Populous – Azulejos

Feline Rating

 

Etichetta: Wonderwheel / La Tempesta

Genere: Cumbia

Anno di uscita: 2017

General Info: 10 brani, 00h 38m

 

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Philip è un tecnico del suono che una sera trova un messaggio nella sua segreteria telefonica di un suo amico regista che lo chiama a Lisbona per aiutarlo a finire un film che sta girando. Arrivato a Lisbona non trova subito il suo amico Friedrich Munro, ma dopo qualche giorno passato nella sua casa trova del materiale girato da lui e comincia a lavorarci sopra. Il suo tempo lo passa girovagando per la città, cercando e registrando i suoni più caratteristici della capitale portoghese.

Questo è il personaggio di Philip, protagonista di Lisbon Story, docu-film prodotto nel 1994 dal regista tedesco Wim Wenders e presentato l’anno successivo al Festival di Cannes nella categoria Un Certain Regard.

Oggi noi partiamo dal regista de Il Cielo Sopra Berlino e del protagonista di uno dei suoi film più importanti per parlare di Azulejos, il nuovo disco del producer salentino Andrea Mangia aka Populous, pubblicato il 9 giugno attraverso Wonderwheel in collaborazione con La Tempesta.

Infatti, se alla figura di Phil sostituite quella di Andrea Mangia la storia potrebbe sembrarvi molto simile. Un ragazzo che sbarca a Lisbona da un altro paese per lavorare su un nuovo progetto artistico, un progetto che nel caso di Andrea è totalmente personale e non iniziato da qualcun altro (come da Friedrich in Lisbon Story). Andrea parte dall’Italia portando con se il suo laptop, una piccola tastiera MIDI ed un microfono, e passa il tempo in giro per diversi quartieri di Lisbona raccogliendo continuamente campionamenti ambientali e comperando dischi di artisti sudamericani e portoghesi in maniera quasi spasmodica in tutti i piccoli mercatini e le piccole botteghe musicali che hanno incrociato i suoi passi.

Directed by: Emanuele Kabu

Andrea con e per Azulejos ha creato la sua personalissima Lisbon Story, conoscendo la città attraverso i suoi angoli più caratteristici e rendendola contemporaneamente luogo d’ispirazione e studio di registrazione, in cui il ruolo di locus amoenus lo hanno assunto i diversi quartieri in cui erano immersi i 5 diversi appartamenti affittati per tale scopo, che gli hanno permesso di approcciarsi a Libsona in maniera più popolare ed originale che turistica e contaminata.
Muovendosi dal Bairro Alto ad Alcantara, da Santa Catarina a Principe Real, Populous ha iniziato il suo viaggio all’interno di Lisbona partendo da Alfama, luogo di partenza che allo stesso modo è stato poi inteso e trasposto nel disco (la prima traccia infatti porta il nome di questo decadente e diroccato quartiere portoghese e da il via all’ascolto di Azulejos).

Muovendosi spesso durante questi 45 giorni in Portogallo, Andrea ha conosciuto Lisbona da più prospettive, ed i cambiamenti repentini che minano solitamente l’orientamento di una persona sono stati per lui linfa vitale utile per comporre le tracce di Azulejos durante la sua permanenza. I colori e le luci naturali trasposte sui muri della città, i profumi, gli odori e le sensazioni vissute da Andrea venivano trasposte in pochi minuti di produzione musicale spesso alla chiusura della giornata, quando il producer salentino tornava in appartamento, ascoltava e lavorava sui suoni raccolti (tram, chiacchiere, canti, chitarre di artisti di strada) e sui dischi di musica portoghese e kuduro angolano acquistati nei più piccoli mercatini o direttamente dagli artisti incontrati nel suo passaggio. Regola ferrea: solo musica portoghese o sudamericana.

Questa attitudine a restituire in musica le sensazioni giornaliere si ritrova direttamente in Azul Oro (con Ela Minus, dalle ritmiche dembow) e Caparica, pezzi nati proprio durante il periodo in cui Pop frequentava una spiaggia portoghese chiamata Caparica, dove spesso i locali vanno a fare il bagno durante la calda estate.

“El azul del mar cambia
El azul del cielo cambia
Y el azul de mis ojos se vuelve oro
Con la luz de tus ojos me vuelvo oro
Todo cambia con la luz con que se ve
Como el azul cambia
Con la luz de tus ojos me vuelvo oro”

Directed by: Emanuele Kabu

È un Populous osservatore con un approccio naturalistico a ciò che gli accade intorno, vive lasciando scorrere la nuova e colorata realtà in cui ha deciso di immergersi, osserva con gli occhi ma sente sinesteticamente come lo scorrere del tempo e della giornata condizionino la luce e l’atmosfera delle strade di Lisbona, del suo mare. Soprattutto però Andrea registra, registra una marea di field recordings che si disperdono fra le tracce di Azulejos, sempre con la già indicata volontà di seguire un continuum geografico: Portogallo, Brasile e Sud-America in genere, Angola, con il suo Kuduro e la nuova produzione elettronica che inizia a spopolare a Lisbona e dintorni.

