate in una dimensione sonora che punta tutto sull’impatto sonoro.

Dopo aver pubblicato tre EP ben accolti dalla critica, la band veronese è pronta a compiere il primo grande passo: Robokiller è il primo disco dei Thing Mote ed uscirà il 5 giugno per Cabezon Italy. Si tratta di un lavoro molto ben strutturato, prodotto dalla band stessa in collaborazione con Jacopo Gobber del Flaming Studio di Verona, un disco che imparerete a conoscere per gradi, un insieme di canzoni che, una volta sedimentate, scopriranno diversi livelli, plasmando mondi sonori e narrativi in rapida successione. C’è un unico comune denominatore dietro questo album che la band utilizza come sottotesto a tutta quella ch esarà la narrazione sonica: la riflessione sulla progressiva perdita di umanità e del rapporto che lega l’uomo alla tecnologia in questi strani giorni.

Oggi, in esclusiva per Feline Wood, è fuori il videoclip di “Her“, il primo singolo estratto.

Dalla regia di Giuliano Fasoli, il video è un ritratto dinamico delle relazioni ridotte a interazioni digitali, trattate solo con razionalità. L’altro è considerato come uno strumento, come un’applicazione da disinstallare a piacimento. L’ultimo confine è stato superato: la macchinizzazione dell’amore. Il protagonista, con la sua costante inespressività, si muove in un ambiente neutro in cui pare essere intrappolato. Simula l’amore, simula la tristezza, simula la gioia. Il vuoto dell’appartamento è il vuoto dei suoi sentimenti. Il suo bacio è come bere da bicchiere senz’acqua. Egli beve, ma può avere sete? Le inquadrature della chat, che giocano anche sulla nostra morbosità di conoscere le conversazioni altrui, assumono progressivamente profondità ed instabilità, preludio di risvolti inevitabili, come l’inizio del video che viene completato dalla fine. La vestizione del re richiama le ultime strofe della canzone, il rapporto duale, distorto da un’illusoria sovranità decisionale, ma in realtà irrimediabilmente rinchiuso nella dipendenza.

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