Scacco Matto di Lorenzo Senni: storia di una recensione sbagliata

Questa settimana è stata davvero dura. Per tutta una serie di motivi, che non vi dico perché so non vi interessano (e aggiungerei: giustamente!), l’ho passata leggendo molto, cucinando altrettanto ma soprattutto sognando ad occhi aperti. Quando il 24 Aprile scorso è uscito Scacco Matto, ultima fatica di Lorenzo Senni (detto da me e da Bobo Craxi : Lenni), ho scritto a Luke Hope di Feline Wood e gli ho promesso una recensione. Prima, però, mi serve spiegare il contesto mio e di Lorenzo Senni. Perché ricordate, senza contesto, non siamo niente.

Nel 2017 vivevo in Inghilterra e il 29 Marzo 2017 ero stato invitato con entusiasmo da un mio amico ad andare a sentire un certo Lorenzo Senni all’Oslo, club nella borgo londinese di Hackney, Nord-est della città. Quel giorno ero molto triste per il mio cuore che non si capacitava della fine di una relazione e decisi di tornare a casa. Non conoscevo Senni (per mia ignoranza) e, sul treno di ritorno per Brighton, ascoltai qualche suo pezzo per capire cosa mi fossi perso e sperare di alleviare le sofferenze. Non funzionò. La musica di Senni mi risultò fastidiosa in quel momento. C’era qualcosa che non andava, ma non riuscivo a capire cosa. Probabilmente avevo bisogno di dolci o malinconiche melodie con ritornelli determinati. Le scelte di Senni, invece, mi facevano innervosire ed incuriosire al tempo stesso. Lo avrei scoperto il mese successivo, quando, recuperato, lo ascoltai nuovamente, in particolare la canzone Rave Voyeur e avvertii la stessa sensazione di fastidio, unita ad una certa dose di agile libertà mentale.

Io ancora non sono libero (e non lo sarò mai), ma Lorenzo Senni si. E lo si capisce, secondo me, ascoltando e riascoltando Scacco MattoAvrei voluto scrivere che l’album è molto chiaro nelle intenzioni e, in un certo senso, anche nella riuscita. Però non sono stato capace. Quello che sono riuscito a fare, però, è una raccolta di annotazioni appuntate in forma diaristica, ispirate dall’ascolto del disco, che vedrò di mostrarvi in questa nobile sede.  Prima però ci serve ancora del contesto.


Non è semplice inquadrare questo artista dal punto di vista culturale e musicale. Per capirlo dobbiamo considerare il suo progetto secondo due prospettive. Da un lato, uno sguardo al passato prossimo, attraverso l’analisi e lo studio delle sonorità della trance anni ‘90, della cultura dei rave italiana, delle produzioni Glitch e Noise della storica etichetta austriaca Mego. Dall’altra uno sguardo al futuro anteriore, agli sviluppi che l’utilizzo di certe 
tecnologie come i software per la sintesi sonora (8Max/MSP e SuperCollider) possono portare alla musica elettronica. Il punto d’incontro tra questi due sguardi costituisce la cifra sia musicale che socio-culturale di Lorenzo Senni. E questo lo dico oggi, lunedì 4 Maggio, dopo una settimana passata ad ascoltarlo e a cercare di capire se queste affermazioni sono dovute all’amore oppure ad vera e propria presa di posizione. Secondo me, se volete una risposta, ad entrambe le cose.

Nasce a Cesena nel 1983 e studia da musicologo a Bologna. Gli esordi lo vedono batterista nella band hardcore punk straight edge Le Harmacy. Cresce sulla stellare riviera romagnola tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni ‘10, e la cosa la si percepisce ascoltando qualunque cosa abbia prodotta – gli echi sono chiari. Il debutto come Lorenzo Senni è nel 2008 con Early Works per Kesh Recordings e Presto!?, l’etichetta da lui stesso fondata, che si impone a metà tra il field recordings (o fonografia) e l’utilizzo del computer. Sempre per la Presto!?, pubblica nel 2010 Dunno, che si identificata come il suo primo lavoro vero e proprio, dove si concentra sullo studio delle affascinanti strade aperte dalle potenzialità dei laptop. A questo punto Senni continua il suo progetto di ricerca, e nel 2012 esce per Editions Mego, Quantum Jelly. Oltre alla sonorizzazione di varie opere teatrali o cortometraggi, nel 2014 arriva Superimpositions, prosieguo concettuale di Quantum Jelly. Mentre la sua fama internazionale cresce suonando in vari e importanti festival in giro per il mondo (per esempio il Sonar 2015), viene notato dalla Warp Records che decide di offrirgli un contratto. Lorenzo Senni diventa il primo italiano a sottoscrivere un contratto con la prestigiosa etichetta britannica, rimanendo l’unico fino al 2019, quando viene raggiunta da Caterina Barbieri (ma questa è un’altra storia). Nel 2016 Senni pubblica il rivoluzionario Persona, per Warp Records, e da questo momento la sua fama internazionale in certi ambienti è chiara. Segue, nel 2017, il compatto e citazionistico  XAllegroX / The Shape Of Trance To Come La sua fama è crescente. Rimanendo a vivere in Italia, viaggia in giro per il mondo, dando vita a vere e proprie performance: club, discoteche, festival, esposizione d’arte.  Per esempio, il live al Sonar del 2018 è davvero invitante.

