STÈV // INTERVISTA

Stèv_profile 2016 by AliSe Blandini

Questa selvaggia redazione di felini, è difficile che si lasci facilmente impressionare; ciò che passa da noi, e riesce a lasciare un vivido e rimarcato segno di sè, vuol dire è riuscito a dimostrare per davvero proprietà ed attributi molto inconsueti e a-normali, testimoni di una qualche sorta di piacevole scoperta, nella chiave di interpretazione più brillante e positiva.

Nutriamo un profondissimo rispetto, musicalmente parlando, per il lavoro di chi, forte delle sue comprovate e consolidate arti e conoscenze, reinterpretando i suoi saperi, pone le basi per un ricetta dai gusti e dai sapori futuristici ed innovativi: muoversi al di fuori della propria zona di comfort non è mai agevole, anzi, è quanto di più intimamente suggestionante esista, eppure, costoro di cui detto, nella sfida non intercettano una fonte di ansia tale da giustificare ogni qualunque sorta di immobilità (più che mai mentale ed intellettiva), al contrario, scorgono un’imperdibile occasione, ma un’occasione per cosa? Darà il  ad una concreta indagine che abbia per finalità ultima la ricerca a l’analisi delle infinite possibilità contemplabili che esistono al di là della propria fisiologicamente-limitata percezione.

Questo nel pratico vuol dire, avere il “coraggio” di accostare ad una chitarra elettrica, un mix di loop artificiali registrati su Ableton, proporsi in un percorso di studio ingegneristico del suono così da comprendere ed interiorizzare la natura più tecnica e scientifica di quanto si sta facendo, avere cura e considerazione delle innumerevoli significatività di cui la natura stessa è garante, ma non parliamo solo di natura artificiale, quell’insieme di realtà costruite a partire dal progresso tecnologico serve e succubi purtroppo il più delle volte ad insane logiche capitalistiche: ci riferiamo propriamente alla macro-idea di natura, dono e allo stesso tempo frutto della vita, quella vita che esiste da molto prima dell’avvento dell’uomo.

Proprio grazie queste importanti considerazioni preliminari, ora siamo nelle condizioni tali di introdurvi con gran piacere la figura di Stèv, all’anagrafe Stefano Fagnani, produttore polistrumentista costantemente impegnato ad affinare le sue abilità musicali.
Stèv si confessa attratto non solo da melodie ed armonie tipiche da studio ma anche dal suono e dalla sua manipolazione, difatti, egli è solito andare in giro con un registratore portatile alla ricerca di rumori da integrare nei suoi lavori: “Quello che ne deriva sono brani che uniscono strumenti musicali, strumentazione analogica / digitale, percussioni fatte in casa e field recordings ad un’intricata programmazione elettronica, oscillando tra future sounds e minimalismo strumentale.” [tratto dalla sua bio ufficiale]

Abbiamo scambiato insieme una piacevolissima chiacchierata dove Stèv ha avuto modo di confessare un pò di sè, dei suoi recenti lavori nonchè di come si compone la stessa attività di produzione, delle numerose soddisfazioni fino adesso collezionate, e di tutta un’altra serie di curiosità che lo riguardano da vicino.


Feline Wood: Inutile Stefano esordire ribadendoti i nostri complimenti, a partire dalle tue produzioni in studio per arrivare fino alle tue performances sul palco, il tuo, indipendentemente dal contesto, è sempre un lavoro caldo, celestiale e molto avvolgente; un vero privilegio per l’udito.

Curiosando inizialmente nella tua pagina ufficiale non ho fatto a meno di notare che nella sezione “genere” hai inserito: “Music for daydreaming…”, un’affermazione estremamente attrattiva ed affascinante contando il potere allusivo di queste parole.
Ma quando e come riesci a capire se quello che stai facendo è veramente in grado di proiettare chi ne prenda parte in un sogno ad occhi aperti? Quale campanello ti risuona in testa quando sai di essere sulla giusta strada?

