Feline Interviews: Wime

Se abbiamo imparato qualcosa in questi ultimi anni è che il panorama musicale italiano non è fatto solo di grandi “big” che cavalcano l’onda della moda, ma anche di piccoli artisti che sanno dare raffinatezza alla musica stessa. Wime è il nuovo progetto di David Veronesi, sbocciato quest’anno e che ha anche accompagnato in alcune date Giorgio Poi. Oggi è uscito “LoOser”, il primo EP che sancisce il debutto in studio con sei piccole perle. Abbiamo voluto parlare con David di questa sua avventura e di ciò che gli attende in futuro.


Feline Wood: Com’è nato il progetto Wime, tra la scelta del nome e il coinvolgimento di tante persone sotto un’unica entità?
David Veronesi: È nato una notte che non riuscivo a prendere sonno e mi sentivo molto solo. Wime è un’astrazione, un termine che utilizzo per descrivermi a me stesso, un insieme di sensazioni. Ognuno in ogni istante ha un Wime. Una sfumatura, un qualcosa di immateriale, innominabile e quasi impensabile che ti definisce. Non è anima, non è DNA, è più simile alla forma di cui parlava Aristotele. La cosa che so del mio Wime, per ora, è che: sta insegnando me a me stesso. Wime è comprensione, comprendere significa abbracciare, viene da sé che tutte le persone che fanno parte di questo progetto sono persone che si abbracciano, e vogliono così appoggiarsi un po’ alla guancia dell’altro per riposarsi meglio, per sentirsi meglio. Siamo in club di bambini strani che sono diventati grandi e ci hanno preso gusto nel loro essere strani. Vogliamo rivelare a tutti della loro parte strana, e lasciare che questa si faccia vedere.

FW: Il tuo sound credo sia particolare per quanto sentiamo maggiormente qui in Italia: rock soffuso e mescolato con elementi jazz e anche elettronici. Da dove deriva questo tuo percorso?
DV:
Io credo derivi dallo specifico modo in cui vivo le mie emozioni e da molti ascolti diversi fra loro. Ad esempio: Radiohead, Chet Baker e Branduardi: artisti appartenenti a mondi diversi ma tutti accomunati da un certo gusto per la malinconia. È questo che cerco di fare con Wime: raccontare la malinconia. Un sentimento gentile, di un blu pervaso d’assurdo e d’amore.

FW: “LoOser” è il primo EP che uscirà il prossimo 11 ottobre: com’è stata la prova di entrare in studio a registrare dei brani?
DV:
Entrare negli RSC Recording Studio Canaa di Mauro Fiero è stata un’esperienza magica. Ciò che prima era nella mia testa è diventato reale: ha acquistato un profumo, un suono, una solidità, un volto. Mauro è stato capace di capire ciò che dicevo e ciò che pensavo con la pazienza e l’amore di un fratello maggiore. I ragazzi che hanno registrato l’EP (fra cui la bravissima Evita Polidoro) sono stati strepitosi ed io ho concluso di essere meno matto di quello che temessi. Non sarei mai entrato in studio se mio padre Giorgio Veronesi (che ha arrangiato l’EP con me, suonando anche il basso in due brani) non avesse insistito, e non smetterò mai d’essergli incredibilmente grato d’aver creduto in me quando io non volevo farlo. Quei giorni sono stati un rito di passaggio fra me e lui. Ero davvero felice.

FW: Cosa vuoi raccontare con “LoOser”?
DV:
Voglio raccontare di un periodo difficile della mia vita in cui ho fatto conoscenza di aspetti di me che per molto tempo erano rimasti sopiti. Ognuno dei brani è una di quelle parti, parti che esistono in tutti noi ma che non sempre vengono a galla; animali strani di quella giungla che abbiamo nella testa. Io ne ho conosciuti alcuni e quindi è diventato necessario raccontarli. Si parla di paura, di derealizzazione, di identità, di dubbio, ma anche di coraggio, speranza e di un nuovo inizio. È come il viaggio di Don Chisciotte o quello di Vitangelo Moscarda o quello di Gregor Samsa. Lo definirei un racconto surreale, di un periodo surreale, di una persona qualsiasi. È integrazione del diverso, attraverso l’elogio alla follia di cui questa società ha tanto paura.

