Feline Interviews: Fioramante

Ve lo abbiamo proposto attraverso alcuni singoli, e ora è tempo anche di svelarlo al completo: Fioramante – al secolo Marco Alfano – si è lanciato in “Pulp”, il nuovo album dopo quello d’esordio “Ogni cosa è lì, esattamente dove deve stare” pubblicato nel 2017. A distanza di qualche mese dalla pubblicazione, ecco cosa ci ha raccontato, tra synth-pop, sentimenti e sesso.


Feline Wood: Partiamo dal finale: cos’è cambiato dal Fioramante di “Ogni cosa è lì, esattamente dove stare” al Fioramante che troviamo oggi in “Pulp”? Come si è evoluta la tua musica?
Fioramante:
Sono successe un bel pò di cose tra uno e l’altro, il primo l’ho concepito cercando una ricetta più buona possibile con pochi elementi, un pò come succede nella cucina povera, due patate, un po’ di pasta ed è subito “cotto e mangiato”. Invece in “Pulp” ho avuto una bella cucina a disposizione. Un altro aspetto importante è il periodo che vivevo allora e quello che ho vissuto adesso, completamente diversi. Da questi sono scaturiti pensieri e sentimenti altrettanto diversi. Ascoltando i due lavori si può percepire tutto ciò molto più chiaramente che in qualsiasi spiegazione in cui potrei imbattermi coraggiosamente ora.

FW: Rispetto al tuo album d’esordio, “Pulp” contiene ancor più l’influenza del synth-pop, che si mescola con il classico cantautorato italiano. Come è stato il processo di ricerca e di creazione delle tue canzoni?
F: È sempre strano e incomprensibile il modo in cui tendiamo a preferire alcune cose invece di altre. Credo che anche la moda e le “tendenze” di ogni genere esistano in base a questo strano flusso cosmico. Nell’ultimo anno tutto quello che è uscito nel panorama italiano e internazionale mi ha influenzato, come tutte le persone che ho vissuto e incontrato. Tutto ciò mischiato a un’altra manciata di elementi, mi ha portato a riascoltare i primi dischi dei Depeche Mode, i Cure e poi anche gli Strokes. Mi sono ucciso di nuovo dopo anni ad ascoltare Blood sugar sex magic dei Red Hot. Insomma desiderare quelle atmosfere, quei suoni, che poi ho usato automaticamente nella composizione di “Pulp”.

FW: Unire il synth-pop al cantautorato non mi sembra una scelta casuale: è come se la musica viaggiasse veloce e le parole scendano in un piano sequenza più lento, come se fosse su in diverso binario del tempo. Qual è il tema centrale di “Pulp”?
F: “Pulp”, come la maggior parte delle mie cose, è stato scritto dall’inconscio. Il tema centrale credo sia l’esplorazione di sè stessi e dell’essere umano in generale. Il synth-pop mi attraeva come una bellissima ragazza, e il cantautorato è ciò che sono e da qui il mix.

FW: Mi ha molto divertito il fatto che se leggi le sette tracce ti viene da intuire che c’è un lungo riferimento al sesso. Al momento, tu come lo vedi in questi tempi? Cos’è cambiato rispetto al passato?
F:
Il sesso, le relazioni, i sentimenti, i rapporti in generale sono un diventati più difficili. Io spesso provo paura mista ad angoscia. Resto in dissenso su tanti di punti da non poterveli elencare. Insomma, mi sento perso e in balia della confusione, una corrente più forte che mischia tutto e tutti, ma nella quale alcuni riescono a galleggiare.

FW: Qual è stato il brano su cui hai lavorato di più e a cui più ci tieni?
F:
Ti giuro che non c’è. Mi viene impossibile identificare all’interno di “Pulp”, il brano a cui sono più legato. Posso dire di averci messo il massimo delle mie limitate capacità, in tutte le 7 tracce nello stesso identico modo.

FW: Per la costruzione di album c’è sempre un’ispirazione: quali sono state le tue, sia musicalmente che non?
F:
Mi ispiro principalmente a cose più recenti, con sfumature che vanno fino al passato più remoto. Per la stesura dei testi ho osservato quello che mi circonda, la società in cui vivo, soprattutto le persone. In particolare da una ragazza con cui ho legato proprio durante le prime battute di “Pulp” e che ad oggi è la mia attuale ragazza. A lei è dedicato mezzo disco, mi mancava nei ritornelli di “Spoiler”, ha invaso meravigliosamente la mia casa in “Monolocale”, mi ha strizzato il cuore in “Semidio”, e ho avuto paura di perderla già prima di averla avuta del tutto in “ La nuova invenzione di Willy Wonka”.

FW: Come hai accolto la chiamata di Grifo Dischi? Come e quanto ti hanno aiutato con “Pulp”?
F: Stavo lavorando e mi arriva ‘sta chiamata da parte di un ragazzo. Dice di essere Enea Fiorucci, fondatore della Grifo Dischi, e di volermi nel suo roster. Dice che gli piacciono molto le mie cose e che vuole fare un disco. Poi ci siamo incontrati, abbiamo bevuto un paio di birre ed è stato come se ci fossimo sempre conosciuti. Siamo diventati subito amici e abbiamo lavorato benissimo, mi ha aiutato molto con le idee e con tutto il resto e da tutto ciò ne è uscito Pulp. Io non smetterò mai di ringraziarlo per quello che ha fatto e continua a fare per me, non esisterebbe questo disco se non fosse stato per lui.

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