Stèv: Intanto vi ringrazio sinceramente per le belle parole usate nei riguardi di quello che faccio: è veramente bellissimo sapere che ciò per cui nutro maggior passione e per cui mi impegno tutti i giorni ormai da anni trova riflesso nel piacere di ricezione di chi ne usufruisce!
“Music for daydreaming…” è la linea guida della mia poetica sin da quando resi ufficiale la mia vera identità artistica su internet (parliamo ormai del 2011, anche se ormai sono passati circa 12 anni da quando per la prima volta produssi un brano) ed altro non è che il mio modus vivendi: sono una persona molto emotiva, per la quale anche un dettaglio insignificante può scatenare un flusso di pensieri veramente molto profondo, ma allo stesso tempo so essere molto freddo e razionale quando necessario. Ho sempre detto che vivo con i piedi per terra e con la testa tra le nuvole. Daydream, ovvero il sogno ad occhi aperti, è una mia peculiarità, a volte un’arma a doppio taglio se vogliamo dirla tutta, ma non posso far altro che esprimermi così: recepisco, raccolgo ed immagazzino ispirazioni  e bei momenti differenti, senza dimenticare l’importanza di viverli e quello che ricerco è un modo con il quale restituire queste energie al mondo in cui vivo, senza compromessi. Nel momento in cui un mio brano mi evoca qualcosa che mi distacca dalla realtà, so che mi sto muovendo nella direzione giusta. Credo che il mio suono abbia anche un non so che di timido, motivo in più per il quale mi sento totalmente nella mia dimensione. Ho sempre desiderato creare una colonna sonora della vita di tutti i giorni, partendo ovviamente dal mio punto di vista. Il fatto che i miei ascoltatori riescano a sortirne lo stesso effetto mi dà grandissima soddisfazione e mi sento sempre felice quando qualcuno mi dichiara di essere stato come ipnotizzato o “trascinato in un’altra dimensione” dopo i concerti!

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Feline Wood: Ormai sembra chiaro come per te effettivamente anche il rumore del vento tra le fredde, grigie ed umide colonne di cemento della periferia, risuona come una fonte di ispirazione, per non dire un vero e proprio elemento di un tuo brano. Ma al di là dei contesti metropolitani e/o cittadini, da quali specifici artisti e generi trai sputo? Ti andrebbe di elencarci qualche brano o anche interi album se preferisci che, a tuo credere, indubbiamente più di altri hanno contribuito (o lo stanno facendo tutt’ora) alla formazione della tua coscienza musicale?

Stèv: Questa è una domanda molto difficile che prevede una risposta forse un po’ troppo lunga, ma farò del mio meglio per riassumere i punti chiave! Ad 11 anni, mio cugino mi passò “Animal Magic” di Bonobo, album che sarà per sempre un forte punto di riferimento, poichè è grazie ad esso che ho capito la direzione che stavo cercando. Assieme ad esso vi erano “Endtroducing” di DJ Shadow e “Surrounded By Silence” di Prefuse 73, anch’essi pietre miliari fondamentali. Affianco sicuramente “Soon It Will Be Cold Enough” di Emancipator. Adoro Nujabes (R.I.P.) e tutta la sua discografia, visto che mi ha seriamente aiutato ad avere una visione della vita più positiva e matura, già da quando avevo 15 anni. Lo stesso vale per DJ Krush, che con il brano “Kemuri” mi ha segnato per sempre. La lista è veramente lunghissima, ma credo che questi possano essere considerati come i cardini veri e propri della mia presa di coscienza artistica e personale!
Per quello che riguarda i miei ascolti più contemporanei, preferisco elencarvi gli artisti sui quali sono più concentrato in questo periodo, senza prestare attenzione alla loro presenza o non sul mercato attuale: parlando di artisti stranieri, menziono sicuramente Daisuke Tanabe, kidkanevil, Ben Frost, Robot Koch, Laurel Halo, Ghostpoet, Isaura, Lorn, Japanese Breakfast, 1991, Erik Luebs, Interpol, Editors, Your Gay Thoughts, Submerse, Anchorsong, Magnètophonique, Boards Of Canada, Venetian Snares, Photay, Daedelus

In riferimento al panorama italiano ci sono: Sonambient, Earthquake Island, Chasing Dreams, Machweo, Go Dugong, Jhon Montoya, Furtherset, Godblesscomputers, Bienoise, Luskaet, White Living Room, Nero Deep, Verdena, Lili Refrain, Osc2x, Yakamoto Kotzuga, Luca Sigurtà, Clap! Clap!…

Feline Wood: Quali sono le difficoltà maggiori che incontri nella proposta di un live del tuo livello? Più in generale, quali sono gli ostacoli in cui può incombere chi, come te, ha un approccio così globale e sferico alla musica accostando a strumenti tradizionali nuove diavolerie estremamente sofisticate e tecnologiche?

