Feline Interview: Deux Alpes

 Quando si parla di musica elettronica i contorni del discorso sono sempre un po’ vaghi, complice la natura multiforme del genere, vero e proprio aggregatore di stili, schemi ed influenze. E in questo grande calderone rientra sicuramente il movimento del clubbing, fenomeno ricercato e particolare, frutto di background poliedrici e grandi conoscenze musicali, fenomeno che può essere considerato di nicchia all’interno del mercato musicale italiano. Facendo un’analogia sportiva, trovandoci nell’era del dio pallone, forse il clubbing può ideologicamente avvicinarsi al ciclismo.

Perché la costanza delle pedalate di un gregario assomiglia al tessuto di bassi che modella la base melodica, perché gli scatti improvvisi di un grimpeur sembrano un po’ le sferzate di synth che movimentano una traccia, perché nella fatica di una scalata in piedi sui pedali possiamo rivedere l’attesa di un drop. A dare un nome, un senso e una direzione artistica a queste considerazioni ci hanno pensato due ragazzi milanesi, Gido ed Edoardo, e non hanno fatto una scelta a caso. Il progetto si chiama infatti Deux Alpes (vi avevamo anticipato qualcosa già qui) e il nome richiama la località francese teatro di una delle pagine più gloriose dello sport italiano, la tappa in cui l’uomo, Pantani, ha incontrato il mito, la conquista della mitica gialla. Un episodio che ha ispirato generazioni di ciclisti ma, appunto, non solo: la montagna vista come autostrada verso il cielo, la vetta come ultimo residuo terreno prima di un mondo libero ed incontrastato. E dunque libero di essere contaminato, di essere raccontato attraverso i suoni. Uno spazio dove gli stili si mischiano e le culture si perdono, un territorio sonoro perfetto per la missione dei Deux Alpes: unire generi per trasformarli in un sound personale e riconoscibile, un’elettronica in linea con il clubbing moderno ma fondato sulle vibes dance di fine millennio. 

“Frutto di un vero caos creativo”, il nuovo lavoro del duo meneghino si vuole affiancare al loro concept EP Grenoble 1998 di un paio di anni fa con intenti decisamente danzerecci: The Boys, il loro nuovo singolo pubblicato il 21 gennaio, getta le basi per una riconferma e una crescita del percorso artistico dei Deux Alpes affidandosi a ritmiche serrate e atmosfere cupe. Un progetto “completamente libero dagli schemi, sia musicali sia per quanto riguarda le collaborazioni” che, siamo sicuri, piacerà notevolmente ai clubbers più puri. Ma cerchiamo di capirci qualcosa di più con gli artefici del pezzo. 

Futura1993: Nei vostri lavori precedenti spiccavano i riferimenti all’elettronica ‘80s, in questa nuova traccia il sound è decisamente più contemporaneo e vicino agli anni 90: la vostra è un’esplorazione e insieme un omaggio a due decenni fondamentali per lo sviluppo della musica elettronica?
GIDO: “L’approccio che abbiamo nei confronti della nostra musica è estremamente spontaneo. Quindi badiamo poco a cosa va di moda, cosa si dovrebbe fare, cosa piace di più adesso etc. Inoltre è frutto di un vero caos creativo in cui io e Edoardo, che abbiamo due estrazioni musicali differenti, lavoriamo ognuno sui provini dell’altro per N volte. Ciò detto, per il nuovo disco siamo stati più disciplinati e abbiamo tentato di indirizzare il sound verso alcune direzioni che ci piaceva esplorare.”

EDOARDO: “Abbiamo lavorato ai nuovi brani con estrema libertà, facendoci guidare dal nostro background musicale senza volerci legare a riferimenti troppo precisi. Come spiegava Gido abbiamo influenze musicali diverse e questo contribuisce a rendere il sound dell’album e di questa traccia allo stesso tempo riconoscibile e originale. Sicuramente l’elettronica anni ’90 è un cardine comune dei nostri ascolti e in un secondo momento della composizione è stata lo spunto per amalgamare lo stile.”

Proviamo a dare dei nomi a queste influenze: in “Grenoble 1998” (2017) dico Moroder e Kraftwerk. Nel nuovo disco invece?
GIDO: Io dico Disclosure
EDOARDO: French 79, Telefon Tel Aviv.

La prima impressione di “The Boys” è che abbiate voluto fare prima di tutto un pezzo ballabile. È corretto?
GIDO: “Assolutamente sì. Fin dai primi provini nasce con questa volontà anche se l’embrione del pezzo paradossalmente è un giro di piano che ho composto io prendendo come ispirazione alcuni lavori di Hopkins. Di quel piano poi è rimasto un inciso.”

