The National – Sleep Well Beast

Feline Rating

usa

Etichetta: 4AD.

Genere: indie-rock.

Anno di uscita: 2017

General Info: 12 brani, 00h 57m

 

 


I’ve been trying to see where we’re going, but you’re so hard to follow.
And I don’t think we’re getting anywhere any time soon

Quando si fa una rivoluzione, la storia lo insegna, non ci si dovrebbe mai dimenticare di gettare un occhio al passato. Di chiedersi cosa valga la pena cambiare e cosa, invece, tenere come base per costruire di qualcosa di più grande.
A Cincinnati, nel lontano novantanove, nasce una band. Bizzarra, a vedersi. Due coppie di gemelli e un barbuto frontman appassionato di vino e con una voce così profonda da sedurre tutti.
Il loro nome, The National, farebbe pensare ad una combriccola di desaparecidos nazionalisti. Invece no, ciò che esce dai loro strumenti musicali è tutt’altro che banalità.
Un susseguirsi di ballate e pezzi da spaccare i vetri delle finestre fanno sì che questi cinque (coadiuvati da numerosi turnisti) simpatici musicisti facciano fortune a destra e manca in tutto l’orbe terraqueo.
Un percorso che ha preso man mano sempre più consapevolezza, ed un evolversi senza mai distogliere la vista dal passato. Questi, sono i National.
Passando per l’album omonimo, nel 2001, sino ad arrivare ai celeberrimi Boxer, Alligator e Trouble Will Find Me, il sound della band di Cincinnati ha sempre cercato qualcosa di più.
“Non è stato fatto?” si chiedevano, “ebbene, facciamolo”.
Il tutto senza mai steccare un disco. E, vi interesserà saperlo, non hanno steccato neanche l’ultimo, in uscita proprio oggi, dal nome Sleep Well Beast.


Annunciato da ben quattro (!) singoli, l’ultimo disco di Berninger&Co. offre mille emozioni ed altrettante interpretazioni.
Ad esempio, perché non vederlo come una continua del precedente album? D’altronde, il titolo Trouble Will Find Me fa immediatamente pensare a qualcosa che ci cerca, dei disagi interiori dei quali avvertiamo la presenza.

Ebbene, questi disagi ci hanno raggiunto, la bestia ci ha catturati ma noi siamo riusciti a domarla. Sleep Well Beast, dormi bene, quasi come si direbbe ad un figlioletto al quale si rimboccano le coperte. Non abbiamo più paura della morte, di un amore che finisce. Quasi apatia.

Fortemente influenzato dal passato, dalle già promesse tinte più dark e post-punk, il disco è un viaggio nel quale la band racconta i contrasti interiori dell’esistenza umana, che si ripropongono anche nel sound dell’album, che spazia tra brani più distesi e frenetici rimandi ad Alligator.

Il viaggio si apre con Nothing Else Will Be There. Degna di nota la prima considerazione “We look like children, goodbyes always take us half an hour. Can’t we just go home?”.
A seguire, l’ultimo singolo pubblicato prima dell’album, Day I Die, forte e vigoroso rimando ad Alligator e nel quale ci si interroga sull’esito di una storia d’amore. “The day I die, where will we be?”. Dove saremo, che ne sarà del nostro amore quando morirò? Solo il tempo potrà dircelo.
Avete presente quando si parlava di rivoluzione? Ebbene, preparatevi a gustare anche della musica elettronica, perché Walk it Back inizia con un giro di synth inedito per la storia musicale dei National.

Inizialmente presentato all’audience come Roman Candle, il pezzo ha subito diverse variazioni sino ad arrivare alla sua forma finale.
A braccetto con Day I Die, c’è il primo singolo The System Only Dreams in Total Darkness. Prepotentemente correlato all’attivismo politico del gruppo, è un fedele ritratto della confusionaria e talvolta oscura classe politica. Il tutto accompagnato da un vigoroso giro di chitarre e percussioni.
Contrastanti tra di loro, invece, sono i due pezzi successivi, Born to Beg e Turtleneck. Se il primo è quasi una preghiera verso una donna amata, il secondo è un chiaro rimando alle tonalità di Sad Songs for Dirty Lovers, in particolare ad Available.

Assieme alla sinestetica e suggestiva Empire Line, troviamo I’ll still Destroy You, ancora influenzata pesantemente dall’elettronica e che parla di mancanze e riflette su “quanto rapidamente cambiamo idea”, secondo le parole di Berninger.
La palla passa, poi, a Guilty Party. Penultimo dei quattro singoli, è una straziante presa di coscienza, in pieno stile About Today, di un amore che finisce e basta. Senza che qualcuno ne abbia la colpa. Spazzato via dall’indifferenza.
Con riferimenti più che casuali a Karen, contenuta in Alligator, Carin at the Liquor Store (ultimo singolo in ordine numerico) analizza gli amori non corrisposti. O forse il rancore che c’è tra noi e la donna amata dopo che la nostra relazione è finita. Non si prova un certo disagio a dover incontrare in situazioni comuni una persona con cui abbiamo condiviso parte della nostra vita?
L’album, infine, si chiude con due perle. Un altro abbacinante rimando ad About Today (“The next time I saw you, you were breaking down / A million years had gone away / You looked right at me, and I just turned around / There was still nothing I could say”) e al contempo una tenera canzone d’amore, Dark Side of The Gym.

In coppia con la naturale chiusura del viaggio intrapreso dai National: Sleep Well Beast è un rimando a Nobody Else Will be There (“We’ve been stuck out here in the hallway for way way too long”) e a I’ll still Destroy You (“I’ll still destroy you some day, sleep well beast, you as well beast”). E’ un riassunto dell’album, è la riflessione prima di andare a dormire, è un resoconto di una giornata difficile, una vita difficile. La Bestia dorme sotto il letto, e non aspetta altro che la mattina dopo per tormentarci ancora. Ma non sa che noi, stavolta, l’affronteremo.

Che dire, a noi questo album è piaciuto, tanto. E’ il giusto mix di innovazione e tradizione, di strade battute per la prima volta ma avendo sempre la foto di casa con sè. Si cercava un album più introspettivo ed è ciò che è stato fatto. Sleep Well Beast ti entra dentro e non ne esce più già dal primo ascolto, è un inno al non crollare dinanzi alle difficoltà, ad invitarle a dormire assieme a noi, ad essere così sprezzanti da augurarle una dolce notte.
E allora: dormi bene, bestia, mentre noi ci culliamo con questo disco. Fortemente candidato ad essere il migliore del 2017.

Feline Breakdown

"È sempre difficile scrivere una biografia di se stessi, ma per me no perché ho poco da dire." Amore morboso per i Pink Floyd, i vinili e la birra. Mi sono unito a Feline Wood perché mi piaceva il marchio della webzine.

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