Lucia Manca – Maledetto e Benedetto

8 Luca Basso
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Siamo tutti d’accordo nel dire che gli anni ’80 sono ormai un ricordo lontano, chiuso dentro a una scatola in un angolo della nostra mente e che, qualche volta, riapriamo per rievocare proprio questo periodo, tra nostalgia e tristezza rispetto all’oggi. Quella decade è, piano piano, tornata nel nostro presente, sia nelle produzioni nazionali e internazionali – basti pensare a “Random Access Memories” dei Daft Punk, per dire un nome a caso – come se il recupero di quelle immagini sia importante non solo per tenerli vivi, ma anche come una sorta di passo indietro a un epoca che, nel bene o nel male, ha segnato le vite tutti.

Il sottoscritto che sta scrivendo ciò è totalmente estraneo a quel mondo, essendo nato e cresciuto negli anni ’90 tra Playstation e Michael Schumacher; negli ultimi anni questi ’80 sono entrati nella mia persona attraverso proprio i ricordi trasmessemi dai “più grandi” che ho conosciuto e da quella strana corrente artistica di nome vaporwave che è sfociata nel 2010 su internet.

Tutta questa premessa è per dire che il mio approccio a “Maledetto e Benedetto” è stato assolutamente strano e pittoresco. Lucia Manca si era affacciata alla scena musicale italiana con il suo primo album del 2011 (che porta il suo nome), convincendo la critica ma poi sparendo non si sa dove. Qualche anno fa è ricomparsa con il bellissimo pezzo “Hotel Riviera” di Jolly Mare, e da lì Manca si è avvicina al mondo dell’elettronica. Dopo un anno di lavoro, eccoci quindi con il suo secondo album.

Si evince già dalla copertina e dal primissimo brano “Bar Stazione” che gli anni ’80 sono il tema – e il sound – centrale di “Maledetto e Benedetto”; tra synth decisi e batterie dolci, l’artista salentina riesce a creare un’atmosfera da orchestra nelle sale all’aperto degli alberghi, in una bella serata d’estate italiana; è una strana sensazione, perché anche se non hai vissuto quel momento Manca riesce a invocare nella tua visione mentale quella precisa fotografia, infondendola solamente con un suono zuccherino e armonioso.

C’è un po’ di Mina, di Loredana Berté, di Matia Bazar, ma questi nomi sono solo un’ispirazione, rendendo Manca una voce particolare e a sé stante, subito riconoscibile sebbene col tempo ci siano state delle chiare evoluzioni. In “Maledetto” si mescola bene con il riff di chitarra e quell’atmosfera leggera, soprattutto grazie a un testo scritto assieme a Ivan Luprano, che ha steso anche quello di “Eroi”, regalando una piccola perla che parla dell’amore libero e senza barriere, dove gli eroi sono coloro che si aprono agli altri.

Chi non ha paura e vergogna di essere se stesso, chi lotta per i propri diritti, chi riesce a sopravvivere e ad andare avanti nonostante le difficoltà che la vita ci presenta. Siamo noi gli eroi di cui parla il brano, gli stessi eroi che con l’amore prima o poi riusciranno a scatenare una nuova, profonda, vera e radicale rivoluzione sessuale.

È importane sottolineare che Manca non ha lavorato da sola: la produzione artistica e gran parte del sound è di Matilde Davoli, grande sua amica di sempre. Un ottimo lavoro quella della conterranea, riuscita a influenzare con il suo stile il lavoro finale ma senza intaccare – e invadere – lo spazio di Lucia, creando un binomio perfettamente in sintonia. Ecco che “Basta chiedere”, “Più giù” e “Settembre” si tingono di malinconia, diventando più soft rispetto alle altre tracce dell’album. Non bisogna dimenticare il gran lavoro di Andrea Rizzo, principalmente alla batteria e alle percussioni in tutte le canzoni, e al tocco di Populous nei brani “Noi” e “Al posto tuo” che riesce a trasmettere un po’ di esoticità senza esagerare.

“Maledetto e Benedetto” è dunque un omaggio agli anni ’80, ai ricordi delle luci fosforescenti di un locale estivo in riva al mare – o anche di un paese sperduto del Sud Italia – in una notte di un periodo ormai sparito. Una constatazione che oramai tutto ciò non è più recuperabile, ma con la consapevolezza che sarà indissolubile nel corso degli anni a venire.

Ho voglia di un bel gelato Sammontana, e voi?

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