Coma_Cose – “HYPE AURA”

6 Luca Basso
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Atteso, desiderato, voluto, sospirato: “HYPE AURA” è finalmente arrivato. Il primo album dei Coma_Cose è giunto da lontano, con tutti gli occhi puntati su di lui. Il duo milanese – che avevamo intervistato lo scorso anno – è una delle novità più fresh del panorama italiano degli ultimi due anni, e ora è arrivato il momento di fare sul serio.

Non nascondo il fatto che anche il sottoscritto attendeva con trepidazione un lavoro “completo” dei Coma_Cose, avendo canticchiato per mesi i vari singoli “Post Concerto”, “Anima Lattina”, “Pakistan” e “Jugoslavia”. Era troppo facile comporre un album con tutti con queste bombe già scoppiate, e infatti ho ben apprezzato la voglia di proporre tutte cose nuove e mettersi (di nuovo) in gioco.

Fausto Lama e California hanno quindi superato la prova? Purtroppo no, o perlomeno non senza troppe e tante incertezze. “HYPE AURA” è ben confezionato, ma risulta essere piatto e prevedibile. Il primo ascolto passa via velocemente, senza troppo accorgersi che la riproduzione è finita. Ma perché questo flop, a mio avviso, già annunciato?

“Via Gola” e “Granata” – i due estratti di “HYPE AURA” che hanno anticipato la sua uscita – ci avevano lanciato dei segnali che non avevamo bene afferrato, forse anche presi dai pochi giorni che mancavano al rilascio e al fatto che i due brani sono stati ascoltati indipendentemente dall’album, staccati dal suo contesto. Mettendo tutto assieme, invece, ci ritroviamo con molta carne al fuoco, ma anche un po’ di fumo.

Partiamo già dal titolo: “HYPE AURA” è un gioco di parole tra “Hai paura” e quell’hype creatosi attorno a Fausto e California, capaci di divertire e intrattenere con soli pochi singoli. Era proprio necessario chiamare un album così? Non era possibile farlo in maniera più semplice e genuina? Purtroppo non è solo il titolo a esagerare in ciò perché ogni canzone è piena (anche troppo) di queste battute che, alla lunga, stancano.

Intendiamoci: questo è il loro segno distintivo e ci sta, ma hanno spompato un escamotage che funzionava proprio come singoli; invece, nell’album sarebbe piaciuto vedere un filo logico che collega ogni brano, e in “HYPE AURA” manca. Il tutto risulta essere solo un miscuglio senza ordine e troppo confuso, una prigione stilistica in cui i due non riescono proprio ad uscire – come i “ye ye” e i “u” che risultano ripetitivi e senza senso.

Eppure le basi sono eccezionali, come “Beach Boys Distorti” che prende quell’atmosfera cupa e alla Stranger Things che non sarà originale ma è piacevole, che va al di là delle cose già sentite; anche “Mariachidi”, in misura minore, è un’esplorazione fuori dalle proprie certezze, anche se somiglia troppo a “Post Concerto”. Purtroppo, per il resto non c’è stato il coraggio di osare o, per meglio dire, la voglia di fare un passo in più, finendo nell’autocitarsi in “S. Sebastiano” (“Coma Cose / Sempre che abbiamo un’anima / L’affitto, l’affetto, la fotta / Sempre che abbiamo un’anima”).

Il problema non è la mancanza di essersi reinventati, anche perché non è questo che noi e gli ascoltatori abituali abbiamo chiesto: forse siamo stati educati a così troppe canzoni che “HYPE AURA” è una rielaborazione di queste che non dice nulla in più.

Un peccato dover arrivare a dire tutto ciò, ma una cosa è certa: nulla è da buttare, ma c’è una base su cui poter lavorare (e tanto) per migliorare solo. Speriamo che il prossimo arrivi senza la foga di dover cavalcare l’attuale onda del successo.

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