Arctic Monkeys – Tranquility Base Hotel & Casino

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Gli Arctic Monkeys sono tornati dopo 5 anni circa di silenzio, progetti e pause. Progetti per Alex e Matt; il primo è tornato infatti a formare il duetto dei Last Shadow Puppets con Miles Kane col quale ha lanciato il secondo disco studio: Everything You’ve Come To Expect mentre Matt ha collaborato con Iggy Pop e Josh Homme in Post Pop Depression. Jamie e Nick si sono presi invece una pausa dalla musica per restare accanto alle proprie famiglie dopo gli anni passati in tour.

5 anni di silenzio interrotti il 5 aprile con l’annuncio di Tranquilty Base Hotel & Casino, il sesto album in studio.

Ci si chiedeva cosa sarebbe uscito questa volta dalle loro teste. Il garage rock  dei primi due album, rielaborato poi in chiave più psichedelica in Humbug e pop in Suck It And See, viene accantonato in AM dove inizia un percorso di sperimentazione che porta la band ad allontanare i riff prepotenti e l’adolescenza dal proprio repertorio con un sound decisamente più caldo e seducente. Una scelta non condivisa da una buona parte dei fans storici che però col tempo si sono lasciati trascinare sul nuovo percorso intrapreso dagli Arctic.

Questa sperimentazione ci porta a Tranquility, un album che è già stato giudicato “meno spinto” del precedente da chi lo ha già sentito più e più volte. Un disco che forse si manca di “movimento” ma nel quale si sente la maturazione musicale raggiunta dal gruppo dopo anni passati su palcoscenici di grandissimo livello e dopo collaborazioni – individuali o anche di gruppo – con mostri sacri della musica. Insomma, non c’è una R U Mine? o una Library Pictures. Niente riff tipici della band, niente colpi di scena alla Arctic e quella verve che era presente negli album precedente è stata rivisitata in chiave revival e vintage per certi versi. Direte: “Allora che c’è di bello?“.

Di bello c’è la crescita che si può notare se hai seguito la band dal “giorno 1”; c’è di bello che una band si rinnova per mettersi alla prova e, piaccia o non piaccia, non fallisce mai. C’è di bello che se AM era un tentativo ben riuscito di crescita, TBH&C ci dimostra che i ragazzi di High Green hanno ora la piena consapevolezza dei propri mezzi.

La voce di Alex è più avvolgente che mai e le sue chitarre quasi assenti – non ce ne voglia, ma iniziavano anche a dare un po’ fastidio. Proprio le chitarre sono state messe ai margini di questo progetto e sono state sostituite dal piano, che è stato il generatore di questo album. Infatti Turner ha iniziato la stesura del disco nel 2016 in California, davanti a un Vertegrand.

L’atmosfera space e revival è la costante di Tranquility. Un disco che va a toccare il lounge e l’ambient music ma che ogni tanto sembra volerci riportare indietro, come nella traccia che da il nome al disco, che ci riporta ai periodi di Humbug. Il basso di Nick O’Malley – che non a caso è stato il membro che ha apprezzato per primo il demo registrato da Alex – la fa da padrone con un groove ed un tocco che forse mai aveva avuto.

Four Out Of Five è per noi la traccia di punta dell’album, perché è quella che rappresenta alla perfezione il compromesso raggiunto da questi nuovi Arctic Monkeys. Il giusto compromesso tra passato recente e meno recente.

I nostalgici verranno forse definitivamente stroncati da questo album. Gli Arctic di Fav Worst Nightmare ora non esistono più e non sappiamo se torneranno. Noi lo troviamo giusto.

Ogni percorso, ogni artista ha bisogno di rinnovamento per non cadere nel baratro della banalità e questa è una cosa che abbiamo sempre apprezzato.

Si tende sempre a storcere un po’ il naso di fronte ad un idolo quando questi fa uscire nuovo materiale e ci rendiamo conto che è cambiato. È cambiato perché ha avuto il coraggio di farlo, perché quella veste che aveva gli andava stretta forse, oppure era troppo larga. Insomma, non lo rappresentava più. Gli Arctic Monkeys non hanno più 20 anni. Fissatevelo bene in mente.

Tranquility Base Hotel & Casino è un album completo e complesso. Emerge la grande capacità di scrittura raggiunta dai ragazzi. Non è facile da ascoltare e recepire dopo un primo ascolto – come tutti gli album poi – e richiede tempo. Se gli dai spazio però ti entra dentro la testa e nel sangue. È l’album della definitiva maturazione, almeno dal nostro punto di vista. Sicuramente il percorso intrapreso non si fermerà qui. Non sappiamo ovviamente che strada potrà prendere, ma una cosa è certa: gli Arctic Monkeys sono tornati in scena e lo hanno fatto come è nel loro stile, con un grandissimo prodotto

Noi siamo con gli Arctic. Sarebbe stato strano il contrario. Buona giornata Felini.

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