Feline Interview: Mille Punti

Da un po’ di anni molti artisti internazionali (e non solo) stanno riprendendo in mano tutta la musica disco e calda degli anni ’70 e ’80, ma in troppi sono caduti fatalmente nel banale recupero. Invece, c’è chi si sta dedicando con passione nel proporre nuova musica ma con elementi vecchi, rinfrescati e rinfrescanti per le nostre orecchie: Mille Punti è uno sfogo di quel mondo nell’attuale 2019, pensando però al futuro.


Feline Wood: Perché il nome Mille Punti? Quando hai deciso di fare musica da solo?
Mille Punti: Ho deciso di fare musica da solo un anno e mezzo fa, dopo lo scioglimento della band di cui ho fatto parte fin da quando ho imparato a suonare. Diciamo che ho colto l’occasione per dare voce a una serie di passioni e tematiche molto personali, che non avevo potuto sviluppare in una band in cui non cantavo i pezzi che scrivevo. Perché il nome Mille Punti? Perchè no!

FW: Andiamo dritti al sodo: la tua musica è chiaramente ispirata agli anni ’70 e alla neo-psichedelia. Come ti è venuta l’idea di mescolare questi due mondi nel 2019?
MM:
È molto semplice, sono le mie più grandi passioni musicali! Come ti dicevo prima, questo progetto è nato proprio per sfogarle.

FW: “Retrofuturo” è il tuo album d’esordio da solista, uscito venerdì 15 marzo 2019 (anzi, 1974!). Quando hai iniziato a scrivere le prime canzoni e a impostare il tuo particolare sound?
MM:
A parte “Non È Successo Niente” (che ho scritto quando ancora ero nei Revo), tutte le altre canzoni sono nate dopo lo scioglimento della band (autunno 2017) e fin da subito avevo in mente di seguire i due binari della disco music da un lato e della neo-psichedelia dall’altro. L’ultima canzone che ho scritto è stata “Una Stupida Follia”, che nel giro di un mese è passata da essere un provino a suonare su Spotify.

FW: Quello che mi ha colpito è anche la concezione grafica del tuo lavoro, come le copertine dei tuoi singoli e dell’album. Quanto ciò contribuisce alla comprensione del progetto?
FW: Molto. Le grafiche e le foto fanno parte dell’immaginario che descrivo con la mia musica, sono praticamente la sua traduzione in immagini.

FW: “Retrofuturo” si apre con “Guidare da te”: già si sente la nostalgia dei tempi perduti…
MM:
In verità “Guidare Da Te” ha un mood malinconico ma non c’è nostalgia per un passato perduto, anzi: è un passato che ritorna continuamente nella quotidianità, in maniera abbastanza ingombrante… Diciamo che la malinconia è un’espediente per descrivere questo viaggio nel tempo di emozioni, piuttosto che un sentimento di mancanza per qualcosa che non c’è più.

FW: “Una Stupida Follia” è il primo singolo estratto, è c’è pure un video fighissimo dove un ballerino si lascia andare in movimenti liberi. Com’è nato il video e la canzone stessa?
MM:
La canzone è nata su un riff che avevo nel cassetto da tempo. Tutto il testo è stato scritto in funzione della musica, per mantenere quell’immediatezza ritmica. Quando abbiamo deciso di farne il video ho voluto mettere in scena proprio questa urgenza di ritmo e vitalità, concentrando la narrazione sul ballo di un ragazzo che semplicemente si lascia andare con la musica, senza coreografie o altri vincoli. Non conoscevo Matteo, ma l’avevo visto in alcuni eventi a Milano: arrivava all’inizio della serata e iniziava a ballare senza sosta, per ore e ore, e non smetteva finché non spegnevano la musica. Era il protagonista perfetto del mio video.

FW: “Non è Successo Niente” ha una componente più triste e malinconica: ci puoi raccontare a che storia personale s’ispira
MM:
Si ispira a un episodio di rottura all’interno della band in cui suonavo. È sostanzialmente una breakup song che non parla d’amore.

FW: Una delle canzoni che più amo è “Atlantico”, movimentata e dal gusto estivo. Ma io mi chiedo: chi è Claudio e che ruolo ha nella storia?
MM:
Claudio è il portiere del palazzo in cui abito, un portoghese con quello sguardo da marinaio di chi è nato con le onde dell’oceano davanti. Quando lo vedo è come se mi si aprisse un baule di ricordi legati alla sua terra, a viaggi che ho fatto con i miei amici da ragazzino e con una mia fidanzata poi. È come se sentissi un richiamo ancestrale per quelle zone, sarà che sono stato concepito lì.

FW: Quale canzone ti senti più tua oppure quella che hai speso più tempo per la stesura?
MM:
Ti direi “Quando Guidavi Tu”, è una canzone che non avrei potuto far cantare a nessun altro.

FW: La disco music è ritornata protagonista da diversi anni qua in Italia. Hai qualcuno da cui prendi ispirazione, anche dall’estero?
MM:
Penso che in Italia sia ancora un fenomeno di nicchia, ma con alcuni nomi – come i Nu Guinea – che stanno lasciando il segno anche al di fuori di essa. Dall’estero le mie ispirazioni disco music principali sono Jungle, Parcels, Metronomy, The Whitest Boy Alive oltre ai grandi classici, ossia qualsiasi brano in cui abbia lavorato Niles Rodgers.

FW: Milano è una città che, a mio parere, è più direzionata verso il moderno o all’hip hop tamarro. Quel che mi sorprende è come tu sia così fresco in tale ambiente: ti senti un pesce fuor d’acqua o ben amalgamato con gli artisti?
MM:
Da un punto di vista musicale mi sento un pesce fuor d’acqua, da un punto di vista umano mi sento ben amalgamato agli altri artisti. Penso che stiano girando nuove band molto valide (come i Tropea o dellacasa maldive), con cui ho un bel rapporto di condivisione. Non a caso ho scelto due protagonisti di questa scena per accompagnarmi dal vivo, Riccardo dei Belize e Marco dei Les Enfants.

FW: Il 4 aprile esordirai dal vivo al Circolo Magnolia: come ti stai preparando a tale data? Ci saranno altre tappe successive in Italia?
MM: È una sorpresa!


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