Feline Interviews: Inude

Erano una delle belle scoperte del 2016, ora sono una meravigliosa realtà solidissima: gli Inude hanno rilasciato ieri il loro album di debutto “Clara Tesla” di cui abbiamo parlato ampiamente nella nostra recensione. Ciò non è bastato e abbiamo voluto scambiare due parole con Giacomo Greco, Flavio Paglialunga e Francesco Bove su questo atteso ritorno nelle scene e su cosa si nasconde dietro a “Clara Tesla”.


Feline Wood: Ciao ragazzi, è un piacere rivedervi attivi! Prima di partire con il vostro nuovo album, che ne dite di raccontare cos’è successo in questi ultimi tre anni dall’EP “Love is in the Eyes of the Animals”? Come mai questa lunga pausa?
Inude:
Ciao a voi! È un piacere essere tornati, non vedevamo l’ora. Durante questi anni abbiamo staccato la spina, ci siamo ritirati ed abbiamo prodotto musica in una casa in collina nelle Marche, musica che abbiamo successivamente finalizzato in studio con il nostro produttore Peppe Petrelli. Sentivamo il bisogno di staccare, di prendere una pausa riflessiva. Come è ovvio che sia ne è venuto fuori un album un po’ introspettivo, pacato e riflessivo.

FW: Quando vi è cresciuta la voglia di lavorare sulla nuova musica e, quindi, sul vostro album di debutto?
I:
Abbiamo sentito il bisogno di creare nuova musica subito dopo il tour di “Love is in the Eyes of the Animals”, eravamo impazienti di metterci di nuovo dietro gli strumenti e provare a prendere nuove strade sonore.

FW: Perché avete deciso di chiamarlo “Clara Tesla”?
I:
“Clara Tesla” è il nome che abbiamo dato al sentimento che ci accomunava durante il periodo di scrittura dei brani. Il fatto di essere isolati, lontano da tutto e da tutti ci ha permesso di entrare in uno stato mentale di riflessione che, per forza di cose, è entrato nella nostra musica.  La parte divertente della storia è che “Clara Tesla” è anche il nome della gatta che abbiamo adottato durante i mesi di scrittura del disco, l’accostamento a Tesla ci è venuto perché, come spesso accade, il pelo dei gatti è elettrostatico.

FW: “By The Ocean” è stato il primo singolo svelato. Come è stato preso il vostro ritorno sulle scene?
I:
Direi benone, per quanto la pausa sia stata lunga è stato bellissimo scoprire che tanta gente aspettava il nostro ritorno, promettiamo di non assentarci più per così tanto tempo.

FW: È cambiato qualcosa nella vostra musica?
I:
Siamo cambiati noi come è normale che sia e con noi è cambiato il modo di vedere e di concepire la musica.

FW: “Shadow Of A Gun” ha un video particolare: un cowboy solitario che si lascia alle proprie sensazioni. Come sono nati la canzone e il relativo videoclip?
I:
Shadow ci ha sempre fatto pensare al west e ad i cowboy, non sappiamo bene il perché. La canzone è nata in studio ma fa riferimento ad un’esperienza legata all’assunzione di funghi allucinogeni avvenuta un anno prima. Il video invece è nato durante una delle tante chiacchierate deliranti con i nostri videomakers Acquasintetica.

FW: Sorprendentemente vedo anche “Balloon” tra le nove tracce del disco. Il brano è uscito nel 2018, ma come mai avete voluto inserirlo dentro?
I:
Non eravamo sicuri di volerlo inserire, anzi, non era proprio in programma. Diciamo che in un certo senso ci siamo resi conto strada facendo che Balloon ci poteva stare bene in quest’album. Siamo molto contenti di aver preso questa decisione.

FW: “lvy” è elettronicamente sensuale, ma mi sembra di notare che sia un elemento facilmente captabile in tutto l’album. Come va ascoltato “Clara Tesla” e cosa ci volete narrare?
I:
Andrebbe ascoltato come si ascolta un audiolibro, magari di sera a letto, magari in cuffia, dopo aver fumato oppure in auto durante un viaggio (in questo caso ovviamente sconsigliamo le droghe). L’obiettivo è quello di accompagnare l’ascoltatore in un viaggio fatto di suoni caldi ed immersivi immaginando di essere all’interno della propria testa o lontani anni luce dalla terra, verso luoghi poco visitati dalla nostra mente durante la distrazione perenne che la routine ci impone nei confronti di ciò che realmente conta per noi.  I testi e le canzoni spesso non sono immediati e questo è un fattore che adoriamo perché pensiamo possa aiutare chi ci ascolta a far proprio ogni pezzo dandogli un significato personale.

FW: Come mai lasciare “Interlude” come finale?
I:
Ottima domanda. Diciamo che è un piccolo segnale, siamo già tornati in studio per scrivere nuova musica ed abbiamo le idee molto chiare.

FW: Avete già alcune tappe in programma per il vostro nuovo tour, ma avete già suonato qua e là in questo ultimo periodo. Qual è la differenza da lavorare in studio e poi lanciarsi dal vivo?
I:
Per noi sono due mondi a parte. Per questo motivo cerchiamo di arrangiare ed adattare maniacalmente ogni nostro pezzo alle dinamiche live. Per la versione dal vivo di questo disco abbiamo voluto aggiungere un quarto elemento che suonasse batteria e percussioni elettroniche. Ci è servito incredibilmente a rendere il live caldo e avvolgente ma allo stesso tempo aggressivo e d’impatto quando serve.

FW: Vi vedremo anche in Europa, dove avevate già avuto successo?
I:
Stiamo già lavorando ad un tour estero, avrete news a brevissimo!

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