Mitski – Be The Cowboy

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Be the cowboy you wish to see in the world

Può sembrare una frase fuori dagli schemi, non blasonata, non importante, ma è lo slogan che ha ispirato Mitski per la creazione della sua quinta creatura, la più bella. Di ritorno al college, Mitski ogni volta, intensamente e ripetutamente, osservava un ragazzo bianco esibirsi. Era un esecutore fiducioso, spavaldo e carismatico. La cosa strana è che lo continuava a guardare inconsciamente, senza una volontà dettata da precise motivazioni. Anni dopo, si rese conto che gli mancava. Invece di rintracciarlo, pensò “se mi manca vederlo, dovrei incarnarlo”. Sii il cowboy.

Incarnare quel ragazzo bianco ha predisposto un sacco di sacrifici. La distorsione così centrale come nelle vecchie registrazioni è sparita, questa caratterizzazione non l’ha vista però perdere la sua rabbia incendiaria o il suo lirismo cosmico. La nuova persona di Mitski è espressa in modo molto intimidatorio negli arrangiamenti musicali. “Why Didn’t You Stop Me” dimostra che non le importava di meno della struttura delle canzoni. “Nobody” è pieno di accordi di chitarra glam e house al di sopra dei quali si ripete il titolo del brano, scolpito in un arco luccicante di una bellissima melodia.

“Old Friend” è una vignetta assolutamente stupefacente con un coro country in cui Mitski canta “meet me at blue diner”. Sembra un qualcosa di immaginario all’interno del quale il country-rock diventa una ballata classica grazie a “Two Slow Dancers”, una delle più belle closing album che vorreste mai sentire nella vostra vita.

Con tutta la sua sicurezza, il cowboy non conduce una vita senza macchia; ha solo messo da parte i suoi problemi. Questa mancanza di perfezione è chiara dalla copertina dell’album – qui Mitski, adornata con una cuffia da nuoto, fissa penetrante la macchina fotografica, mentre un pennello da trucco invade l’angolo per dipingere la perfezione dell’immagine.

C’è uno spirito fuorilegge in questo disco: quando succede qualcosa di brutto devi solo tornare in sella.

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