Siren Festival 2017: tutti i dettagli e le info


Felines, è appena entrata ufficialmente la settimana targata Siren Festival.

Inizierà questo weekend, infatti, (più precisamente 27-30Luglio) la quarta edizione di quello che è ormai da anni uno dei festival più quotati -se non il primo- tra i tutti nel nostro Bel Paese. Una città storica affacciata sul mare che grazie alla sua invidiabile posizione, negli anni, si è affermata come uno dei luoghi più affascinanti del centro Italia. Le spiagge incontaminate, i caratteristici vicoli, i giardini, i cortili, le piazze che si affacciano come terrazze sul mare e l’ottimo cibo abruzzese, faranno da cornice a quella che sarà la quarta edizione del Siren Festival di Vasto.

Giardini D’Avalos

Così noi di FW, assidui frequentatori del luogo sin dalla prima edizione, vogliamo iniziare insieme a voi il nostro personalissimo countdown presentandovi uno per uno quelli che saranno gli ospiti di questa edizione 2017; ma prima alcune info di vitali importanza per sopravvivere nonché muoversi bene, e senza intoppi, all’interno del festival.

SIREN FOOD: come ogni anno il cibo del Siren sarà l’headliner principale per i palati più affamati e sopraffini, nonchè per gli amanti dei prodotti ed i sapori culinari fortemente legati al territorio abruzzese.

Attraverso la collaborazione con le realtà più interessanti del vastese e delle zone limitrofe potremo, di fatto, scoprire ogni tipo di prodotto tipico. Ovviamente gli immancabili arrosticini, la ventricina (presidio slow food) dei salumifici locali, le pallotte cacio e ova (come da tradizione), la porchetta abruzzese, i cartocci di pesce fritto di pescato locale.

In più le new entry di questa edizione saranno: il pulled pork e gli hamburger (normali e di ventricina) e i panini creativi negli stand street food.

Pic by Siren Festival016 #followthearrosticino

SIREN BEACH

Anche per questa edizione sarà il Lido Sabbia D’oro a Vasto Marina ad ospitare gli appuntamenti diurni e gli after shows. Di giorno, infatti, la Siren Beach si animerà di show acustici e dj set di artisti come Andrea Lazslo De Simone, Caco Mental, Colombre, Gomma, Maiole, Mesa, Persian Pelican e Old Fashioned Lover Boy, mentre la notte si trasformerà in dancefloor con i dj set di Demonology,  Alioscia (Casino RoyaleMiz Kiara (Female Cut) e NEO.

Sarà inoltre possibile salire ai concerti in paese dalle 18 e poi la notte scendere ai dj sets servendosi della navetta gratuita, offered by Budget. Inoltre domenica festeggeremo, come da tradizione, la fine del festival con barbecue, live e dj set di Cumbia.

Ma ora arriviamo alla presentazione degli artisti, i veri protagonisti dell’edizione del Siren Festival di Vasto 2017.

APPARAT (dj)

Non ha bisogno di presentazioni, se ancora non avete avuto il piacere di assistere ad un set di Sir. Sasha Ring, mbè, forse allora è già solo questo un motivo più che valido per approdare in venue.

ARAB STRAP 

A venti anni dalla loro formazione e a dieci dal loro scioglimento, gli ARAB STRAP dopo un’attesa reunion avvenuta lo scorso anno, fanno sold out ai loro primi tre live in UK.

Il duo cult-pop scozzesecomposto da Aidan Moffat e Malcolm Middleton, arriva in Italia per celebrare il compleanno della band ad un anno dalla grande reunion ed a pochi mesi della pubblicazione del doppio album celebrativo.

L’omonima compilation, che racconta i dieci anni di una carriera tanto influente quanto controversa, mostra tutte le straordinarie capacità di una band che ha sempre rifiutato di conformarsi a qualsiasi trend topic contemporaneo. Dall’ottima Shy Retirer al piano noir di Love Detective, dal lo-fi sconnesso di The Clearing all’elettronica ruvida di Rocket, Take Your Turn, gli Arab Strap si sono rivelati sempre senza paura ed originali sin dal primo minuto di Aidan in First Big Weekend (era il 1996).