FW: “Come Along” è il singolo che apre anche l’EP: mi piace questa leggera apertura seguita da un ritmo più incalzante ma non esagerato. Sbaglio o va comunque in contrasto con quanto viene cantato?
DV:
Sì, va in contrasto ed è un aspetto focale del brano. Il contrasto, il conflitto è vita. L’esistenza ritengo sia una costante migrazione verso qualcosa di irraggiungibile, una tensione irrisolta che continuerà a desiderare di prendere forma senza riuscirci. Nel brano (il cui testo è stato scritto con il mio migliore amico Samuele Galli) dico «sono diverso da voi, ma fatemi sentire uguale» e questo è il cammino della materia che desidera prendere forma. Un cammino che deve essere eterno ed irrisolto, poiché senza conflitto e tensione smetterebbe di esserci vita, come ci ha insegnato Empedocle nella sua teoria dello sfero.

FW: Mi ha colpito anche che “Wime is a LoOser”: perché perdente?
DV:
Con “Wime is a LoOser” racconto di me e delle mie angosce con speranza. Sono un inetto, un procrastinatore, un incostante, un confusionario, spesso contraddittorio trentenne. “Wime is a LoOser” è un messaggio per chi si sente oppressò dalla tirannia della felicità, del successo, della perfezione ad ogni costo. Un po’ come dire: sì, sono un perdente, e allora? È una confessione ed una sfida; una presa di responsabilità delle mie fragilità, delle mie scelte.

FW: Ascoltando ogni brano viene da pensare che la componente live ha comunque il suo naturale seguito dopo l’approdo fisico. In questi mesi hai suonato dal vivo, anche come supporto di Giorgio Poi: quanto conta aver un contatto col pubblico?
DV:
È essenziale per conoscersi. L’altro, in generale, è tutto quando si parla di arte. L’essere umano è l’unico ad essere capace di testimoniare l’assurdo (in termini esistenziali) che lo circonda. Dipingiamo, scriviamo, suoniamo per raccontare tutto il nostro stupore, la nostra meravigliosa confusione. Lo vogliamo dire. Lo dobbiamo dire, ma lo possiamo soltanto chiedere. La mia musica è una domanda. Non ho idea di che tipo di domanda sia, ma le persone sono la risposta.

FW: Perché non hai scelto una precisa collocazione per “LoOser”? Perché così tanti elementi diversi assieme?
DV:
Perché io, come tutti, sono tante cose. Tanti ruoli, tante identità, tantissimi volti disegnati su un foglio, con la consapevolezza che l’unico volto non sia che lo stesso foglio che li contiene tutti. Perché etichettarmi? Perché definirmi? Credo in oltre che nel tentativo di produrre musica differente sia necessario tradire una certa compattezza morale. Gli artisti di genere ritengo appartengano ed apparterranno sempre più al passato. Il futuro è liquido… E poi io sono un indeciso.

FW: Quali sono gli obiettivi del prossimo futuro?
DV:
Il 9 novembre, grazie ad Arezzo Wave, parteciperemo al Sud Wave, un importante show case del sud Europa in cui speriamo di fare nuovi incontri. Poi nuove canzoni, nuovi live, nuove possibilità per approdare sulla scena ed un nuovo EP di cui sono già state scritte la maggior parte delle canzoni, e questa volta in maniera meno solitaria, questa volta con la meravigliosa famiglia che è nata durante questi live. Sono persone e musicisti meravigliosi, sono convinto che se ci fossimo incontrati da bambini saremmo stati amici per la pelle.

[Spazio Spotify]
More from Luca Basso

Pi Ja Ma // MEOWING HYPE

In questi ultimi anni molti artisti stanno recuperando la musica delle decadi...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *