IDLES – Ultra Mono

8.5 Matteo Russo
8.5

Inizio la recensione dicendo subito una cosa: non ricordo quando sia stata l’ultima volta che mi sia divertito così tanto ad ascoltare un album dall’inizio alla fine nel mio primo ascolto.

Ma torniamo un secondo indietro per introdurre gli IDLES anche a chi di voi non li dovesse conoscere: composta da Joe Talbot, Mark Bowen, Lee Kiernan, Adam Devonshire e Jon Beavis, la band di Bristol ha iniziato a farsi conoscere e ad infiammare la scena nel 2017 con l’uscita del loro primo album “Brutalism”, mostrando fin da subito la loro solida identità. Occhio però, perché ad un primo sguardo poco attento possono sembrare solo una banda di matti un po’ zoticoni con il solo intento di fare più rumore possibile con i loro strumenti, ma più farete attenzione ai dettagli e più vi renderete conto che hanno ben più di questo da offrire.

La conferma è arrivata appena un anno dopo “Brutalism” con “Joy as an Act of Resistance”, un album letteralmente farcito di dettagli sia sul piano lirico che su quello strumentale, facendolo diventare a conti fatti uno dei migliori album post punk della scorsa decade.


Ebbene, i nostri cari zoticoni sono tornati con un album che alla vigilia prometteva di mantenere i già importanti livelli di qualità che hanno dimostrato in passato rendendo però la loro musica più accessibile ad un pubblico meno di nicchia. “Ultra Mono” fa tutto questo egregiamente, lasciando però poco spazio a sorprese per chi già ha imparato ad amarli.

Nonostante questa non eccessiva originalità il prodotto rimane di qualità altissima, restando fedele alla cura maniacale al dettaglio sopra citata. Il primo esempio lo si può trovare già nella prima traccia “War”, con Talbot che esordisce con delle onomatopee che vorrebbero imitare i suoni della guerra, alternate alla continua esplosività di tutti gli altri strumenti che richiamano alla perfezione il senso di ansia e caos di uno scontro bellico.

O ancora di più nel brano successivo “Grounds” (che vanta la produzione dell’ormai onnipresente Kenny Beats), questa volta dalle sonorità più scandite e ordinate dell’intro dell’album e con un Joe Talbot sempre più sul pezzo, questa volta con intento di rivolta nei confronti di sé stesso e delle sue insicurezze:

Do you hear that thunder? That’s the sound of strength in numbers

(Grounds)

I temi auto-motivazionali e della cosiddetta “self-care” sono molto presenti in “Ultra Mono”, compaiono anche negli ottimi brani “Mr. Motivator” e “Ne Touche Pas Moi”. Altre tracce degne di menzione sono l’energica “Anxiety” e “A Hymn”, forse la traccia con maggiore senso di pessimismo all’interno di tutto l’album con quel “I Wanna be loved” nel chorus che suona quasi come una richiesta d’aiuto.

I pochi punti non troppo convincenti dell’album si possono trovare invece in “Carcinogenic” e nella closer “Danke”, entrambe sottotono rispetto al resto dell’album e con un retrogusto da filler che un po’ dispiace, viste le portate principali.

Insomma, “Ultra Mono” alla fine della fiera è capace di dare sia ai fan che ai neofiti moltissima carne al fuoco da poter sviscerare, prestando una maggiore importanza ai sentimenti che in passato, pur facendolo in pieno stile IDLES. Avrei forse sperato in una maggiore volontà da parte loro a prendersi qualche rischio, ma resta un prodotto di punta per un genere come il punk che ha disperato bisogno di lavori con questa qualità e soprattutto originalità per potersi rilanciare in futuro.

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