EDOARDO: “Volevamo che tutto l’album fosse ballabile, forse The Boys è il pezzo più riuscito in questo senso.”

Da dove nasce il concetto di libertà fisica e mentale che viene cantato in “The Boys”?GIDO: “Come detto il nostro è un progetto completamente libero dagli schemi. Sia musicali che nelle collaborazioni. Per tutti i testi abbiamo dato massima libertà ai cantanti di scrivere cosa preferivano. Il risultato ci sembra calzare perfettamente.”

EDOARDO: “Manuel dei Typo Clan ha capito perfettamente l’anima del pezzo e ciò che volevamo era esattamente ciò che ha proposto: poche linee ripetute, in perfetto stile club.”

Il contrasto voce/cassa dritta è riuscitissimo, i brevi insert di Manuel Bonetti (cantante dei Typo Clan) ballano perfettamente sulle sortite della drum machine. In un pezzo prevalentemente non cantato, in base a cosa scegliete i punti dove inserire le strofe?GIDO: “Dipende. Ci sono canzoni nel disco che rispecchiano maggiormente una “forma canzone” più classica. In questo caso la voce di Manuel è stata usata veramente come uno strumento aggiuntivo e trattato in questo modo. C’erano momenti della canzone in cui sentivamo l’esigenza di creare un vuoto più “dance” e alcuni in cui c’era spazio per la voce, tutto molto semplice in realtà.”

Il pezzo mi ha riportato al Clubbing che si può trovare ad uno dei party di Ivreatronic capitanati da Cosmo: vi rivedete nel progetto eporediese?
GIDO: “Io devo dire che “l’elettronica” di Cosmo non la apprezzo particolarmente. Sono capitato a qualche live di Ivreatronic ma personalmente ci ritengo piuttosto distanti e con pochi punti in comune.”
EDOARDO: “Devo esser molto sincero, non ho mai ascoltato niente di Ivreatronic.”

Penso che le emozioni scaturite da un pezzo abbiano in un certo senso un loro luogo d’appartenenza: a quale locale e di quale città appartiene il vostro nuovo pezzo?
GIDO: “Non saprei, però posso dire che appena finito di registrare il provino l’ho messo sul cellulare e l’ho ascoltato in macchina a tutto volume mentre guidavo nel traffico del venerdì sera di Milano. Lì ho capito che sarebbe potuto entrare nel disco come pezzo. Credo ci stia bene in macchina, in modo da portarlo un po’ ovunque.”

EDOARDO: “Mi piacerebbe poter suonare questo pezzo al Cox18, un centro sociale di Milano molto attento ad un certo tipo di elettronica che tengo sempre a mente quando compongo.”

Infine alcune domande anche per Manuel Bonetti, cantante dei Typo Clan.

Hai un approccio poliedrico al tessuto melodico che si sviluppa intorno alla tua voce, ed è sempre riuscitissimo. Vista la molteplicità di generi che affronti, come sviluppi il rapporto voce/musica?
MANUEL: “In realtà dipende dal pezzo. La voce arriva quasi sempre quando l’arrangiamento è a buon punto, se non alla fine. Quindi cerco di capire se voglio fare risaltare qualche atmosfera particolare del pezzo, o contrastarla con qualcosa che stacchi molto. Ad esempio con The Boys mi piaceva l’idea di spezzare la ruvidezza del sound con qualcosa di sfacciatamente melodico.”

La produzione musicale dei Typo Clan è caratterizzata da atmosfere ibride, stile e generi frullati insieme: in “The Boys” ti sei trovato di fronte ad un tessuto musicale con cui non ti eri ancora rapportato?
MANUEL: “Sì, decisamente. Quando i ragazzi mi hanno proposto il pezzo però sapevo che c’era margine per trovare un punto d’incontro interessante. Per quanto possa sembrare un mondo parallelo al mio, il giro di accordi di piano sul quale ho lavorato è molto nelle mie corde e penso davvero di aver costruito la melodia in un paio d’ore massimo.”  

I video delle canzoni dei Typo Clan sono splendidi. Come te lo immagini il girato di “The Boys”?
MANUEL: “Lo sento sicuramente notturno e “on the road”. Aggiungici la nostra piuttosto esplicita passione per il ballo nei video e direi che una possibile reference per il video di The Boys potrebbe essere Gold di Chet Faker.”

di Alessandro Tarasco

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