Feline Interviews: Old Fashioned Lover Boy

Lo scorso 14 maggio è uscito “Bright”, il nuovo album di Old Fashioned Lover Boy. Alessandro Panzeri ha viaggiato il giro per il mondo, con concerti in mezza Europa, Stati Uniti e Giappone, a raccontare la propria musica. Un anno e mezzo intenso, che lo ha portato a creare un disco con un sound innovativo rispetto ai precedenti, ma rimanendo sempre lo stesso. Abbiamo scambiato due parole con lui, tra folk, la cultura italiana all’estero e il nuovo lavoro.


Feline Wood: Hai trascorso un anno e mezzo praticamente in tour, tra Italia e anche all’estero – addirittura in Giappone. Cosa ti è piaciuto di questa esperienza? Come ti hanno accolto al di fuori della nostra penisola?
Old Fashioned Lover Boy:
Suonare all’estero è sempre bello perché si supera il muro di comunicazione che alcune volte, purtroppo, ancora oggi in Italia ti capita di dover affrontare quando interagisci con il pubblico italiano cantando in inglese. Poi, come in ogni tour di un artista di nicchia, ci sono le date belle e quelle meno riuscite. Il Giappone nello specifico è stata una esperienza super perché le differenze culturali tra noi e loro sono ben più evidenti che tra noi e gli altri paesi europei o, ad esempio, gli USA. Per loro rappresenti qualcosa di veramente “esotico” e questo suscita un enorme curiosità e carica di aspettativa in ogni concerto. Devo dire di aver trovato tantissima attenzione e rispetto verso la mia musica sia durante i concerti che fuori dal palco. Un’esperienza che consiglio a tutti di fare.

FW: Cosa hai potuto apprendere da questi live? Hai avuto modo di fermarti e realizzare cosa stavi combinando?
OFLB:
Quando sei nel loop dei concerti non realizzi, ti fai trascinare da tutte le cose da organizzare, da preparare e gli spostamenti. Il momento in cui realizzi arriva sempre dopo, quando sei a casa – magari da solo – e vai a spulciare qualche post o qualche stories. Sono sinceramente grato per le esperienze che la musica mi ha messo in condizione di poter fare, non mi aspetto nulla di meno e di più da questo: poter visitare nuovi posti, incontrare gente che vuole ascoltare un certo tipo di musica e crescere come musicista, aldilà di quanto si sia noti o meno.

FW: “Bright” è un album completamente diverso dal precedente “Our Life Will Be Made of Simple Things”. Come mai questo cambio di rotta?
OFLB:
Più che diverso lo definirei “evoluto”. Credo che in alcuni spunti di “OLWBMOST” ci fossero già le premesse per andare poi a virare su un disco come “Bright”. Un altro elemento di continuità è sicuramente aver lavorato con lo stesso produttore (Marco Giudici). Diciamo che avevo voglia di confrontarmi su territori musicali per me semi-inesplorati ed ho avuto il coraggio di farlo, cercando di non abbandonare il mio modo di scrivere canzoni.

FW: Hai detto che aver imparato a suonare il pianoforte ti ha aperto un nuovo percorso. Come ti sei avvicinato a questo strumento?
OFLB:
In realtà mi ci ero approcciato da piccolo, a scuola, a livelli meno che amatoriali, poi l’ho del tutto abbandonato. Solo anni dopo mi sono riavvicinato alla musica e alla chitarra. Era un desiderio quello di imparare a suonare il piano che avevo da tempo. Sentivo che le mie possibilità compositive fossero fortemente limitate da questa mia incapacità.

FW: Le sonorità di “Bright” sono molto più tranquille, mi viene da dire quasi da aperitivo o da una serata intima, in compagnia con le persone. Secondo me rimane comunque l’elemento nostalgico, quello che guarda al passato. Cosa ci vuoi raccontare con questo disco?
OFLB:
“OLWBMOST” tracciava un momento specifico della mia vita, il concetto del godersi la semplicità della vita che avevo fatto mio con le mie esperienze. Questo disco per certi aspetti è meno personale e vuole raccontare storie in cui ci si può identificare, anche se c’è dentro sempre qualcosa della mia vita, dal cambiare città, al diventare adulti ed assumersi responsabilità.

FW: Mi sono fermato molto a sentire “Modern Life”, che è anche uno dei singoli estratti. Mi piace perché è molto soft, e poi c’è questo piano che si sposa perfettamente con la chitarra e il resto degli strumenti, in un R&B davvero d’altri tempi ma moderno. Com’è nata la canzone? Guardando Netflix?
OFLB: La canzone è nata al piano, suonando una vecchia canzone scritta alla chitarra… Da lì ho iniziato ad improvvisare ed è venuta subito fuori la melodia. Avevo ben chiara l’idea di come volevo fosse l’arrangiamento. Il testo è venuto fuori dopo, e si, l’ho scritta a casa dopo aver passato una notte guardando Netflix con la cena fredda sul tavolo

FW: Qual è la traccia che ti sta più a cuore, o che comunque è quella che ha un’impronta più forte in “Bright”?
OFLB:
Probabilmente la risposta cambierà se mi rifai questa domanda tra qualche settimana, perché sono legato a tutte le canzoni di questo disco. In questo momento ti dico “Elle” perché credo sia la canzone che riesca a incarnare meglio le due anime di questo disco, quella soul da un certo punto di vista coraggiosa e pretenziosa, e quella più nostalgica, melodica.

FW: Come si evolveranno i tuoi concerti con l’aggiunta del pianoforte?
OFLB:
In tour alternerò concerti pochi concerti in solo set (in una dimensione molto diversa chitarra e voce) a qualche data in duo (piano e chitarra) a spero tante date in elettrico, in cui suonerò solo il piano elettrico

FW: Il folk sta prendendo davvero piede in Italia, perlomeno ha un suo piccolo pubblico interessato. Si vede ciò all’interno, dal palco?
OFLB:
La dimensione folk, per dire acustica/unplugged, ha sempre avuto un suo pubblico affezionato. Ci sono anche un po’ di bei format (“So Far Sound” ad esempio) che favoriscono questo tipo di eventi, o anche i secret show o gli house concert. Quello che ancora non siamo riusciti a fare in Italia è portare questo tipo di live ad un livello superiore, su palchi più grandi in cui per essere di impatto non bisogna per forza essere “loud”. Magari ci arriveremo nei prossimi anni.

FW: Ora parti per un tour europeo. Cosa ci vuoi lasciare al termine di questa intervista?
OFLB:
Chiuderei dicendo che alla fine quello che conta è sempre e solo la musica, ovunque tu sia. Se fai qualcosa di comunicativo e di autentico allora funziona, aldilà del posto in cui ti trovi e della cultura che incontri.

More from Luca Basso

Carl Brave – Notti Brave

Dopo aver raccontato assieme a Franco126 la sua vita in maniera romantica...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *