Murubutu – Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli

8.5 Luca Basso
8.5

A tre anni di distanza da “L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti”, Murubutu torna con un altro album / libro di storie che esprime al meglio la costruzione narrativa del rapper emiliano, atipica rispetto ad altri suoi colleghi del panorama italiano. La cosa che più mi sorprende è come in ogni disco Alessio Mariani sia capace di entrare nell’intimità dell’ascoltatore narrando qualcosa che è suo ma, allo stesso tempo, di qualcun altro.

Un esempio lampante è “La vita dopo la notte”, uno dei singoli estratti da “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”, dove narra la storia d’amore tra Vittorio e Donata, sbocciata alla fine della Seconda Guerra Mondiale e, quindi, lontana rispetto al nostro tempo. Eppure, un amore così sincero che vediamo ormai solamente al cinema ci pare reale, ci colpisce nel cuore e lascia scendere una lacrima. Tutto merito dello storytelling di Murubutu e della sua voce trasparente, profonda e calda.

Ritornando all’album, il tema generale è la notte come situazione per vivere e riflettere le proprie paure, le proprie incertezze e la propria vita. Tornano comunque ricorrenti quelli dei precedenti (il mare de “Gli Ammutinati del Bouncin” e il vento del lavoro citato all’inizio) e si mescolano nell’ideologia di Murubutu: “La stella e il marinaio”, dove l’uomo si fonde con la natura e il marinaio vive un rapporto d’amore con le stelle che lo hanno guidato nei suoi viaggi in mare.

È difficile recensire un’opera tale, soprattutto perché Murubutu svolge il ruolo di raccontastorie, e come ogni buon libro siamo noi a dover dare un parere, in base alla nostra avventura e alla nostra esperienza. Quello che è certo è l’indubbia qualità che caratterizza “Tenebra è la notte”, che evidenzia l’evoluzione stilista di Murubutu che si discosta dal panorama rap e da ciò che fa successo al momento; una semplicità che premia la bontà di un artista che sta accogliendo sempre più fan, anche tra i giovani.

C’è una cosa da premiare: ogni canzone (accompagna dalla bellissima copertina disegnata da Capitan Artiglio) inizia con l’atmosfera notturna fatta di silenzio e di grilli che cantano, che fa respirare ancor di più le sensazioni che Murubutu ci vuole trasmettere. E poi ci sono gli scratch e le produzioni di Dj T-Robb, Il tenente e Dj West, che regalano delle piccole perle attenendosi al sound old-school e recuperando altri brani – come in “La stella e il marinaio” con le strofe di Ghemon, Dargen D’Amico (“Levante”) e Rancore (“Scirocco”). Poi ci sono le collaborazioni, sempre ben presenti nei lavori del rapper emiliano e che si amalgamo perfettamente: Mezzosangue in “L’uomo senza sonno”, Caparezza in “Wordsworth”, Claver Gold in “Le notti biance”, Daniela Galli in “Ancora buonanotte”, la coppia Dutch NazariWillie Peyote in “Occhiali da luna”, Dia in “Tenebra è la notte” e La Kattiveria, la storica crew di Murubutu, in “Omega Man”.

Dai, prendi e dai, e forse lo sai
E cosa ne sai
‘Ste notti non torneranno mai
E questi anni sulla loro scia
E vedi, vedi, vedi
Come vedrai, come vedrai
Le stelle non moriranno mai

“Tenebra è la notte” è un altro piccolo ma grande capolavoro di Murubutu, che vi lascio scavare perché, come detto, deve essere vostro e senza troppe spiegazioni. Perché la notte, per ognuno di noi, ci arricchisce in maniera differente e la viviamo in modo diverso. E allora vi dico: “Ciao, bye bye”.

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