Carl Brave – Notti Brave

7.5
7.5

Dopo aver raccontato assieme a Franco126 la sua vita in maniera romantica per le strade di Roma attraverso le istantanee, Carl Brave torna a parlare di sé e della Capitale dal punto di visto della notte nel suo nuovo album “Notti Brave” – capito il gioco di parole, vero? – che rappresenta anche il suo primo vero lavoro da solista, con tutte le basi autoprodotte e che raccolgono tutte le esperienze fatte in questi anni dall’artista romano.

Viene difficile non fare dei parallelismi con “Polaroid”, soprattutto dopo il successo che la collaborazione e le dieci canzoni – più le extra, confluite poi in un album deluxe – hanno fatto lo scorso anno. “Notti Brave” raccoglie in parte il sound, il mood e le rime già sentite in quello che potrebbe essere il suo predecessore, ma che vuole raccontare un’altra faccia di Roma, non quella intasata dal traffico e di problemi ma la meno caotica, tranquilla e, soprattutto, la più silenziosa.

Io amo e vivo la notte, di notte il mondo cambia, le persone si lasciano andare, si trasformano, e anche i rapporti personali cambiano, sei più consapevole di te stesso. La notte è bipolare: galleggia tra caos e calma piatta, puoi perderti oppure ritrovarti.

I quindici pezzi contenuti in “Notti Brave” sono l’uno collegato all’altro, più coese nel ritmo e nelle tematiche, ovviamente escluse alcune eccezioni che vedremo in seguito. La leggerezza non scontata con cui Carl Brave si racconta prova una certa nostalgia nell’ascoltare e un senso di inadeguatezza, di qualcosa che manca all’interno nella nostra vita dovuto all’eccesso e che ci porta a fare una riflessione su come stiamo vivendo la nostra vita. Tutto ciò viene aperto con “Professorè”, dove Carlo non cade in un brano in cui si scaglia contro il proprio ex professore e mostrargli dove è arrivato ma, piuttosto, ricorda con un sorriso le ore passate sui banchi di scuola quando prendeva un tre; la giovinezza è contrapposta con i trent’anni che ora l’artista romano ha, facendo un analisi su cosa ha acquistato e in cosa deve crescere.

“Parco Gondar” è il suo più naturale seguito, dove si vede anche la partecipazione di Coez – visto nel singolo “Barceloneta” assieme a Franco126 – e dove i due passano a divertirsi con la spensieratezza dei ragazzini di vent’anni nelle spiagge di Gallipoli. Quella di Silvano non è l’unica apparizione extra: Carl Brave ha voluto stringere diverse collaborazioni per rendere più vario la sua opera finale. Quello che salta più all’occhio è “Fotografia”, dove la voce di Francesca Michielin – ormai su un binario tra il mondo considerato indie e il pop italiano – si mescola benissimo con le basi soft e le trombette del ritornello ma che, sotto sotto, poteva avere più spazio, lasciandoci così con l’amaro in bocca, mentre Fabri Fibra sembra essere un po’ fuori posto, per quello che è il singolo di lancio da mandare in onda nelle varie radio nazionali durante le tranquille serate italiane.

Non tutto è da rivedere, perché “Camel Blu” ha un Giorgio Poi capace di entrare in simbiosi con Carlo seppure i due siano veramente distanti per ciò che, fino ad ora, hanno proposto con i loro rispettivi progetti; una collaborazione nata da una richiesta via messaggio di Carl Brave a cui ha risposto un ritornello ben costruito di Giorgio. All’interno compaiono anche Gemitaiz (“Malibu”), Frah Quintale (“Chapeau”), Pretty Solero (“E10”), Emis Killa (“Bretelle”), Franco126 (“La Cuenta”, che si conferma un altro pezzo da 90 assieme alla voce di Federica Abbate), Ugo Borghetti (“Scusa”) e Beatrice Chiara Funari, qui accreditata come B.

Però, parte dei featuring non si confermano all’altezza delle aspettative e stonano con il lavoro generale, ma per fortuna a risolvere la situazione ci sono le altre tracce mancanti, come la struggente “Pianto Noisy”, scritta ancora ai tempi di “Fase Rem” e a cui lo stesso Carl è legato.

È la mia canzone preferita mia di sempre, fa parte di un periodo di vita mia più crudo, più di strada rispetto ad ora che sto più tranquillo. È un pezzo poco conosciuto e credo sia fondamentale per me. Volevo dare al disco una botta di sporcizia che secondo me al disco serviva. La gente pensa che io canti solo d’amore, ma non è così.

“Vita” e “Noi” passano come brani secondari, ma che hanno come tema centrale il rapporto con la propria ragazza, che si va a fondere poi con le strade vuote e notturne di “Pub Crawl”. A chiudere il tutto c’è invece “Accuccia”, brano dedicato al proprio cane passato ad altra vita, considerato come un amico, parte della propria famiglia, e a cui ha speso «lacrime amare», rendendoci più consapevole sul cosa possa significare la morte.

Giunti alla fine viene la voglia di ripartire dall’inizio con l’ascolto perché “Notti Brave”, alla fine, ha quel taglio leggero che sa bilanciarsi tra la riservatezza e la semplicità, ma che non riesce a essere completo. Poteva essere un’evoluzione – o anche qualcosa di diverso – da “Polaroid”, eppure non riesce a distaccarsi da quei suoni estivi ricamati con effetti zuccherini ed esotici. “Notti Brave” era la risposta di Carl Brave al bisogno di scrivere qualcosa da solo, ma che invece si perde nelle collaborazioni e nelle precedenti istantanee fotografate con Franco126; una lezione per il proprio futuro artistico, soprattutto perché non tutto è da buttare e ci sono buoni spunti per una crescita più matura ma che si vedrà solo col tempo.

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