Feline Interviews: Suvari

 Suvari è il progetto solista di Luca De Santis, ex cantante dei LAGS. Il nome non ha un vero significato, tuttavia raccoglie in sé il senso di immediatezza, di impulsiva creatività che sta alla base del suo modo di fare musica. Il progetto Suvari nasce, infatti, da un’esigenza sia fisica sia espressiva: a causa di una forma rara di neuropatia motoria che lo ha colpito nel maggio 2015, Luca è stato costretto a lasciare Londra, luogo in cui lavorava e si stava costruendo una vita, per tornare a casa dei genitori nella provincia toscana.

Poi la degenza in ospedale, a cui è seguito un lungo periodo di riabilitazione casalinga in uno stato di semi-paralisi. La musica è stata la valvola di sfogo e il “farmaco” per poter esorcizzare i suoi demoni, le sue ansie e paure, ma soprattutto la forma espressiva migliore per potersi raccontare, riscoprire… un nuovo inizio. La scelta dell’elettronica, ambiente sonoro che abbraccia la sua produzione, arriva proprio da qui, dall’impossibilità di suonare qualunque strumento al di fuori del computer.

Ad un anno di distanza dalla pubblicazione dell’album di debutto Prove per un incendio (registrato con la produttrice di Mainstream di Calcutta, Marta Venturini), ad aprile Suvari ha pubblicato l’EP Di cosa hai paura? (edito da NuFabric Records), un’istantanea in tre atti che mette la lente di ingrandimento sulle sue insicurezze apparenti, sulle finte paure che caratterizzano il quotidiano di tutti: distanza, crescita, apparenze. 

Futura 1993: Ciao Luca, come stai? Ad aprile è uscito il tuo nuovo EP Di cosa hai paura?. Com’è andato il tour estivo?

Suvari: Tutto bene grazie! Avete detto bene, ad aprile ho deciso di festeggiare un anno dall’uscita del primo disco Prove per un incendio registrando alcune canzoni nuove, facendo uscire l’ep Di cosa hai paura?.  Il tour estivo è stato breve ma intenso, poche date ma davvero divertenti, è stato la perfetta conclusione di circa 60 date che abbiamo fatto per promuovere il disco, prima di una piccola pausa.

F1993: Il tuo EP vive di contrasti. Da cosa nasce l’idea di accostare dei testi difficili, che parlano di lontananza, distacco, paure, a suoni up? 
S: È un processo spontaneo, scrivo musica che ho voglia di ascoltare e dal punto di vista sonoro il risultato è sempre molto ispirato al post punk che, mescolato a sonorità elettroniche, esce con questo mood felice. Invece come hai ben notato i testi sono un po’ più scuri, molto introspettivi. Utilizzo la musica per esorcizzare ansie e paure, me ne libero mettendole in musica e cantandole poi a squarcia gola su un palco. La miglior terapia. 

F1993: Nonostante i periodi bui che hai passato, le difficoltà non sembrano averti influenzato in negativo. In Di cosa hai paura? inviti a dare valore a quello che si ha. Credi che oggi si faccia fatica a vedere il bicchiere mezzo pieno?

S: Si, stiamo vivendo un periodo storico di estrema incertezza. Soprattutto le generazioni nate dopo gli anni Ottanta, cresciute con promesse e ambizioni e cariche di voglia di fare, si trovano a scontrarsi con muri enormi. Difficoltà lavorative da un lato e un nuovo vuoto culturale dall’altro, però dobbiamo pensare che noi siamo sempre parte del cambiamento e dobbiamo darci da fare per creare un mondo che ci piace, anche se sembra tutto difficile. Inoltre se vogliamo vedere un aspetto positivo dei momenti difficili è che storicamente hanno sempre portato la migliore musica. 

F1993: Che consiglio ti sentiresti di dare ai giovani che si sentono “persi”, insoddisfatti?

S: Tenere ben fisso l’obiettivo e cercare diverse vie per raggiungerlo. Ci sono sempre delle alternative per ottenere ciò che desideriamo, anche allungando la strada arriviamo al punto di arrivo che ci siamo prefissati. È tutta una questione di prospettiva.

F1993: Hai trovato un porto sicuro nell’elettronica. Nei tuoi testi parli anche di tempo, di cambiamenti. Come vedi il tuo approccio alla musica e alla composizione in futuro?

S: Come dicevamo prima è una questione di prospettive. La musica elettronica è stata un modo diverso per ottenere ciò che volevo, ovvero realizzare un disco da solo diventando un’intera band grazie ad un computer. Io ho sempre suonato la chitarra e in un momento dove ero impossibilitato a suonare mi sono trasformato in tutti gli altri strumenti utilizzando un software. Adesso sto ricominciando a suonare la chitarra e ho deciso di partire da lei per scrivere i pezzi nuovi, quindi spero che il risultato sarà un disco chitarroso!

La produzione dei nuovi brani di Suvari dall’EP Di cosa hai paura? è stata affidata a Francesco Megha, artista romano sotto Asian Fake, che porta un suono fresco, più ballabile, che mette in mostra la crescita personale e sonora di Luca. Altrove, Di cosa hai paura? e Supertele sono il risultato di questa collaborazione.

Di Riccardo Meloni

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