Molto interessante è l’utilizzo del flauto in Azulejos. Batismo, Mi Sueno (bellissimo pezzo downtempo), Cru (in compagnia di Nina Miranda degli Smoke City) sono i perfetti esempi di questa tendenza. Andrea ha volutamente riscoperto il ruolo musicale e ritmico del flauto, uno strumento spesso malvisto secondo il suo punto di vista e che ha spesso ritrovato nelle strade di Lisbona. Gruppi di andini dei quali spesso comprava i CD per campionare i fiati, al fine di creare prodotti musicali che oggettivamente trasmettono sensazioni magiche, fatate, eteree e soprattutto sensuali.

È proprio la sensualità la chiave di questa nuova creazione Made In Populous, ricercata e trovata pienamente nella cumbia e nelle ritmiche sudamericane. La cumbia stessa nasce in Colombia come canto e danza popolare, spesso suonata e ballata intorno ai falò in spiaggia da gruppi di persone, e ripresa poi nel tempo anche in Africa, per colpa del colonialismo che ha portato gli africani ad essere utilizzati nelle immense piantagioni colombiane (cumbia come kumbè, cioè ‘rumore’ o ‘frastuono’, lo stesso prodotto dagli schiavi durante il loro lavoro).

Populous è rimasto affascinato dalla capacità di questo genere musicale di riuscire a far ballare le persone nonostante si assestasse intorno ai 90/100 bpm, ed il motivo sarà proprio la sua intrinseca sensualità che spinge i fianchi a muoversi ed ondeggiare.
Questa sensazione è la principale durante l’ascolto di Azulejos, un album quindi felice ma razionale, più che altro sereno e divertito, da accompagnare ad un caldo tramonto come ad un pomeriggio assolato e limpido.
È un album che giunge a noi sicuramente nel periodo dell’anno più adatto per goderne di tutte le sue sfaccettature, sia quelle rilassanti che quelle più clubby, per la quale Andrea ha deciso di affidare il mixaggio a Jo Ferliga degli Aucan, per una cura delle frequenze diversa rispetto a quella che Pop stesso forse non sarebbe stato capace di fare. Un orecchio esterno quindi che nonostante non combaci esattamente con lo stile del producer salentino è capace di incontrarsi con esso a metà strada, creando un risultato più che soddisfacente in tal senso.

Fotografia di: Flavio&Frank

Azulejos (che per chi non dovesse saperlo è la tipica mattonella portoghese, piastrella di ceramica con superficie decorata e smaltata) mantiene l’approccio psichedelico e sognante che nel corso di questi anni ha caratterizzato la produzione di Andrea Mangia, ma cresce in quanto cambia rispetto alla strada maestra che Populous aveva assunto fino ad oggi.
Con le produzioni firmate Morr MusicQuipo, Queue for Love e Drawn To Basic – oltre che con successivo Remixed In Basic, Andrea si è creato una figura solida anche e soprattutto a livello internazionale, aiutando a definire l’indietronica come genere musicale a sé stante e dando sempre più il suo contributo per la causa della ballabilità di generi musicali complessi in tal senso.
Si è poi lentamente svincolato dalla prototipicità di genere, si è maggiormente concentrato sul ruolo dell’armonia e della melodia, riassumendo poi i risultati delle sue ricerche in Night Safari (Bad Panda, 2014), un album complesso che raggruppava collaborazioni, samples dal passato e ritmi poliedrici provenienti dalla musica etnica africana, indiana e mediorientale.

La ricerca del suono e del ritmo resta forte ed evidente anche in Azulejos, un album che però è più una focalizzazione su un’unica e meno generica scansione ritmica rispetto Night Safari: quella Sud-Americana, appunto. Un disco che scopre la cumbia e se ne innamora follemente, con il forte rischio di causare un contagio non indifferente in chi lo ascolta.
Un manierismo quello di Andrea nella sua definizione novecentesca, dalle componenti anticlassiche e estremamente moderne, una sorta di emancipazione dai canoni coercitivi classici, verso una nuova avanguardia. La nuova avanguardia oggi vede Populous in prima linea, ed il risultato del suo scostamento dai generi classici è estremamente soddisfacente e piacevole, e apre la stagione estiva come meglio non poteva fare.

Fotografia di: Flavio&Frank

Feline Breakdown

Meridionale trapiantato al nord e studente di psicologia in quel di Padova. Osservo con attenzione, passeggio ed amo l’inverno. Ascolto e giudico senza saper suonare nemmeno il campanello, quindi prendetemi sul serio nella giusta misura.

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