GHALI


Il 3 Ottobre 2016 Ghali annuncia l’uscita del nuovo singolo “Ninna Nanna” . L’artwork ufficiale del brano ritrae il rapper assieme a sua madre, in una foto scattata da Iosonopipo. Il singolo esce per Sto Records, etichetta della quale lui stesso è il founder. Al brano ne seguirà un altro, “Pizza Kebab” anch’esso pubblicato in anteprima su Spotify.

Nel 2015, Ghali lancia anche una sua linea di abbigliamento streetware, la Sto Clothing. Nel 2016 lancia il suo canale YouTube dedicato al rap italiano, Sto Magazine, nel quale si possono trovare interviste ai più interessanti rapper del momento.

Nel maggio di quest’anno, infine, droppa il suo prima album, “Album”, materiale interessante e già pietra miliare di quella che sarà definita trap music italiana.

GHOSTPOET 

Obaro Ejimiwe aka Ghostpoet è nato a Coventry e poi trasferitosi a Londra dove trova la sua perfetta dimensione. Accento afro-cockney, metriche irregolari, storie di strada. Ma anche apnee elettroniche, beat glaciali e penombre fumose ed intense. La voce soul di Ghostpoet descrive (timidamente) un eco a quella di Gil Scott-Heron. L’artista britannico ha lanciato quest’anno Immigrant Boogie, il nuovo singolo via Play It Again Sam, e prima traccia ad emergere da diverse sessioni registrate negli ultimi mesi a Londra.

Si tratta del primo materiale che vede la luce dopo l’acclamato album del 2015 Shedding Skin. Avvolto in una virtuosità post-punk, Immigrant Boogie è un racconto incredibilmente pertinente e fortemente legato all’epoca contemporanea.

Ghostpoet nel 2010 viene notato su Myspace dalla Brownswood Recordings del DJ di culto Gilles Paterson, che gli pubblica il primo EP The Sound Of Strangers a giugno 2010. Nel frattempo collabora con Micachu e con i nomi più rilevanti dell’hip hop britannico oltre che al progetto Africa Express di Damon Albarn. Nel 2011 arriva Peanut Butter Blues & Melancholy Jam e viene candidato al prestigioso Mercury Prize. Nel 2013 esce Some Say I So I Say Light e Nel 2015 arriva Shedding Skin il terzo album di studio che è un coraggioso ma esperto viaggio in metodologie precedentemente inesplorate, con il quale vanterà le collaborazioni con artisti del calibro di Lucy Rose, Nadine Shah, Melanie De Biasio e Paul Smith dei Maximo Park.

Shedding Skin è una cascata di inarrestabile potenza: la reinvenzione e la distillazione di tratti da lui inesplorati fino a quel momento. Un album coerente e solido, totalmente innovativo che gli farà così guadagnare una nuova nomination ai Mercury Prize di quest’anno.

BAUSTELLE

Mentre il tour teatrale di presentazione dell’album L’AMORE E LA VIOLENZA è ormai arrivato al giro di boa, facendo registrare ovunque il tutto esaurito, i BAUSTELLE approderanno al Siren di quest’anno guadagnandosi il titolo di veri e propri headliner del festival.

L’AMORE E LA VIOLENZA via Warner Music, così si chiama il nuovo album di Francesco Bianconi & co. prodotto artisticamente da lui stesso e mixato da Pino “Pinaxa” Pischetola. Composto da dodici brani – dieci canzoni e due brani strumentali – si tratta del settimo album di studio del gruppo.

Lo stesso Bianconi si racconta:
“Quando penso a questo disco l’aggettivo che mi viene in mente con più frequenza è “colorato””
 – dice Francesco Bianconi. “Volevamo fare un disco con dentro le canzoni pop che non sentiamo mai alla radio, fare un disco di canzoni pop che per una volta, come una volta, non temano di rivelare una propria eccitante complessità. Questo è forse il nostro disco più libero, da questo punto di vista. In una intervista di qualche mese fa ho detto che “L’amore e la violenza” sarebbe stato un disco “oscenamente pop”. Questo intendevo: musica che non si vergogna di esibire la propria libertà. In questo senso è “colorato”: nella maniera in cui gioca a essere libero. Chi l’ha detto che non si può far suonare Haydn e Moroder nella stessa stanza? Dipende dal modo in cui li fai suonare, e dal coraggio che hai nel lasciarli provare.”

