Feline Week #3

Ogni giovedì l’appuntamento con i 4 dischi più freschi in circolazione

 

Parquet Courts – Wide Awake!

Calcio totale (totaalvoetbal in olandese) è l’espressione con cui nel calcio si definisce quello stile di gioco per cui ogni calciatore che si sposta dalla propria posizione è subito sostituito da un compagno, permettendo così alla squadra di mantenere inalterata la propria disposizione tattica”. Total Football, opening track del nuovo disco dei Parquet Courts, affonda le proprie radici in questo concetto (semplificando) di collettività al potere, tirando in ballo tra gli altri, Mina, i dadaisti e una non esattamente velata critica a Tom Brady (conseguenza della sua amicizia con Donald Trump). Ci sono, dunque, momenti di critica sociale più o meno espliciti, come in Before The Water Gets Too High dove è esplicito il riferimento all‘emergenza ambientale. E momenti estremamente personali, che vanno a scavare nell’intimità e nel passato di Andrew Savage, un’infanzia complicata (Freebird II), le conseguenze emotive legate alla scomparsa della sorella (Death Will Bring Change). Musicalmente, se Human Performance aveva mostrato il lato più garbato della band da Brooklyn con Wide Awake! l’atmosfera torna più frenetica pur mantenendo una certa raffinatezza, le linee di basso fanno la parte del leone, la sensazione è che questo disco rappresenti al meglio quella che poi è la natura del loro (vivacissimo) live.

E la copertina è superlativa!

Da ascoltare, Art Punk at its finest!
in love with: Total Football

 

TT – LoveLaws

TT è Theresa Wayman (oltre che un dimenticabile modello di automobile che avrei voluto rimuovere in fretta e invece), chitarra e voce delle Warpaint. Si potrebbe trovare questa informazione navigando per l’internet ma basterebbe tendere l’orecchio ai suoni di LoveLaws per trovare non poche affinità tra il suo lavoro solista e quello che è stato ed è tutt’ora il suo percorso artistico in una delle band al femminile tra le più amate del panorama musicale. A dire il vero la sensazione che si prova anche durante il primissimo ascolto è proprio quella di trovarsi di fronte a un disco delle Warpaint stesse il che non è esattamente un aspetto di per sé negativo. LoveLaws è ammantato di una certa malinconia che permea ogni brano. Chitarra e voce spesso suonano come eco lontane. La batteria elettronica è fredda nel suo incedere. I testi (non ispiratissimi) ruotano, intorno a tutto ciò che è amore, l’essere madre, la solitudine, il romanticismo (a tratti esasperato) e non sono altro che la giusta cornice per l’atmosfera di cui sopra.

Da ascoltare se: vi sentite particolarmente malinconici per sentirvi ancora più malinconici
in love with: I’ve Been Fine

 

Skee Mask – Compro

Cosa succede quando il revisionismo tocca la drum and bass dal gusto ’90 e si fonde con quel gusto celestiale che tanto piace oggigiorno? Succede che Skee Mask, moniker di Bryan Müller, da Monaco di Baviera droppa questo disco (la cui copertina sembra uscire dritta dritta da Wind River, thriller freddissimo) che va ad infoltire la ricca schiera di notevoli uscite elettroniche del 2018. Fresco (anzi freschissimo, la notizia è di oggi) di convocazione per il Club To Club il bavarese si muove di continuo tra ambient (Cerroverb), breakbeat (Dial 274) che strizza l’occhio ai grandi classici del genere (impossibile non pensare ai Prodigy), pur levigandone gli eccessi, e quelle che potrebbero essere tranquillamente trame per un brano trip hop (Session Add). Questo continuo avvicendarsi di ritmi serrati e improvvise distensioni funziona e regala sinceri momenti di abbandono.

Da ascoltare se: si ha bisogno di un disco decompressione prima di tornare alla vita reale
in love with: Session Add

 

Courtney Barnett – Tell Me How You Really Feel

Da queste parti l’altrock femminile piace assai e questo non è affatto un segreto.  Courtney Barnett non è che una delle punte di diamante del genere e 3 anni dopo il fulminante esordio in LP con Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit, torna alla grande. O almeno a metà. Tell Me How You Really Feel è un lavoro diviso in due. Da una parte, nei brani iniziali, la voce della Barnett si muove attraverso e intorno melodie orecchiabili e liriche taglienti sulle proprie, anzi sulla propria, ansia. Un manifesto generazionale, invero. Fatto ora di chitarre (Charity), ora di poprock (City Looks Prett – Nameless, Faceless) ora di blues (Hopefulssness) ora di “ballatone” (Need a Little Time). Da qui in poi il disco prende una strana piega, la voce dell’australiana si fa ruvida come non mai e il tappeto melodico diventa ininfluente quando non fastidioso. In chiusura torna il sole (anche se parlare di sole splendente con la Barnett appare complicato) con l’altro singolo, Sunday Roast che chiosa in un totale:

“I spend a lotta my time
Doin’ a whole lotta nothing”

Da ascoltare se: in questo 2018 avete apprezzato Lucy Dacus e ne volete ancora
in love with: Need a Little Time

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