A questo punto, pensavo, l’unica cosa che manca alla sua carriera è una sottolineatura. Da ascoltatore, infatti, vorrei “sentire ribadito” il concetto fondante del suo progetto. Vorrei che mi spiegasse “meglio” cosa intende con “rave voyeurism”, “pointillistic trance”,  “circumscribed euphoria.” Vorrei capire se sono solo parole gettate così nell’impasto del discorso musicale oppure precise asserzioni che sintetizzassero un’idea estetica e musicale del mondo. Per questo, il desiderio cresceva, come  l’attesa per la riapertura delle porte delle nostre case. Di seguito i miei strofinacci.

24 Aprile

Discipline of Enthusiasm  

Fuori c’era il sole. Avevo finito il caffè. Anche se tutti i giorni sono uguali, quello era il Venerdì prima del 25 Aprile, la liberazione. Mi dovevo preparare a celebrare l’unica festa che conta per me. E si sa, per ogni rito, serve un codice di comportamento. Anche per l’entusiasmo. Dal minuto 3.36 in poi sento che sta per arrivare. Ci sto amore.

25 Aprile

XBreakingEdgeX

Nonno, lo so, eri troppo piccolo e la rivoluzione l’hai fatta dopo lavorando. Ma le senti queste pugnalate di clavicembali e sintetizzatori? Sembra che la liberazione è stata solo un sogno. Eppure ero carico. Ma che vita faccio?

26 Aprile

Move In Silence (Only Speak When It’s Time To Say Checkmate)

Ho capito. Urlare dalle finestre delle case “Andrà tutto bene” non serve a nulla, se non a portarti dentro una bolla nera, rotto e franto e deluso. Bisogna muoversi in silenzio. Nella pista da ballo. Nelle strade delle città in quarantena. Nelle nostre scorribande del passato e del futuro. Senza gridare. Ho sbagliato, mi sono fatto prendere dall’entusiasmo. La partita è lunga.

27 Aprile

Canone Infinito

Mio zio si è preso il Covid-19. A Bergamo. Lunedì è uscito. L’ho chiamato. Mi ha raccontato che hanno perso il suo portafoglio, ma che non gli importava nulla perché tanto era vivo. Allora gli ho chiesto se aveva visto almeno le porte dell’aldilà nel coma indotto della terapia intensiva. Mi ha detto di no. Non si ricordava nulla se non un rumore fisso di sottofondo che tornava. Però visto che ogni instante è diverso dall’altro, era sempre diverso. Tipo il canone di Pachelbel. A presto, zio.

28 Aprile

Dance Tonight Revolution Tomorrow

Il Doctor Blaster, un mio amico, è molto arrabbiato. Legge Remoria, e con entusiasmo, anche lui, mi dice che i tempi stanno cambiando, anche se non cambierà mai nulla. In quel momento interviene il professor Reetmo, altro caro amico, che ci invita alla calma. Perché per il sovvertimento delle cose, bisogna partire dall’ascoltare il suono che viene da dentro di noi. Melodia dolce che culla e prepara a qualunque evenienza. Anche qui, ripetizione che attira e non annoia.

29 Aprile

The Power Of Failing

Infatti aveva ragione. Oggi sto male. Guarda come preparano i cappi. Qua nessuno pensa ai ricercatori italiani. Tutti pronti a spendere uno striscione giallo e la scritta nera, ma nessuno sa il motivo. Concorsi ordinari. Voci, comunicati, numeri. Ma nessuna ragione e nessun senso della concretezza. Le sento queste sferzate del futuro in forma di suono modellato.

30 Aprile

Wasting Time Writing Lorenzo Senni Songs

Wasting Time trying to write about Lorenzo Senni Songs.

1 Maggio

THINK BIG

Cosa fare davanti a questa confusione? Cosa fare del nostro percorso di vita? Riprendere da dove avevamo lasciato? Usare metodi del passato per andare verso il futuro? Sviluppare nuove modalità di comprensione? Bruciare le nostre stanze? Bruciare i libri di ogni youtuber? Bombardare i server di Faceook? Spingerci oltre tutto quello che potevamo fare, senza l’aiuto di nulla? Non lo so. Ma pure e soprattutto se non farai tutto ciò, tu pensa GRANDE.

Lorenzo Senni ci regala uno spaccato del suo percorso da artista, che risente del momento che certi ambienti della musica elettronica stanno vivendo (non considerando tanti aspetti che la pandemia ha portato naturalmente e che riprenderemo magari in futuri articoli). Continua, a mio parere, da dove aveva iniziato: il software, cioè il presente e futuro, con cui cerca di esprimere e rappresentare la realtà, mostrando e reinterpretando il passato, definito dagli archi e dal pianoforte. E soprattutto non è interessato (per ora) alla primordialità e all’essenzialità del beat. Probabilmente non sa ancora dove tutto questo lo porterà. E lo Scacco Matto è lontano. Si trova ancora in piena partita. Il tempo e lo spazio possono anche essere dilatati all’infinito da un computer, ma le dinamiche socio-economiche non ti permettono di fuggire dalle necessità della quotidianità. Proprio in questa tensione si impernia la libertà di una traccia di Senni: la puoi ballare occupando lo spazio, ci puoi viaggiare, dilatando il tempo. L’unico ad essere in Scacco sono io, perché credo che qui nulla è stato sottolineato, non ho ancora afferrato il concetto di “circumscribed euphoria” o “pointillistic trance”, ma si sono sfondate solo delle finestre che lasciano intravedere il futuro. Ma siamo ancora incapaci di idealizzarlo, anche vagamente. E per fortuna.

 

 

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