Childish Gambino – 3.15.20

8.5 Simone Zonfa
8.5

L’attore, comedian ma prima di tutto musicista Donald Glover, alla massa Childish Gambino, ha davvero droppato l’album del decennio.

3.15.20” è la data di uscita nonché il titolo dell’ultima fatica del rapper di Atlanta. Si presenta a tutti gli effetti come un “white album” dalla cover assente, privo di artwork, concept e titoli delle tracce. Eccezion fatta per il secondo brano “Alghorythm” e il terzo “Time“, il resto dell’LP è composto da numeri, numeri difficili se non impossibili da ricordare, che intendono i minuti e secondi dei brani e che rendono tutto il disco non skippabile, unico senza soluzione di continuità, ben mescolato e difficile da destrutturare in brani e contenuti separati.

Potremmo ricordare un Glover agli arbori del rap abbastanza banale se non dimenticabile, un moniker quello di Childish Gambino alquanto bambinesco nato per caso da un generatore di nomi clan Wu – Tang online che sembrava riflettere appunto quanto fossero basse le sue priorità e forse anche aspettative. La vera svolta artistica arriva solo nel 2016 con “Awaken, My Love!“, forse il suo progetto meno rap e più funk, e -appunto- lovely di sempre, un Childish divertito intelligente e che voleva far divertire, ma sicuramente non proprio introspettivo e sincero (ricordiamo la cover del disco: un mascherone afro con filtro blu).

Poi, nel 2017 arriva la più viziosa e politica “This Is America” come monito di denuncia della società americana. Un video che incapsula il pregiudizio razziale, la brutalità della polizia e il fanatismo delle armi, che congelano gli animi del più grande paese autoproclamatosi al Mondo. Il pezzo rimarrà singolo e non vedrà la luce in 3.15.20, cosi come invece è stato per “Feels Like Summer“, qui reditata in “42.26“.

3.15.20, via RCA è la vera e tanto attesa celebrazione del genio Gambino. Il suo lavoro più ambizioso ed edonistico, salti di genere e audaci scelte orchestrali, voci soul e falsetti eclettici, grazie anche ai numerosi featuring, dose perfetta di elettronica, il tutto sapientemente mescolato che rende l’ultimo lavoro del nostro affezionato il più intelligente e sconvolgente di sempre, produzione che finalmente celebra suo autore nell’olimpo dei Lamar, D’Angelo e Ocean.

L’album: si apre con, ovviamente, “0.00” un brano dal gusto ambient e dark che continua a ripeterci noi siamo, noi siamo, noi siamo (forse già iniziamo a capire dove Donald vuole portarci). Segue “Alghorythm“, un beat industrial , forse il brano più oscuro dell’album. La voce di Donald è mascherata e quasi irriconoscibile, trascina l’ascoltatore nell’era digitale dell’intelligenza artificiale lasciandosi cadere in riferimenti biblici. “Time” è l’altro brano ad avere un titolo alfabetale conta la presenza di Ariana Grande, voce inconfondibile, mentre Donald suona a mo di figlio dei fiori una melodia che riporta al singolo dimenticato Cry, crescendo nel ritornello in pieno stile Prince, vecchia scuola. In “12.38” Donald palleggia con 21 Savage, stella nascente della trap atlantina, che si presenta:

Sono su un jet privato a mangiare il pollo di Popeye / Sto flexando come se stessi mangiando gli spinaci di Popeye

e Kadhja Bonet (producer indipendente, polistrumentista losangelina) chiudono tutti insieme il brano in una wave rotonda di synth armeggiati da Anderson .Paak & The Free Nationals24.19” di otto minuti inizia come una “Redbone” dallo stile slowed n reverb, prima di arrivare a livelli extra-vocal e culminare in una dolce marmellata in downtempo. Anche qui si fa spazio il talento di Glover con i soliti riferimenti culturali

Stai guardando Parks and Rec da solo, cosa dolce

esibendosi in una personale tenerezza che è disarmante, invocando un’amante anonimo

I just wanna say thank you, I love you.

L’LP si chiude con “53.49“, un gospel post-moderno di amore e sensibilità, che risolve al meglio l’ultima fatica del genio di Atlanta.

La pietra celebrativa di Donald, è quindi un album introspettivo vestito di bianco, sebbene sia il più dark di sempre.

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