Alèfe – Hidden Chamber

7.5 Luca Basso
7.5

In Italia gira roba parecchio figa, ma da diversi anni ormai. Possiamo dire che il nostro paese sta diventando una roccaforte molto importante per la scena elettronica europea – se non internazionale. Però oggi non facciamo nomi grossi e, anzi, parliamo di chi sta crescendo nel piccolo, producendo delle piccole perle: “Hidden Chamber” è infatti l’album di debutto di Alèfe per l’etichetta Vulcano.

Partiamo col dire che “Hidden Chamber” è stato costruito, cucito e solidificato nel giro di cinque anni. Alèfe si è prima trasferito ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, e ora si trova invece a Londra. Ed è forse questo continuo avvicinarsi alla parte settentrionale del globo che ha influenzato notevolmente il disco.

Devo ammette una cosa fin dall’inizio: abbiamo a che fare con un incredibile delizia per le nostre orecchie. Ciò lo capisco quando premo per la prima volta il tasto “play” per far partire l’album: veniamo subito immersi in “Ostinato” e possiamo già capire la sua caratteristica particolare: l’uso di sample vocale in un’atmosfera non troppo oscura ma misteriosa. Si tratta di una scelta molto azzeccata, anche perché il sound è davvero solido e affascina anche chi non è avvezzo al mondo della musica elettronica.

“Blossom” e “Hands” sono le tracce che più mi hanno catturato: la prima è delicata e fresca, mentre la seconda potrebbe essere considerata una hit, enigmatica al punto giusto da farti comunque ballare. “Grogopoly” e “For The Night” sono il proseguo naturale nella parte centrale di “Hidden Chamber”, che ci avvicinano a “Behave”, più soffusa ma che mantiene i ritmi delle precedenti. “Sandstorm” mi ha ricordato invece moltissimo Godblesscomputers e tutte le sue produzioni, ma con questo c’è da sottolineare che ha comunque un suo carattere. “Shake That Dog” rallenta i toni, anche perché dopo c’imbattiamo nella pressante “Yma” e nella tenebrosa “Wayout”, che chiude tutto l’ascolto.

È incredibile come “Hidden Chamber” sia stato veramente curato in ogni minimo dettaglio e questo fa capire come sia stato speso moltissimo tempo per la sua realizzazione. Tra l’altro – e ciò non l’abbiamo detto all’inizio –, Alèfe è musicista e producer di progetti come i Mr Everett (fresh sia dal punto musicale che visuale/artistico) e i Tersø (che hanno rilasciato un bellissimo album solo lo scorso anno). Lo stile prende ispirazione dalle sonorità nordiche come i Mount Kimbie, Andy Stott e Fever Ray, e io aggiungo anche roba italiana come Populous di “Night Safari”, il già citato Godblesscomputers, Indian Wells, Yakamoto Kotzuga e (azzardo) anche qualcosa di Clap! Clap!.

“Hidden Chamber” è la prova matura di un debuttante Alèfe sul lato solista, ma che ha già una grossa base di partenza. L’uso intelligente dei sample vocali ha portato a rendere questo lavoro riconoscibile, seppur con chiari riferimenti alle ispirazioni da cui ha preso. Potrebbe essere la vera sorpresa della scena italiana di questo 2020, sebbene si mascheri con sonorità tutt’altro che nostrane. C’è da riconoscerlo:  «Italians do it better», e ben venga ciò.

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