SOHN – Rennen

Feline Rating

Etichetta: 4AD

Genere: Ambient, nu R&B

Anno di uscita: 2017

General Info: 10 brani, 00h 37m

 

 


Londra, Vienna e poi Los Angeles. Tre metropoli, tre luoghi fondamentali per lo spirito produttivo e creativo di Christopher Tayler aka SOHN.

Il producer inglese nasce a Londra per poi fare nido col tempo nella capitale austriaca, luogo nel quale ha preso corpo il suo album di debutto tre anni fa Tremors (4AD, 2014) come naturale approdo di un percorso iniziato con The Wheel EP nel 2012.

Da Vienna pero Sohn ha bisogno di spostarsi, ha bisogno di trovare un nuovo angolo di mondo in cui perfezionare le sue idee artistiche e i suoi spunti musicali. Trova dimora a Los Angeles, e con un attitudine Boniveriana pre For Emma, Forever Ago si chiude fra quattro mura nel nord della California e, dopo alcune settimane infruttuose, inizia a dare adito, voce e ritmi alle sue visioni, ai suoi pensieri.

Rennen nasce così nel corso di questi ultimi due anni e si mostra a noi il 13 gennaio sempre attraverso il supporto della 4AD, offrendoci un Sohn bilanciato fra il passato e la propensione verso il futuro, altalene temporali che lo bloccano qui nel presente ma pronte a ripartire in avanti, di corsa (lo stesso termine ‘rennen’ in tedesco sta per ‘correre’).

Hard Liquor e Conrad aprono Rennen presentando un album che immediatamente comunica un taglio netto da Tremors, in certi versi spaventando il tipico ascoltatore legato alle sonorità più chilly ed r&b del producer inglese. Combo di pop frizzante e, ammettiamolo, abbastanza inflazionato, i due brani hanno generalmente spaventato la critica europea ed americana portando in certe situazioni a cannare completamente il giudizio limitandosi a giudicare Rennen sulla base solo della sua apertura.

Non stiamo parlando di brutti pezzi anzi, Conrad è la risposta di Sohn alle precarie politiche europee sul cambiamento climantico (‘As the ice is melting, merging with ocean / All our eyes are open and we’re looking out to sea’), ma nonostante il tema anticonvenzionale e di forte impatto sociale, è evidente come Hard Liquor e Conrad manchino di quella profondità sonora a volte anche oppressiva che tanto è stata lodata in Tremors.

Il disco si riequilibra col tempo, un tempo comunque limitato (circa 40 minuti d’ascolto totale) ma perfetto per concentrare il lavoro e la produzione svolta senza strafare (capito, James Blake?)

Da Signal in poi Rennen si riavvicina (con nostro estremo piacere) alle tipiche sonorità di TremorsSignal, dalle lontane reminiscenze ritmiche alla Massive Attack, è stato il primo singolo estratto dal disco, il cui video vede come protagonista e regista (debutto assoluto) l’attrice e musicista naturalizzata americana Milla Jovovich. Le sue parole riguardo alla corposità del disco sono importanti per trasmettere come, piano, Rennen inizia a creare nuove atmosfere durante il suo progredire:

“Sono rimasta ad ascoltare quest’album letteralmente per settimane e subito mi sono accorta di percepirlo nella sua materializzazione visiva. C’era una connessione forte, e mentre la musica andava io continuavo a immaginare nella mia testa e a quel punto ha preso corpo la mia smania di concretizzare il tutto. Cercavo di capire come portare alla vita il concetto originale, volevo trasportare lo spettatore all’interno della mente del protagonista del video attraverso differenti prospettive, che eccitassero alla vista e creassero forti reazioni emotive.”

Signal bolle come caldo e lento magma che scorre dopo l’eruzione del vulcano, ci invia strani messaggi da un futuro lontano, dimensioni parallele a noi sconosciute ma che conoscono il nostro nome. Rennen inizia a ipnotizzarci, Dead Wrong non è da meno con i suoi beat e synth ripetitivi e costanti, come gocce d’acqua quando abbiamo tanta sete.

Siamo in viaggio e sinceramente non capiamo dove ci troviamo, andiamo veloci, magari seduti sulla stessa sedia o stesi sullo stesso divano dove eravamo pochi minuti fa, o forse quel divano adesso lievita di pochi centrimetri sul pavimento. Da Signal a Proof Sohn torna ai fasti di Tremors restituendoci nuovo e prezioso nu r&b latente e pulsante, fra familiare malinconia e contenuta euforia. Viaggiamo si, in avanti ed indietro, ma Sohn è al presente che resta legato, come già anticipato. Se Conrad rimandava a lcambiamento climatico, Primary è una nemmeno tanto velata critica alle elezioni americane ed alla ipocrisia che si sono trascinate con loro:

“I thought we were past this, I thought we’d grown / It’s just 80 years since we did this before. […]We all believed we were better than this, we’re not better then this. Can I weak up now?”

La visione prospettica e futurista evidente nello sviluppo del disco non allontana Chris dall’assumere una posizione decisa sul presente, non scappa e non vuole far scappare nessuno, tutti hanno il diritto ed il dovere di affrontare faccia a faccia la verità, come suggerisce la brusca e abbattuta fine del pezzo.

Still Waters ed Harbour riportano il divano con i piedi per terra, siamo di nuovo a contatto con la nostra realtà laddove in verità non abbiamo fatto altro che girarci intorno, abbassandone la luminosità e concentrandoci principalmente sui nostri passi. Rennen diventa più familiare passo dopo passo, quindi per certi versi più piacevole e rassicurante.

Rennen è un disco intenso e non poco impegnato, è un’opera che rivela una nuova maturità da parte del suo creatore. Se Tremors ci stupì positivamente, era evidente come Sohn avesse in esso scaricato anche se con misura tutta la sua creatività e produttività sino a quel momento. Rennen sembra più conscio e definito, Chris utilizza anche in maniera più chiara e decisa la sua voce che appare quindi immediatamente più rilassata. Il connubio con le sue tipiche sonorità riconquistate crea una atmosfera emotiva e musicale di cui godere a pieno consci anche noi del fatto che non può essere finita qui, è solo una fase intermedia dello sviluppo musicale e artistico del producer, che senza dubbio nel suo futuro terzo album si coglierà ancora più chiaramente.

Feline Breakdown

Meridionale trapiantato al nord e studente di psicologia in quel di Padova. Osservo con attenzione, passeggio ed amo l’inverno. Ascolto e giudico senza saper suonare nemmeno il campanello, quindi prendetemi sul serio nella giusta misura.

Comments are closed.