Pinguini Tattici Nucleari – Fuori dall’Hype

Essere fuori dagli schemi ma rimanendo orecchiabili è davvero molto difficile, soprattutto non risultando banali. I Pinguini Tattici Nucleari non sono mai stati un’eccellenza, ma sono stati capaci di essere coinvolgenti con un leggero filo d’ironia e dei testi ricchi di immagini semplici ma a effetto; con ciò son riusciti a creare un gruppo di appassionati della loro musica – cosa che sembrerà da poco visti i tempi, dove è facile invaghirsi dei tanti artisti che sbucano fuori da ogni dove –, sinceri e felici di divertirsi con un loro album o a un loro concerto.

Dunque, non sorprende che attorno a “Fuori dall’Hype” ci sia tanto di questo hype; la scelta del titolo è un messaggio che, sotto sotto, dice: “Ehi, non aspettatevi troppo dal nuovo disco”. Effettivamente è proprio così: non c’è nulla di nuovo nelle dieci tracce che lo compongono e, se vogliamo dirla tutta, c’è sono una infarinata di pop zuccheroso che piace a tutti, anche chi ascolta solo la musica commerciale.

Andando a riascoltare “Il re è nudo” e “Diamo un calcio all’aldilà”, i primi due album, ci sembra di essere davvero lontano da quei Pinguini che se ne sbattevano di piacere al pubblico, proponendo musica (quasi) non convenzionale e ricca di giochi di parole non banali, riferimenti alla cultura pop giovanile e la voglia di suonare e basta. Tutto questo è stato smarrito in parte con “Gioventù brucata”, che comunque contiene delle discrete prove – “Sciare”, “79” e, per la maggioranza dei fan, “Tetris”.

Quando ho premuto la riproduzione di “Fuori dall’Hype” mi è sembrato fin da subito un sequel proprio di “Gioventù brucata”: giri semplici di chitarra, toni allegri, quella sensazione di sdolcinato arricchita dalla voce di Riccardo Zanotti che, purtroppo, è troppo urlata. E poi: dove sono finite le canzoni geniali che parlano di temi attuali come l’omosessualità (“Il paradiso degli orsi gay”, vi ricordate?) o l’uguaglianza (“Cancelleria” è un esempio)?

All’ascolto, “Fuori dall’Hype” è una banale raccolta B del loro precedente album, fatta solamente per piacere anche a chi non ha mai sentito nominare i Pinguini Tattici Nucleari. I tre singoli usciti (“Verdura”, “Sashimi” e “Fuori dall’Hype”) sono tre fotocopie di canzoni già fatte da loro stessi (rispettivamente “Tetris”, “Sciare” e “Irene”), con l’aggiunta che “Sashimi” contiene anche un pezzettino rubato da “Giorgio by Moroder” dei Daft Punk.

Cosa dire delle restanti parti dell’album: pressoché nulla, perché sono tutte uguali – pardon, simili solamente perché non hanno la stessa struttura e gli stessi accordi – e non aggiungono nulla di nuovo al piatto. Esagerando, “La banalità del male” è il perfetto singolo che mischia il pop e l’elettronica, adatto per quelle stazioni radio che lanciano a tutto volume i pezzoni commerciali estivi, accompagnando il tutto con frasi mai così banali (“Con te i lunedì sanno di sabato”).

Da qui parte una riflessione: non è che passare a una major come Sony abbia imposto delle regole per questo album? Io rispondo che non sapremo mai tutto ciò, ma sicuramente “Fuori dall’Hype” vuole aggiudicarsi, come detto in precedenza, il pubblico generalista, quello che ascolta appunto la radio. Ed è un peccato, perché ai Pinguini non serve fare ciò avendo sempre un gran gruppo di giovani che gli va dietro in ogni dove.

La fine dell’ascolto risulta essere amaro perché arriva forse l’unico pezzo definibile del gruppo: “Freddie” è la classica storia che salta fuori dalla band lombarda, che non pretende nulla se non quella di essere ascoltata per quello che è, sebbene sia poi sporcata nel minuto finale da sound elettronici piuttosto inutili.

Lanciando le ultime critiche, i Pinguini Tattici Nucleari affermano che “Fuori dall’Hype” è diverso, c’è una ricerca musicale nuova, ma sotto alla luce del sole pare essere solo una brutta evoluzione come i Pokémon di ultima generazione, tutti carini ma inutili. Saranno anche fuori dall’hype, ma son dentro al banale.

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