TRENTEMØLLER

Ricami melodici che colpiscono al cuore, attenzione al suono in ogni minimo dettaglio, capacità di combinare sensibilità indie e quelle elettroniche con un piglio raro, suoni introspettivi: è con queste armi che il danese Anders Trentemøller è diventato uno dei produttori più amati dell’ultimo decennio. Una storia d’amore, quella fra lui e un pubblico fin dall’inizio molto vasto, preparato e trasversale, iniziata dalle sue prime produzioni (una serie di EP a partire dal 2003) e soprattutto dal suo album d’esordio “The Last Resort”, anno 2006, il quale finì sin da subito sulle zone più alte delle classifiche della categoria. Successivamente Anders pubblica “Into The Great Wide Yonder” (2010) e “Lost” (2013) ulteriore riconferma di quello che sarebbe stato il suo status di culto, in grado di parlare a pubblici diversi, e dalle più svariate sfaccettature.

La musica di Trentemøller sfugge infatti dall’essere precisamente catalogata e scheda: il tocco è molto personale, lo spazio comprende l’elettronica in senso tale e tutte le sperimentazioni che la generano. “Fixion”, il suo ultimo pupillo uscito a settembre 2016 via In My Room, più che essere una rivoluzione rispetto al suo predecessore “Lost” ne è una prosecuzione ideale, un sequel stilistico. Restano alcuni fondamentali tratti distintivi: il tocco malinconico, la preziosità delle soluzioni melodiche ed armoniche, un romanticismo di fondo molto scuro.

Il tour che segue l’uscita di “Fixion” vede Anders Trentemøller sul palco con altri quattro rodati compagni d’avventura, tra cui Marie Fisker alla voce, pronti a destreggiarsi tra basso, chitarra, batteria e vari synth. Un organico di grande impatto, la cui forza è ulteriormente valorizzata dal solito attentissimo lavoro su luci e visuals e dal contributo dell’artista svedese Andreas Ermenius (già responsabile dell’artwork di “Fixion” e regista dei video dei tre singoli da esso estratti), che ha curato il design del palco.

ALLAH LAS

Freschi di pubblicazione del bellissimo Calico Review, pubblicato nel settembre del 2016, gli Allah-Las arrivano al Siren, anch’essi come headliner attesissimi del festival.

La band californiana si è imposta all’attenzione generale con il loro album di debutto omonimo, uscito nel 2012, in cui il quartetto, composto da Miles Michaud, Pedrum Siadatian, Spencer Dunham e Matthew Correia, ha dimostrato ampiamente tutto il suo amore per le sonorità psichedeliche degli anni ’60.

L’universo sonoro degli Allah-Las è una perfetta miscela di pop stile British Invasion, di psichedelia della West Coast americana e di grezzo garage rock.

Sin dal primo singolo, “Catamaran” nel 2011, il quartetto viene prodotto da Nick Waterhouse sulla sua Pres Label. Nel 2012 il produttore fonda una nuova etichetta, la Innovative Leisure, e li porta con sé producendo il loro omonimo debutto. Ma per la band losangelina è solo l’inizio dell’ascesa, da subite infatti riceve critiche entusiastiche anche in Europa, dove il live debutto a Londra viene descritto dal Guardian come “a blissful 45 minutes on a cold night”.  Gli Allah Las si affermano come i capofila di un intero filone revivalista nei suoni, celebrato anche in diverse serie televisive (“Aquarius” con David Duchovny di X-Files e Californication). Il 2014 vede la pubblicazione del secondo album Worship the Sun.

Due anni dopo arriva Calico Review, una raccolta di gemme pop psych pubblicata dalla Mexican Summer, la quale mette in luce la capacità della band di andare oltre il revivalismo e di dar vita ad un universo sonoro originale, frutto di diverse influenze.

CARL BRAVE X FRANCO126

“Polaroid” è la raccolta di 10 istantanee che fermano il frammento di una storia. È un attimo che non tornerà mai più come prima, fragile ed irripetibile. Sullo sfondo c’è sempre Roma, a “scattare” però non c’è una macchina fotografica, ma lo sguardo sincero di Carl Brave e Franco126, prima amici poi musicisti, in per strada come in studio.

