Run The Jewels – Run The Jewels 3

Feline Rating

usa

Etichetta: self-released.

Genere: hip hop.

Anno di uscita: 2016

General Info: 14 brani, 00h 51m

 

 


No more moms and dads crying, no more arms in the air/ We put firearms in the air, molotov cocktails thrown in the air

Di sorpresa, senza avviso, come una bomba… E che bomba! Nessuno si sarebbe aspettato l’uscita anticipata di “Run The Jewels 3”, l’ultimo lavoro dei Run The Jewels. Contro ogni regola, contro ogni marketing, “RTJ3” è stato rilasciato a Natale – e pure in free download -, in barba alle classifiche di fine anno.

Il terzo disco di El-P e Killer Mike arriva forse nel momento più perfetto, visto anche il carico di parole sulla politica: la vittoria di Donald Trump alle presidenziali e gli episodi che hanno coinvolto la polizia e la comunità nera degli Stati Uniti. È ben noto l’appoggio dato dallo stesso Killer Mike al candidato Bernie Sanders e il suo attivismo per la black people, che ha visto spazio anche nel precedente album.

Il duo, attraverso il proprio disco, incita la gente ad alzarsi e a ribellarsi ai soprusi, ai politici e a tutto ciò che c’è di corrotto; un incitamento alla rivolta, prima che “coming soon on a new world tour, probably play the score for the World War”.

Attraverso un flow fluido, carico di ironia e di giochi di parole, il messaggio che i Run The Jewels vogliono lasciarci è diretto, d’impatto emotivo forte e senza peli sulla lingua. Al massimo si cerca un personaggio o una figura per poterlo passarlo; ad esempio, nelle tracce “Don’t Get Captured” e “Thieves (Screamed the Ghost)” – rispettivamente i brani 7 e 8 di “RTJ3” – si usano un ufficiale corrotto e un fantasma vittima delle forze dell’ordine per poter narrare al meglio il loro punto di vista.

E che dire delle altre tracce? Sono tutte da scoprire e da “studiare”: dai singoli “Legends Has It” (“Every new record’s my dick in a box / We get a doozy, the mula’s a lock”) e “2100” (“The evening news givin’ yous views / Telling you to pick your master for president / Been behind the curtain, seen the devil workin’”) a “Stay Gold” (“Golden rule is, “Don’t lose your soul.” / Piss on power / Golden shower”); sono solo alcune perle contenute nei testi di “RTJ3”, che risulta un album meno violento e meno divertente dei precedenti, ma più forte sotto il punto di vista politico, più intenso.

Non passa in secondo piano il sound offerto, opera sempre di El-P e magistrale come sempre, seppur non troppo distante da “RTJ” e “RTJ2”. Rispetto alla scena hip-hop attuale, che sta spopolando nelle classifiche con personaggi nuovi e freschi, i Run The Jewels sono una cosa a sé stante, distaccata e ben definita. Il sound è molto più underground e anche nel loro terzo lavoro non mancano i bassi cupi e martellanti, synth che sembrano provenire dal secolo scorso e distorti, in una miscela che ben si mescola con le parti rappate.

Non mancano le partecipazioni di grandi ospiti: Danny Brown compare in “Hey Kids (Bumaye)”, capace d’incendiare la coda della canzone tra un gioco di rime e parole (come nel suo primo intervento “Word architect, when I arch the tech, I’ll part ya’ neck”); Tunde Adebimpe in “Thieves”, BOOTS in “2100”, Trina in “Panther Like a Panther (Miracle Mix)” e, infine, il sax di Kamasi Washington in “Thursday in the Danger Room”.

Insomma, “Run The Jewels 3” non è agli stessi livelli dei due precedenti lavori, anzi… È su un altro piano, ben superiore. Se il 2016 ha lasciato lì una bomba pronta ad esplodere, ”RTJ3” è la miccia capace di farlo. Un masterpiece arrivato senza preavviso, come un terremoto ma capace lasciare ben più di un segno. I Run The Jewels hanno centrato di nuovo il bersaglio, senza sbavature e con precisione millimetrica.

Feline Breakdown

Perdente, ma non è che gli altri vincano.

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