Stèv: Il mio live è studiato ad hoc per le mie esigenze: è sostanzialmente uno show di live looping 2.0, nel quale io suono e registro ogni cosa (dai pad, alla chitarra, alla tastiera ed altri eventuali strumenti) costruendo e smontando ogni brano, appositamente ri-arrangiato per rendere al meglio su un palco. La “difficoltà” più grande, se la si può chiamare così, è che ogni volta che desidero aggiungere qualche nuovo brano allo show, lo devo smontare, ricreare e provarlo tante volte. Alla fine è come suonare in un gruppo, con la differenza che posso provare a casa, quando voglio. Uscito dallo studio, mi devo portare dietro parecchia attrezzatura, che potrebbe risultare ingombrante, ma garantisco che, una volta averci fatto l’abitudine, non è veramente un problema per me viaggiare in treno con tutta quella roba!

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Feline Wood: Adesso sono curioso di introdurti un topic che ultimamente è abbastanza caldo, dalla tua prospettiva sicuramente saprai dire qualcosa di interessante in merito.
Per anni l’Italia è stata additata come un territorio estremamente sterile alla proliferazione di festival capaci di vantare un forte richiamo anche, se non soprattutto, internazionale. Fino a qualche anno fà, di grandi eventi non ve ne era alcuna traccia (tranne chiaramente rare eccezioni); quasi improvvisamente tuttavia, senza che ce ne accorgessimo, ecco che anche sulla nostra penisola questo mercato ha attivamente preso piede proponendo un’offerta (al di là del semplice contenuto musicale) molto in linea a quella delle migliori realtà estere.
Cosa è cambiato secondo te? Perchè qualcuno tutto ad un tratto ha iniziato a credere (e ad investire) su esperienze di questo tipo?

Stèv: Credo si tratti di un’ondata di trend “alternativo” che ha reso fruibile anche ai non addetti ai lavori un certo tipo di musica (in particolare grazie ad internet, i social network e Boiler Room) prima più radicato nella nicchia. Sono sinceramente felice di vedere come i più abbiano recepito queste sonorità (che per il pubblico generale italiano potremmo definire nuove, anche se esistono già da parecchi anni) ma ho notato anche che si sta già perdendo una gran fetta di pubblico, quella che appunto segue le mode. Per fortuna le persone che ci credono ci sono sempre ed ora, grazie allo sdoganamento avvenuto negli scorsi anni, sono comunque forti di una scena vera e propria: questo senso di appartenenza a qualcosa di più grande e comunitario mi piace tantissimo! Per quello che riguarda gli artisti, siamo sempre stati pieni di grandi talenti ed è giustissimo ed entusiasmante che ora il loro lavoro abbia guadagnato maggior rilievo nella penisola!

Feline Wood: Parlando di festival, più in generale di venues, tu sei uno che ne ha girate moltissime, e non solo in Italia, ma in realtà sono curioso di sapere della tue esperienze in particolare, in due di queste: Tokyo e Las Vegas.
Non sono proprio due posti dietro il primo angolo; raccontami un pò come è stato per te condividere il palco così lontano da casa con artisti come Clap! Clap!, Four Tet, Nicolas Jaar, Daedelus, Andy Stott, Telefon Tel Aviv, The Pharcyde, Caribou, Alex Banks

Stèv: Allora, chiariamo una cosa: a differenza di Las Vegas, in cui il festival mi ha chiamato appositamente per suonare, a Tokyo io ho una seconda casa, sono appassionato e ci vado spesso per un mese o più (con il costante progetto di trasferirmi per un periodo maggiore) ed ogni volta che mi reco là riesco a suonare! In particolare, a Marzo/Aprile mi sono ritrovato ad avere ben 4 date in Giappone (2 live, un DJ set a Tokyo ed un live ad Osaka) e la cosa mi ha permesso di consolidare ulteriormente il mio rapporto con la scena artistica locale, della quale sono da sempre un grande cultore ed appassionato! Le esperienze sono state molto diverse: in Giappone mi sono ritrovato in piccoli club (o su una barca in movimento per il fiume -!!!-) popolati da pochi ma buoni appassionati ascoltatori ed affiancato da timidi musicisti di grande talento ed umiltà, mentre a Las Vegas il festival (Further Future) era ricolmo di tantissimi grandi nomi, una location sterminata nel deserto del Nevada, piena di palchi. Essere in lineup con artisti di quel calibro mi ha fatto sorridere: una parte di sogno che diventa realtà! Anche se ammetto di aver avuto un’uguale grande emozione sul piccolo palco del Circus Tokyo quando affianco a me c’era Daisuke Tanabe a fare soundcheck, con il quale poi mi sono anche fumato una sigaretta…

further future, now. the one percent in my heart. @stefanostev #ff002

Un video pubblicato da Lueda Alia (@alueda) in data:


Feline Wood: 
Già che ci siamo, non posso assolutamente perdere l’occasione di discutere un pò con te di “Beyond Stolen Notes”, album prodotto da Loci Records e accolto stupefacentemente bene dalla critica più influente.Io l’ho trovato semplicemente sensazionale, dall’inizio alla fine: un LP, di cui, correggimi se sbaglio, ho riconosciuto “Hills Are Floating” un pò come la track “di punta”.

Quali sono stati i passi che hai percorso per dare concretezza a questo lavoro? Che tipo di emozioni ti confluivano in corpo mentre lo componevi?

Stèv: Ancora grazie mille per le gentilissime parole!
Non ci sono brani di punta nei miei dischi, almeno fino a che non lo decide qualcun’altro della label o tra gli ascoltatori: per me è un processo naturale, niente schematiche o tabelle di marcia troppo articolate, visto che ho constatato che sono solamente dei paletti che impediscono alla mia creatività di sfogare nel giusto modo, ma solo la spontaneità con la quale si vuole lavorare ad un progetto. Fare il primo album per me è stato bellissimo (non vedo l’ora di iniziarne uno nuovo, anche se prima ho in serbo diverse piccole release delle quale ancora ora non sono autorizzato a parlare) perchè è stato come percorrere un sentiero che da valle mi porta in cima ad una montagna: ogni volta che riguardavo indietro, vedevo tutta la strada che avevo percorso fino a quel momento ed ero in grado di cogliere la linea guida di quello che stavo facendo sempre meglio. Per questo il titolo parla di un bloc-notes rubato: cosa accadrebbe se non avessi più il mio prezioso diario di viaggio? La risposta è nella musica: ho vissuto esperienze che ho interiorizzato talmente tanto a fondo, che, anche perdendo quello che avevo appuntato, sono stato in grado di esprimere musicalmente. E’ una metafora che può sembrare un po’ intricata, ma garantisco che è più semplice di come appare!

Feline Wood: Ultimamente stai ascoltando qualcosa in particolare (o qualcuno) che ti andrebbe di condividere con noi? Artisti, EP o nuove release che hanno catturato la tua attenzione di cui ci puoi consigliare?

Stèv: Io adoro la musica underground, quella proprio sottoterra, nella quale gli artisti si muovono tanto e creano senza alcun limite, senza compromessi e spesso senza promozione! Detto questo, ultimamente sto ascoltando:
Lycoriscoris – Transient EP
Lorn – Vessel
Isaura – Serendipity
Chasing Dreams – Travelers
Olivia Summer – Simply
Your Gay Thoughts – The Watercolors
Death Grips – Bottomless Pit
Sebastian Paul – The Messiah Complex

Felien Wood: Volgendo uno sguardo al futuro invece, qualche piccola anticipazione su dei lavori ancora in cantiere e date particolarmente interessanti dove beccarti?

Stèv: Ho un nuovo EP in uscita attorno a fine Settembre, del quale sono molto orgoglioso, ma sto già lavorando a nuove cose e nuovi progetti! Credo di aver raggiunto un discreto livello di malleabilità, che mi permette di approcciare al meglio i diversi angoli del poligono musicale nel quale mi trovo!
Per le date le trovate tutte sul mio piccolo sito web (stefanostev.blogspot.com), che aggiorno regolarmente! Avrò un piccolo stop italiano di 10 giorni, che passerò a Lisbona (con un possibile DJ set da quelle parti ancora da confermare) ed appena tornato mi recherò a Caserta e Teramo, per poi rientrare ad Ancona e mettere due dischi in chiusura al live dell’amico Jhon Montoya.

Grazie mille Stefano, dal canto nostro, non vediamo l’ora che le nostre strade si incrocino nuovamente!
A presto.

 

 

Vedo gente, faccio cose.

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