Nelle loro canzoni la città eterna esce dalla solita retorica in cui è intrappolata dall’immaginario collettivo, per vestire i panni di una metropoli contemporanea, cosmopolita, carica di contraddizioni e per questo ancor più poetica. Dieci pezzi scritti e prodotti in una mansarda trasteverina e poi pubblicati su youtube di getto, spinti dalle urgenze di fare e raccontare, immagini lampo della vita di tutti i giorni, piccoli dettagli e situazioni tra le cui trame si annida la magia del quotidiano.

Come i vicoli del tredicesimo rione, così anche chitarre acustiche su batterie elettroniche si intrecciano in maniera armonica sulla stessa traccia. Auto-tune e sax, trap e hip-hop convivono in maniera unica e personale, come è unica e personale la via musicale che i due ragazzi dall’altra parte del Tevere si stanno aprendo davanti al loro passaggio.

COLOMBRE

Pulviscolo è il primo album di Colombre, progetto che inaugura l’esperienza da solista di Giovanni Imparato – già voce, chitarra e autore dei brani della band indie-pop Chewingum nonchè co-produttore del disco Sassi di Maria Antonietta – uscito il 17 marzo per l’etichetta Bravo Dischi. 25 minuti e 36 secondi, 8 tracce dai titoli brevissimi (1, massimo 2 parole) per un intero album che riesce a conquistare, ed immediatamente a farsi cantare.

Nella prima settimana di uscita il secondo singolo “Blatte” feat. IOSONOUNCANE è entrato nella top 10 della Viral50 di Spotify e Colombre è subito schizzato al primo posto della Social Indiex, la classifica degli artisti indipendenti che creano più engagement sui social network.

Il nome Colombre è un omaggio al racconto di Dino Buzzati (Il Colombre), una favola moderna – protagonisti un marinaio e un mostro marino – che parla dell’incapacità di affrontare le proprie paure, di tuffarsi nelle ignote profondità del mare per scoprire cosa ci lega all’immobilità. È proprio l’immobilità  infatti ciò da cui fugge Imparato/Colombre che in queste 8 tracce mette a fuoco alcuni episodi significativi della propria storia recente, vuota il sacco e decide di aprirsi al futuro.

DANIEL MILLER

Fondatore della Mute Records, colui che ha scoperto nomi come Depeche Mode o Moby (giusto per citarne due, ma l’elenco sarebbe lunghissimo): Daniel Miller, classe 1951, potrebbe vivere di rendita sul suo status di leggenda della discografia mondiale.

Ma la sua attitudine, da sempre visionaria, spigolosa, rivolta verso il suono del futuro, lo ha portato negli ultimi anni a reinventarsi una carriera come dj in campo techno ad altissimo livello. Tutto nacque dall’invito dell’amico (e fan!) Karl O’Connos, alias Regis – metà del duo Sandwell District, un’istituzione della techno britannica più solida e priva di compromessi – per dividere la console durante un set al Berghain, il santuario berlinese assoluto della club culture globale più intransigente e rigorosa.

Niente di nostalgico, nessun set revival a celebrare glorie passate (come la seminale hit “Warm Leatherette”, anno 1978, la produzione che ha lanciato Miller nell’industria discografica alternativa), ma suoni cupi, dritti, inquietanti, una tech-house perfettamente al passo coi tempi se non direttamente con un futuro sinistramente distopico. Da lì in avanti sono arrivate chiamate di enorme prestigio: lo Space ad Ibiza, il Melkweg durante l’Amsterdam Dance Event, il Sónar, il Bootleg a Tel Aviv, Culture Box a Copenhagen, una Boiler Room a Berlino targata m_nus su invito diretto di Richie Hawtin.

ANDREA LASZLO DE SIMONE

Andrea Laszlo De Simone è un’anomalia. È un solista, prima di tutto, ma è anche una band di sei elementi.

È un cantautore, ma cosa significa nel 2017 essere un cantautore?

“Uomo Donna”, il suo primo vero e proprio album, è uscito il 9 giugno per 42 Records, anticipato dai singoli “Uomo Donna”, “Vieni a Salvarmi” e “La guerra dei baci”, tutti e tre anticipati da tre videoclip particolarissimi ed evocativi seppur nella loro semplicità.

