Feline Week #5

Ogni giovedì l’appuntamento con i 4 dischi più freschi in circolazione

 

SOPHIE – Oil of Every Pearl’s Un-Insides

Genere: “Industrial Pop”
8/10

Per provare a comprendere meglio l’essenza di SOPHIE credo sia utile mettere a confronto il primo e l’ultimo brano di questo disco. “It’s ok to cry” è un brano art pop che segue la scia di Perfume Genius, la voce in primo piano in un crescendo continuo, “Whole New World/Pretend World” invece, è un brano industrial techno di 9 minuti spigolosissimo al limite dell’horror con contorno di voci pitchate e inquietanti, che potrebbe essere uscito dall’Arca di Mutant. SOPHIE può e sa essere tutto. Non a caso ha probabilmente pubblicato quello che potrebbe essere destinato a diventare l’inno del gender fluid (e non solo), Immaterial:

“I could be anything I want
Immaterial girls, immaterial boys
Anyhow, any place, anywhere, anyone
Immaterial girls, immaterial boys
Any form, any shape, anyway, anything, anything I want”

34 anni dopo Material Girl (da ricordare, e non è dettaglio da poco, come SOPHIE abbia co-prodotto il brano di MadonnaBitch I’m Madonna“) una pietra che si va a incastonare perfettamente nel pianeta pop più squisitamente commerciale in salsa Charlie XCX (con la quale, guarda caso, SOPHIE ha collaborato). Un altro cambio di abito, quindi, e ancora un altro centro. Oil of Every Pearl’s Un-Insides è proprio questo, un collage di brani provenienti da universi differenti (talvolta dissonanti) tutti riuniti ai piedi del sacro altare del pop.

Da ascoltare se: cercate qualcosa di più o meno simile ad una scarica elettrica
in love with: Whole New World/Pretend World

 

Snail Mail – Lush

Genere – Indie Rock

7,5/10

Torna l’ormai consueto appuntamento con l’indie al femminile che continua nel suo incredibile periodo di prolungata fioritura. Snail Mail è Lindsay Jordan, da Baltimora, classe ’99, dettaglio quest’ultimo da non trascurare perché lungo i 38 minuti di Lush è davvero complicato non riconoscere la schiettezza che questo disco porta con sé. Arrangiamenti essenziali, la voce, di cui potrete facilmente innamorarvi, come protagonista assoluta, melodie incredibilmente orecchiabili uscite dal pop rock ’00 più radiofonico frullate con il jangle pop à la Real Estate, testi che ruotano intorno a tutto quello che riguarda la sfera sentimental-omosessual-adolescenziale. Il tutto senza quella carica tipicamente lo fi che ci si potrebbe aspettare, la produzione è cristallina, nessuna sporcatura. Presi singolarmente ci sono alcuni aspetti che potrebbero essere considerati come negativi eppure nel suo complesso il risultato è davvero sincero. E se anche se non vi sembrasse tale Pristine” dovrebbe mettere d’accordo molti. Come successo con Courtney Barnett nel suo ultimo Tell Me How You Really Feel, ahimè anche in LUSH  la seconda parte del disco è sensibilmente meno coinvolgente rispetto al lato A, peccato di gioventù. Verrà il tempo delle sperimentazioni, dei dischi maturi, delle atmosfere ricercate e dei visual futuristici (ok forse questi no), oggi ci facciamo catapultare da Snail Mail in una sorta di notte prima degli esami.

Da ascoltare se: volete continuare a cavalcare l’onda lunga dell’indie rock al femminile senza liriche esistenziali
in love with: Pristine

 

KIDS SEE GHOSTS – KIDS SEE GHOSTS

Genere: Pop Rap

8/10

Torna anche l’appuntamento con Kanye West, stavolta in collaborazione con il redivivo Kid Cudi. Ne avevamo parlato (qui) in veste di produttore nel disco di Pusha T e in mezzo c’è stata l’uscita del suo chiacchieratissimo yeQuesto è il terzo disco della tetralogia (chiusa con la pubblicazione di NASIR by Nas) che ha dato la scossa al pianeta hip hop negli ultimi 30 giorni. 4 dischi accomunati dalla presenza di 7 tracce e da una durata di poco superiore i 20 minuti, zero filler. Kanye si conferma per produzione incredibile, cura nei dettagli e ricercatezza, cosa alla quale siamo abituati ma che ogni volta è piacevole notare e curioso scoprire, capace come anche in questo caso di andare a pescare per i suoi sample fino agli anni ’30. KIDS SEE GHOSTS riprende il discorso da dove era rimasto, Feel The Love, opening track ospita proprio Pusha T e il brano ha tutta l’aria di essere un ipotetico ottavo brano di DAYTONA. Da qui in poi, ciò che differenzia i due dischi sono le atmosfere, laddove DAYTONA era feroce KIDS SEE GHOSTS è introspettivo, gli spigoli di Pusha T si tramutano in spiritualità (cliché? Beh) con Kid Cudi. Ciò che conta in fondo è quell’aspetto di travolgente immediatezza che rappresenta la spina dorsale di tutti e 4 i lavori usciti per G.O.O.D. Music dove niente è lasciato davvero al caso. Come la copertina, di grande impatto e vagamente inquietante, disegnata dall’artista giapponese Takashi Murakami

Da ascoltare se: volete muovere la testa a tempo di sample sfiziosi
in love with: 4th Dimension (feat. Louis Prima)

 

serpentwithfeet – soil

Genere: alternative R&B

7/10

Josiah Wise ha scelto il proprio moniker in riferimento all’episodio biblico della tentazione e della mela nell’Eden, per il quale Dio condannò tutti serpenti a camminare senza piedi, strisciando e mangiando polvere. Non è un caso, l’infanzia di serpentwithfeet affonda nei cori gospel (la madre, sua prima vocal coach ne era la direttrice), nell’iconografia religiosa e in seguito nella passione per l’occulto e l’esoterismo. Non ha paura a snocciolare nomi quando si tratta di citare i suoi più prossimi riferimenti musicali, Flying Lotus, Thundercat, Erikah Badu, Stewie Wonder. serpentwithfeer è riuscito a condensare il tutto verso un indirizzo ben precisato che fa riferimento alla popolazione black queer: “I’m not fluid. I’m gay. I like men. I needed that to be clear, […]I’m always talking to and about black people and my black experience”. Il risultato è soil, disco omogeneo in forma e contenuti, cori gospel, indietronica e art pop. Ed è forse nella sua omogeneità che troviamo il peccato originale (eheh) di questo disco, incapace di cambiare marcia e di sfornare più di un pezzo memorabile (whisper, opening track è comunque episodio riuscitissimo). Ah, serpentwithfeet sarà ospite dell’edizione 2018 del Club to Club, una ghiotta occasione per vederlo all’opera (tra gli altri).

Da ascoltare se: sentite la mancanza di Sampha
in love with: whisper

 

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