“Uomo Donna” è un disco particolare, che vive di contrasti: c’è la canzone d’autore italiana, appunto, e la psichedelia, Battisti e i Radiohead, i Verdena e Modugno; l’influenza di quella che negli anni ’70 veniva chiamata Library music rilevata da un tocco post-moderno che riesce a rendere nuovo anche ciò che, nel suo essere, sarebbe nato volutamente classico.

FRANCOBOLLO

Distorto, infantile, energico, malizioso. I Francobollo sono tutto quello che si è sempre desiderato per Natale, ma che non si ha mai avuto il coraggio di chiedere. I membri della band, che si sono conosciuti a scuola a Lund, in Svezia, hanno suonato e registrato prima di fondare la band per gruppi come Slow Club, LA Salami e Mystery Jets.

Ugualmente a loro agio nei minuscoli club come nei più grandi festival, i Francobollo sono stati capaci di conquistare  con incredibile facilità un vasto pubblico grazie alla loro potenza live. Il produttore Charlie Andrew, vincitore di un Mercury Prize e di un Brit Award, è rimasto talmente colpito da un loro concerto, tanto da proporre alla band di inaugurare la sua etichetta Square Leg Records. E’ nato così ‘Long Live Life’ – l’album di debutto di Francobollo, fuori il 14 luglio,  proprio con l’obiettivo di creare un lavoro capace di catturare e trasmettere l’energia incontenibile dei loro live.

Acclamati da NME, DIY, Clash Magazine, Line of Best Fit e numerosi altri media non c’è dubbio che nei prossimi mesi ne sentiremo molto parlare.

GAZZELLE

Occhiali da sole, occhiaie da solo. Zenzero e zucchero filato. La felpa sporca della sera prima. Gazzelle è di Roma e Superbattito è il suo disco di esordio.

Un disco ammiccante e catchy. Sexy pop.

Prodotto per Maciste Dischi da Igor Pardini e Flavio Pardini presso Il Cubo Rosso Recording di Roma, con la supervisione artistica di Leo Pari. Masterizzato da Andrea Suriani presso l’Alpha dept. studio di Bologna.

GIORGIO POI

Il suo disco d’esordio “Fa Niente”,uscito nel febbraio 2017 per Bomba Dischi/ Universal, non smette di raccogliere entusiasmanti riscontri testimoniati non soltanto dalle innumerevoli uscite sulla stampa specializzata e sul web, ma soprattutto da un crescente seguito di spettatori durante il suo primo giro di concerti.

Ora Giorgio Poi è pronto per affrontare una lunga e calda estate live in giro per l’Italia. Con Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria, compone un infallibile trio di musicisti che sa catturare il pubblico con maestria, in un continuum tra la forma canzone e l’esplorazione del suono.

GOMMA

I Gomma sono Ilaria, Giovanni, Matteo e Paolo, quattro ragazzi che amano il post-punk, quello cupo ed emotivo, ricco di suggestioni nineties.

Nascono in provincia di Caserta a inizio 2016 e in pochi mesi registrano e pubblicano un disco: Toska, il risultato delle loro vite e delle loro contaminazioni musicali, cinematografiche e letterarie. Un esordio che vuole offrire un punto di vista genuino e istintivo sul mal d’essere contemporaneo elargendo storie da periferia dell’anima e che li ha catapultati su alcuni dei palchi più importanti d’Italia, affascinando pubblico e critica.

Toska è l’album d’esordio dei GOMMA uscito il 17 gennaio 2017 per V4V-Records in collaborazione con Controcanti.

JENNY HVAL

‘Blood Bitch’ è la nuova fatica dell’artista norvegese Jenny Hval ed arriva ad un anno di distanza dal precedente ‘Apocalypse Girl’. Fuori per Sacred Bones Records nell’autunno del 2016, il nuovo album vede Jenny collaborare di nuovo con il produttore norvegese Lasse Marhaug, per dar vita così ad un gioiello di avanguardia elettronica, folk sperimentale, beat e droni glaciali.

I dieci capitoli di ‘Blood Bitch’ recitano storie sanguinarie, legate a realtà, fantasia e fiction cinematografica. Il nuovo album di Jenny Hval è un concept legato al ruolo del sangue nella società moderna e passata. ‘Blood Bitch’ è un album cold dove storie atroci e location desolate risvegliano il gusto e l’estetica minimal gore tipica del black metal norvegese. L’artista e scrittrice norvegese ha sviluppato negli anni un sound unico, sin dalla pubblicazione del primo album‘To Sing You Apple Trees‘ nel 2006, quando Jenny si nascondeva dietro al monicker ‘Rockettothesky’. Per i suoi ultimi due album,‘Innocence Is Kinky’ del 2013 (prodotto da JohnPJ HarveyParish per Rune Grammofone) e ‘Apocalypse Girl’ del 2015, Jenny ha ricevuto plausi dalla critica di tutto il mondo per il suo modo originale di scrivere testi e musica, algoritmi costruiti su di una affascinante voce come cornice di arrangiamenti non tradizionali.

JENS LEKMAN

Dopo quattro anni di attesa è arrivato il nuovo album dell’amato artista svedese,“Life Will See You Now” acclamato da pubblico e critica e considerato il suo lavoro migliore.

Con soli quattro album il songwriter e cantante svedese Jens Lekman ha provato a tutto il mondo il proprio talento come compositore e cantante.

Nelle parole del protagonista ‘Life Will See You Now’ è il disco che rappresenta la crisi di mezza età dell’artista, rivelandone contenuti nuovi e personali.

La scrittura austera ma vincente e gli arrangiamenti efficaci concedeno a Lekman di conquistare il pubblico attraverso la narrazione. Siamo nei territori perfetti dei migliori Belle & Sebastian e degli Hot Chip meno elettronici.

Il cuore degli arrangiamenti bucolici di Lekman nasconde incantevoli delizie e citazioni come il ritorno di fiamma per la poetica di Arthur Russell e il duetto con Tracey Thorn (voce degli Everything But The Girl).

Questo è il punto più elevato della carriera di Jens Lekman, un disco capace di superare anche il favoloso ‘Night Falls Over Kortedala’ (uscito nel 2007 e al tempo capace di arrivare fino al numero 1 della chart dei dischi più venduti in Svezia).

LUCY ROSE  (@Giardino D’Avalos)

Lucy Rose arriva in Italia per presentare il suo nuovo album Something’s Changing.

Something’s Changing uscirà il 14 luglio su Communion Records/Caroline. L’album sarà accompagnato da un breve documentario che racconta il tour dell’anno scorso di debutto in America Latina. Il viaggio, organizzato in maniera indipendente da Lucy con l’aiuto dei sui fan sudamericani, è stato di grande ispirazione per l’album, è il film di un racconto intimo di come tutto è successo. Navigando sulle intuizioni dei suoi viaggi, Lucy si è posta l’obiettivo di fare il terzo album in modo dolce e, attraverso l’amico di un amico, è entrata in contatto con il produttore di Brighton Tim Bidwell, e nel suo studio casalingo ha trovato il luogo ideale per esplorare la sua intimità e tirar fuori delle nuove canzoni.

L’album è stato fatto in diciassette giorni. I maggiori contributi sono stati dati dal bassista di Tim, Ben Daniels, dal batterista Chris Boot, e dagli ospiti Elena Tonra dei Daughter, Marcus Hamblett dei Bear’s Den e Emma Gatrill dei Matthew and The Atlas.

NOGA EREZ

La giovanissima artista israeliana di Tel Aviv arriva al Siren per presentare il suo album debutto Off The Radar uscito questo giugno via  City Slang. Ricordiamo che l’album è stato anticipato dai singoli Dance While you Shoot Pity, accompagnati dai relativi videoclip.

Nata nel 1990, alla vigilia dello scoppio della Guerra del Golfo, Noga Erez è un’artista fortemente politicizzata; questo elemento si traduce nel disco in un immaginario iper-realista  che riflette spesso su temi come la violenza, i mass media e varie problematiche sociali dell’era contemporanea.

Influenzata sia da artisti come Björk, M.I.A. and fka Twigs che come Flying Lotus, Kendrick Lamar e Frank Ocean, Noga è autrice di un universo sonoro in cui le potenti atmosfere forgiate con i suoi synth e i beats ingenui cavalcano coraggiosamente i generi, esaltati e rinforzati dall’ambiente in cui è cresciuta. Convinta che la musica abbia il difficile compito di fornire agli ascoltatori spunti di ispirazione e di riflessione e allo stesso tempo attimi di puro divertimento e di fuga dalla realtà, Noga si afferma come una delle artiste elettroniche più promettenti in circolazione.

POPULOUS

Dopo “Night Safari”, disco che ha definitivamente consacrato Populous come uno degli artisti e producer più interessanti a livello internazionale, ora arriva ‘Azulejos’, la nuova avventura elettronica del producer salentino in uscita il 9 giugno per La Tempesta (in Italia) e per Wonderwheel Recordings (nel resto del mondo).

L’album è stato interamente composto a Lisbona ed è la sintesi del nuovo viaggio sonoro di Andrea Mangia, un ponte ideale fra i ritmi sensuali della cumbia sudamericana e l’elettronica europea.

Il curriculum di Andrea non si può dire che sia scarno, tutt’altro: autore di jingle televisivi e colonne sonore, sound designer per il web, nonchè musei e sfilate di moda. Ha lavorato per Imperial, IKEA, Vogue, Vivienne Westwood, Carhartt, Nissan, Wired, Skoda. Ha prodotto e collaborato, tra gli altri, con Teebs, Clap! Clap!, Dj Khalab, Blue Hawaii, Lukid, John Wizards, Simon Scott/Slowdive, Sun Glitters, Larry Gus, Giardini Di Miro`.

Nel 2010 vince il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro”.

Nel 2014 pubblica “Night Safari”ottenendo  consensi unanimi da parte di critica e pubblico (con brani regolarmente trasmessi da radio cult come NTS, KEXP, Le Mellotron).

Nel 2016 vince il premio di “Miglior artista” all’Italian Quality Music Festivals.

EMIDIO CLEMENTI/CORRADO NUCCINI- QUATTRO QUARTETTI (@Giardino D’Avalos)

Ci vuole coraggio a decidere di prendere un classico letterario del ‘900 – i “Quattro Quartetti” del poeta e critico letterario statunitense T.S. Eliot – e reinterpretarlo in maniera completamente inedita. Negli anni sono tantissimi gli autori che hanno provato a rielaborarlo e altrettanti sono gli attori che ne hanno fornito una loro interpretazione, ma nessuno aveva provato a fondere l’elemento ritmico già presente nelle parola di Eliot con un tessuto musicale inedito, composto per l’occasione, e che prova a far convivere trame sonore vicine alla musica ambient con suggestioni etniche e improvvise impennate di chitarre. Un lavoro che è a sua volta un vero e proprio disco che ha senso anche come opera a sé stante, pure per chi non possiede alcuna confidenza con il poema di Eliot, qui declamato alla perfezione da Emidio Clementi su una traduzione Garzanti del 1994.

Emidio Clementi e Corrado Nuccini sono due figure cardine della musica italiana. Il primo ha attraversato da protagonista tre decenni con il suo lavoro con i Massimo Volume, El Muniria e Sorge. Ha scritto tre romanzi (La notte del pratello, L’ultimo dio e Matilde e i suoi tre padri). Insegna scrittura creativa all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Corrado Nuccini è uno dei fondatori dei Giardini di Mirò vera e propria colonna della musica indipendente italiana, molto apprezzata anche al di fuori dei confini nazionali e i suoi progetti collaterali – Nuccini e Vessel – hanno avuto ottimi riscontri di pubblico e critica. L’album di questo progetto è stato pubblicato a marzo da 42 Records.

ZOOEY

Il duo di Bordeaux residente a Londra, composto da Matthieu Beck e Marie Merlet, ha pubblicato quest’anno il suo bellissimo album debutto The Drifters. Un lavoro  che si muove tra echi di Stereolab, Beach House, Brian Wilson e rimandi al Bill Callahan nel periodo smog (c’è una cover del buon Callahan, Let’s Move To The Country). Una miscela di pop sognante e soft, con pennellate di new folk.

Qui di seguito la timetable


“Ciao Felines, ci vediamo a Vasto!”
parola di Sasha.

Apparat x Siren Festival 2017

🌊 🌴 🌊 Siren Festival 2017

Apparat ci ha fatto una sorpresa 😍: sentite cosa vuole dirvi e ricordate che “a Vasto c’è il sole”! ☀

27th • 30th july
Vasto (CH) • Italy

~ Info & Ticket: sirenfest.com
~ FB Event: bit.ly/SirenFestival17

#SirenFestival17

Pubblicato da Siren Festival su Mercoledì 12 luglio 2017

Sicuro di volerne sapere di più?

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